CHI CALPESTA GLI ARTICOLI 3, 18, 21 E 49 DELLA COSTITUZIONE
ITALIANA, DAI QUALI DISCENDE IL DIRITTO DI COSTITUIRE ANCHE IL
PARTITO FASCISTA?
MA PROPRIO IL CAPO DELLO STATO, L'ON. GIORGIO NAPOLITANO, CON
L'INDEBITO SOSTEGNO OMISSIVO E SURRETTIZIO DEI COMPONENTI IL
COMITATO PER I PROCEDIMENTI D'ACCUSA, CHE DOVREBBERO INVECE
INTERVENIRE PER DARE IL VIA ALLA PROCEDURA. ESSI, INFATTI, DOPO DUE
ANNI DALLA RICHIESTA, DA PARTE DI SALVATORE MACCA, DI MESSA IN STATO
D'ACCUSA DELL'ON. NAPOLITANO, HANNO VIOLATO LA LEGGE OMETTENDO GLI
ATTI DOVUTI E IMPEDENDO COSI' CHE LA PROCEDURA AVESSE ED ABBIA IL
SUO CORSO.
BRESCIA, 25 FEBBRAIO 2010
SALVATORE MACCA, BRESCIA
La Redazione de
Ilduce.net ha deciso di dare spazio e pubblicità a quanto viene
invece taciuto dagli organi di stampa e televisioni.
Esiste in Italia
un'istanza per la messa in stato d'accusa del Presidente della
Repubblica presentata dal cittadino italiano e fascista Salvatore
Macca che presentiamo sulle pagine di questo sito affinchè sia
possibile diffondere a tutti i nostri visitatori il quotidiano
infrangere la legge di chi oggi pretende di governarci
"democraticamente".
Pubblichiamo quanto
ricevuto integralmente e privo di modifiche riservandoci di dare il
nostro giudizio in un secondo momento. Buona Lettura a tutti!
La Redazione
Instanza
di Messa in Stato d'Accusa del Capo dello Stato - 7 Gennaio 2010
Comparsa
Conclusionale del Denunciante - 27 Novembre 2009
Comparsa
Integrativa - 9 Febbraio 2010
LA
BIOGRAFIA DI SALVATORE MACCA
L’INIZIATIVA DI UN UOMO PURO: SALVATORE MACCA
Da una biografia
inviataci dal Presidente Salvatore Macca
di Filippo Giannini
Salvatore Macca, secondo di cinque figli e unico maschio.
Magistrato il padre, è nato a Noto (SR) il 4 marzo 1924. Sposato. ha
due figli maschi, ora è vedovo. Dal 1927 al 1941 visse a Messina,
dove compì gli studi classici al Liceo Maurolico fino alla seconda
liceale. Il terzo e ultimo anno lo frequentò all'istituto Arnaldo, a
Brescia, dove la famiglia si era trasferita nel 1941, conseguendo
ivi, nel 1942, la maturità classica. In ottobre si iscrisse al primo
anno della facoltà di giurisprudenza presso I'Università Statale di
Milano.
L'8 settembre 1943 colse Salvatore Macca a Brescia, dove
venne subito fondato il Partito fascista repubblicano, al quale, col
padre Ernesto, aderì tra i primi (tessere n.8 e 9).
Poco dopo si arruolò volontario nella Milizia Volontaria
Sicurezza Nazionale (M.V.S.N.), ma successivamente, essendo
munito di brevetto di pilota d'aliante e di brevetto di pilota
civile d'aereo a motore, conseguiti, rispettivamente, negli
aeroporti di Bovolone (VR) nel 1941, e di Ghedi (BS) nel 1942, a
cura e spese delle organizzazioni giovanili fasciste (G.I.L.,
Gioventù italiana del Littorio), fu assegnato alla risorta, per
volontà di Mussolini, e per l'opera determinante e instancabile del
Capitano pilota Carlo Faggioni, Aeronautica Nazionale
Repubblicana, e inviato, col grado di Primo Aviere (Caporal
maggiore), alla Squadriglia Scuola Aerosiluranti, che operò presso
l'aeroporto della Malpensa, denominazione tenuta segreta per ragioni
di sicurezza, e con l'indicazione di Lonate Pozzolo-Castano Primo, e
poi a Venegono (Varese).
