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TOBRUK 1940
Pagine 280; Prezzo € 9,00; Prima edizione 2004 Ed. Le Scie Mondadori DALLA COPERTINA - Il 28 giugno 194 il trimotore S.79 su cui volava Italo Balbo con altre otto persone venne abbattuto dalla contraerea italiana nel cielo di Tobruk, in Libia. Su quell'incidente circolò da subito il sospetto di un complotto suggerito da Mussolini per colpire il Maresciallo dell'Aria e gli uomini a lui vicini, notoriamente avversi a una guerra a fianco della Germania nazista. A bordo di quell'aereo c'era anche Nello Quilici, giornalista e storico chiamato in Libia per redigere il diario di una guerra impossibile, e padre di Folco Quilici, che in queste pagine ripercorre la vicenda che ha segnato la sua vita: rivisita i luoghi della tragedia, in gran parte rimasti immutati, ricerca testimonianze e documenti inediti, fa emergere nuovi sconcertanti interrogativi e avanza sconvolgenti ipotesi sulla scomparsa di pagine importanti di quel diario di guerra del padre, che qui viene presentato per la prima volta al grande pubblico insieme al saggio dello storico dell'aeronautica Gregory Alegi, le cui pagine offrono un'approfondita analisi dello strano incidente di Tobruk. L'AUTORE - - Figlio del giornalista Nello Quilici e della pittrice Emma Buzzacchi, dopo aver iniziato un'attività di tipo cineamatoriale, si è specializzato in riprese sottomarine, diventando molto popolare anche al di fuori dei confini nazionali. Ha studiato regia presso il Centro Sperimentale di Cinematografia. Il suo primo lungometraggio è stato Sesto continente del 1954, ricco di suggestive immagini subacquee dedicate ai mari australi. Seguono negli anni a venire film e lungometraggi che hanno fatto storia, tra i quali: "L'ultimo paradiso", "Tikoyo e il suo pescecane", "Oceano", "Fratello mare". Successivamente ha alternato la documentaristica cinematografica con l'attività giornalistica, segnalandosi per le inchieste ed i servizi speciali riguardanti l'ambiente e la civiltà. (Tratto da Wikipedia - maggiori info su: http://www.folcoquilici.com/) IL COMMENTO DI GIUSEPPE MINNELLA - Perdere un padre travolto dalla storia è sempre un avvenimento straziante ma in questo caso assume dei connotati davvero tragici. Nello Quilici su quell'aereo di Balbo non avrebbe dovuto nemmeno esserci quel giorno ma il destino ha voluto diversamente. Folco Quilici sfoga in questo libro i sentimenti di quel bambino che a soli 10 anni perdeva il padre abbattuto peraltro non dai nemici ma dai suoi stessi connazionali. Nella tragedia del Maresciallo dell'Aria Italo Balbo si inserisce così Folco Quilici con la tragedia che ha colpito lui e la sua famiglia. Per anni infatti in tanti andranno a rendere la propria personale testimonianza alla famiglia alimentando le voci che volevano l'aereo abbattuto non per fatalità ed errore ma per un piano ben studiato. Ad un certo punto della vita arriva però l'ora di fare i conti con il passato ma, complice la dittatura di Gheddafi con l'espulsione degli italiani dalla Libia, dovranno passare tanti anni prima che Folco possa recarsi su quei luoghi e chiudere di fatto una pagina del passato. Sono tante le ipotesi fatte in base alle diverse ricostruzioni ma alla fine del libro è lo stesso Folco Quilici ad ammettere che quel giorno non vi fu alcun complotto ma solo un'assurda casualità, di quelle che succedono in guerra, che strappò all'Italia Italo Balbo e a lui il padre Nello Quilici. In un certo senso Folco Quilici si è sostituito al padre: sarebbe toccato molto probabilmente al padre Nello, se quel giorno non fosse salito su quell'aereo, scrivere questo libro. Lo ha fatto il figlio con lo stesso piglio che avrebbe avuto il padre. Da parte nostra è un libro che ci sentiamo di consigliare vivamente. PARTICOLARE RIFLESSIONE - Interessante è la pubblicazione del diario di Nello Quilici di quei pochi giorni che vanno dallo scoppio della guerra fino alla settimana precedente l'incidente. Tra gli aspetti interessanti gli incessanti solleciti che Balbo inviava al Maresciallo Badoglio per l'invio dei rifornimenti. Alle promesse seguivano ben pochi fatti: il tradimento di Badoglio iniziava già da allora.
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