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spegne, tutti non basterebbero per me. Io andrò dove il destino mi
vorrà, perché ho fatto quello che il destino mi dettò.."
- - - -
"I fascisti che
rimarranno fedeli ai principi, dovranno essere dei cittadini
esemplari. Essi dovranno rispettare le leggi che il popolo vorrà
darsi e cooperare lealmente con le autorità legittimamente
costituite per aiutarle a rimarginare, nel più breve tempo
possibile, le ferite della Patria"
- - - -
"..Stalin è seduto sopra una montagna di ossa
umane. E' male? Io non mi pento di aver fatto tutto il bene che ho
potuto anche agli avversari, anche ai nemici, che complottavano
contro la mia vita"
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RODOLFO
GRAZIANI
di Neghelli
(1882-1955)
Il
Generale Graziani: l'ultimo guerriero.
Rodolfo
Graziani nacque l’11 agosto 1882 a Filettino,
nella Valle dell’Aniene
in Provincia di Frosinone, da famiglia numerosa che lo indirizzò a
studi religiosi nel Seminario di Subiaco. Rodolfo mostrò subito
amore per l’avventura durante gli anni del collegio liceale. In lui
si era sviluppata la tendenza alla carriera militare cancellando un
eventuale Sacerdozio a cui non aveva in verità mai pensato. Non era
molto attratto dalla politica. Dal padre era comunque stato educato
a saldi principj Nazionalisti e Monarchici. Per motivi economici non
frequentò la scuola militare, ma preferì svolgere il servizio
militare di leva nel plotone allievi ufficiali del 94° Fanteria in
Roma. Il 1° maggio 1904 fu nominato Sottotenente e destinato al 92°
a Viterbo. Pur candidato a un concorso pubblico, lo disdegnò per
proseguire come Ufficiale effettivo nel I Reggimento Granatieri di
Roma (1906). Nel 1908 fu destinato in Eritrea, dove imparò subito
l’arabo e il tigrino e si innamorò dell’Africa.
Destinato al primo battaglione
coloniale con sede ad Adi Ugri, vi rimase quattro anni finché non fu
morso da un serpente velenoso, il cui veleno lo fece tribolare per
un anno intero. Nel 1913 sposò l’amica d’infanzia Ines Chionetti e
sei mesi dopo è di stanza in Cirenaica. L’unica figlia gli nacque
alla vigilia della partenza per la Grande Guerra quale Capitano. Più
volte ferito, pluridecorato, promosso per meriti di guerra, citato
nei bollettini militari e nei diari storici, tornò eroe, divenendo
il più giovane Colonnello del Regio Esercito (36 anni, 1918).
A capo del 61° Fanteria, che egli
aveva comandato in Macedonia, andò a Parma, sede Reggimentale, dove
prese contatto, suo malgrado, con l’infuocato ambiente politico
parmigiano dell’oltretorrente. Coi rossi e gli sbandati assunse un
atteggiamento risoluto, per ricondurli all’ordine. Nell’ottobre del
’21, dopo due anni di distacco per riduzione quadri, e dopo alcuni
tentativi di darsi al commercio con l’oriente, Graziani accettò la
proposta, fattagli dall’allora Ministro della Guerra, di andare in
Libia.
Era dalla vittoria contro i turchi
del 1912 che la Libia versava in una situazione perdurante di
anarchia. Graziani, destinato a Zuara, ebbe inizialmente funzioni
puramente militari, ma quando le operazioni presero un raggio di
grande ampiezza, divenne uno dei migliori esecutori della politica
interna. Fino al 1929 egli, con il grado di Generale di Brigata,
continuò ad esercitare funzioni politico-militari nella progressiva
avanzata dapprima verso la Sirtica e poi verso il Fezzan, riuscendo
a riconquistare tutta la regione. Nominato Vicegovernatore della
Cirenaica tradusse in atto, con mano oltremodo ferma, le direttive
impartitegli, riformando su nuove basi il corpo di truppe coloniali,
imprimendo maggior vigore alle operazioni, stroncando ogni
connivenza con i ribelli. Nel marzo 1934 il Generale Graziani
consegnò al nuovo Governatore Italo Balbo una Cirenaica organizzata,
pacificata ed etnicamente riordinata.
Tale operazione gli valse, da
parte del Ministro delle Colonie, la citazione quale benemerito
della Patria nei due rami del Parlamento. Nel frattempo, nel 1932,
era stato promosso Generale di Corpo d’Armata per meriti speciali e
venne destinato ad Udine. Alla fine del ’34 il Governo decise di
liquidare la situazione etiopica e nel febbraio dell’anno
successivo, Graziani ricevette l’ordine della sua nuova
destinazione, la Somalia. Colà, come Governatore e Comandante
supremo delle truppe del fronte Sud, opera brillantemente per la
fondazione dell’Impero. Il 24 maggio 1936 assume la Reggenza del
Vicereame d’Etiopia, succedendo a Badoglio, e viene nominato
Maresciallo d’Italia. Con vigorose operazioni afferma saldamente il
nostro dominio e inizia a compiere quei grandiosi lavori pubblici,
che saranno ultimati dal suo successore il Duca d’Aosta e che
restano a tutt’oggi monumento delle capacità e della volontà
civilizzatrice dell’Italia Fascista.
Nel 1937, durante i festeggiamenti
per la nascita dell’Erede al Trono Vittorio Emanuele, Graziani
subisce un grave attentato ad Addis Abeba, da cui riesce a salvarsi.
Nello stesso anno cede il Vicereame al suo successore, il Duca
d’Aosta. Nel 1938 viene creato Marchese di Neghelli.
Il 3 novembre ’39 viene nominato
Capo di Stato Maggiore del Regio Esercito. Graziani si rese subito
conto delle manchevolezze che caratterizzavano la situazione
militare, parlandone apertamente a Mussolini. Vi erano deficienze in
ogni campo: delle “otto milioni di bajonette, ne esistevano solo
1.300.000 e altrettanti fucili e moschetti modello 1891”. La nostra
industria bellica era debole, le nostre riserve di materie
strategiche e di derrate scarse. “Questo deplorevole stato di cose
dipendeva formalmente dal Capo del Governo, che per lunghi anni
aveva esercitato le funzioni di Ministro delle tre Forze Armate (R.
Eserciro, R. Marina, R. Aeronautica, non della Milizia, ndr); ma la
responsabilità oggettiva ricade su Badoglio (Capo di Stato Maggiore
Generale, ndr), il quale ricopriva tale incarico fin dal 1926 ed
era, per legge, il consigliere militare del Capo del Governo”
La guerra venne dichiarata il 10
giugno del ’40 al fronte Francese. Le operazioni durarono tre
giorni, ed il 24 giugno i francesi sottoscrissero l’armistizio.
Ultimata la campagna, Graziani tornò a Roma, e la sera del 28,
mentre era nella sua tenuta di Arcinazzo, ricevette una telefonata
che gli annunciava la morte incidentale del Governatore e Comandante
Superiore in Libia, Maresciallo Balbo, avvenuta a Tobruch, e
l’ordine di partire subito per assumerne la successione. Gli ordini
erano precisi: invadere l’Egitto, prendere Alessandria e il Canale.
Tuttavia l’offensiva, prevista per il 15 luglio, era impossibile a
causa della mancanza dei mezzi più elementari non solo per
combattere, ma anche per vivere nel deserto, e così egli ottenne un
rinvio; ma il 25 agosto arrivava l’ordine da Mussolini di avanzare
senza ulteriore indugio in Egitto. Graziani, dopo le prime
sconfitte, chiese di essere esonerato da ogni incarico e lasciò la
Libia l’11 febbraio 1941, isolandosi volontariamente dalla vita
pubblica.
Con gli avvenimenti del 1943 e la
creazione della RSI, accettò di diventare il 24 settembre Ministro e
Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Repubblicano. In tali vesti
Graziani fece approvare un promemoria in cui si sosteneva
l’opportunità che l’Esercito da costituire dovesse essere basato non
solo sui volontari, ma anche sulla coscrizione, e costituito da
grandi unità da addestrare in Germania; i quadri avrebbero dovuto
essere formati tutti di Ufficiali volontari a domanda, evitando
comunque ad ogni costo la guerra civile. Sulla base di tali
propositi, furono siglati accordi con il comando supremo germanico,
accordi che si concretizzarono il 16 ottobre: i tedeschi si
impegnarono ad armare e istruire 4 Divisioni Italiane, di cui una
Alpina, e successivamente altre 4; una nona, Divisione corazzata,
doveva essere composta con personale Italiano addestrato alla scuola
di motorizzazione tedesca.
Tuttavia difficile fu il rapporto
tra l’Esercito e la nuova milizia del PFR, Guardia Nazionale
Repubblicana, che, contrariamente a ciò che era la MVSN, divenne
un’unità di 150.000 uomini completamente autonoma; ad aggiungersi
alla già caotica situazione militare vi furono le Brigate Nere,
nelle quali furono inquadrati tutti gli iscritti al Partito che non
erano ancora alle armi.
Con la sconfitta, la notte tra il
29 e il 30 aprile del 1945 il Maresciallo Graziani si arrese presso
il comando del IV Corpo d’Armata americano. Dopo circa un mese di
prigionia presso il campo di Cinecittà in Roma, il 12 giugno fu
trasferito in aereo ad Algeri come prigioniero di guerra. Il suo
periodo di prigionia in Algeria si concluse il 16 febbraio 1946
quando fu trasferito in Italia. Durante il periodo della detenzione
a Procida, Graziani scrisse e pubblicò tre volumi: “Ho difeso la
patria”, “Africa settentrionale 1940-41”, “Libia redenta”. Graziani
fu rimesso in libertà nell’agosto del 1950 e, dopo una breve sosta a
Roma, si trasferì ad Affile, nel versante romano della valle dell’Aniene.
Nel 1952 maturò l'idea di prendere
parte diretta nella politica portandovi il peso della sua enorme
popolarità ed il 15 ottobre chiese la tessera del Movimento Sociale
Italiano entrandovi come semplice iscritto. Era tuttavia difficile,
con il prestigio che lo circondava, che non divenisse punto di
riferimento del partito. Accettò la Presidenza Onoraria del
Movimento, insieme con il Comandante Borghese. Ogni sua
partecipazione in pubblico si tramutava in un bagno di folla
entusiasta. Nei primi giorni del gennaio del 1954 si svolse a
Viareggio il IV congresso nazionale del M.S.I. ed il Maresciallo, in
qualità di Presidente Onorario del movimento, inviò un suo messaggio
che tracciava quella che sarebbe dovuta essere la linea politica
generale da seguire e gli obiettivi su cui puntare al fine di
rilanciare il movimento. Purtroppo il nobile messaggio non ebbe
seguito. Profondamente deluso, il Maresciallo, si ritirò
definitivamente dalla vita politica. Morì a Roma l’11 gennaio 1955.
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