Dopo
la caduta di Roma e l’eroica morte di Carlo Faggioni, caduto in una
delle sue straordinarie e leggendarie azioni di siluramento della
flotta da sbarco nemica ad Anzio e a Nettuno, l'attività della
Squadriglia Scuola non potè proseguire e al reparto furono assegnati
compiti di antiguerriglia. Infatti, in collaborazione e a sostegno
delle altre forze armate, operò anche in Val d'Ossola, ove fu
sgominata la velleitaria repubblichetta ivi costituita
dall'antifascismo locale.
Nel 1945, quando ormai le sorti del conflitto erano segnate, il
5° Battaglione Aeronautica A.P. (anti-paracadutisti),
cosi denominata l'originaria Squadriglia Scuola Aerosiluranti del
Gruppo Faggioni, costituito da elementi di sicuro affidamento, agli
ordini del Capitano Pilota Casali, l’uno marzo 1945 fu inviato a
Desenzano del Garda, ufficialmente a presidio dell'idroscalo, delle
attrezzature e del materiale, e a difesa anche da attacchi aerei a
volo radente da parte di apparecchi isolati, attacchi avvenuti ma
sventati, uno dei quali con l'abbattimento di un apparecchio in fase
di attacco, ad opera di Salvatore Macca il 24 aprile 1945, con i
cannoncini Scotti 20 mm., di cui il reparto era dotato; cosi
ufficialmente, ma in realtà per un possibile intervento a Villa
Feltrinelli di Gargnano, in difesa della persona del Duce e degli
appartenenti al governo della R.S.I.; intervento purtroppo mai
ordinato.
Il reparto si sciolse ordinatamente il 27 (o il 28) aprile 1945, su
ordine del Capitano Casali, impartito con tanta mestizia e con
l'invito a indossare al più presto abiti civili, a scanso di
rappresaglie e atrocità. E con l'ordine, a coloro che fossero
transitati in località ove trovare rifugio, di lasciare gli
autocarri sui quali il reparto stava per partire da Desenzano,
diretto a Milano con tutto l'armamento in dotazione perché non
cadesse nelle mani del nemico.
Il servizio militare di Salvatore Macca non è mai stato
riconosciuto dai governi del regime antifascista perenne succedutisi
dal 1945 in poi.
***
Tornato alla vita civile, con la famiglia impoverita dall'epurazione
del padre, colpevole di essersi iscritto al Partito fascista
repubblicano, e costretto, per sopravvivere con la numerosa
famiglia, a vendere la modesta proprietà a lui pervenuta dagli avi
in Sicilia. Salvatore Macca riprese gli studi interrotti, e nel 1946
conseguì la laurea in giurisprudenza all’Università degli studi di
Milano.
Nel 1950, in seguito a regolare concorso con prove scritte e orali,
entrò in magistratura, compiendo, in quarantasei anni di effettivo
servizio, tutte le esperienze giudiziarie che ne completarono,
formarono e ampliarono la cultura giuridica e l'esperienza
professionale. Negli ultimi due anni di servizio (1994-1996), fu il
Presidente della Corte d'Appello di Brescia, con
giurisdizione sulla Lombardia orientale (Tribunali di Brescia,
Bergamo, Mantova, Cremona e Crema).
Dopo il pensionamento affrontò il problema della discriminazione dei
cittadini italiani di fede fascista, ricorrendo, nel 2002, con
sublime ingenuità, alla sedicente Corte Europea di Strasburgo
per la tutela dei diritti dei cittadini, diritti conculcati
negli Stati di appartenenza. Dopo due anni di sollecitazioni e di
inutili speranze, fu informato che la sua domanda era stata respinta
e che la sentenza non era appellabile. Ma di sentenza neanche
l'ombra, essendo la stessa costituita dalla scheletrica
comunicazione della reiezione, priva di qualsiasi motivazione,
contro ogni regola giuridica di tutti gli Stati del mondo. Salvatore
Macca appellò ugualmente, ma senza alcun risultato, tranne quello di
constatare che la sedicente Corte era una combriccola di personaggi
che guadagnano molto ma lavorano poco, dato che il lavoro, il lavoro
vero e faticoso, di qualsiasi giudice, è quello di motivare con le
doverose argomentazioni le decisioni adottate. Apprese pure che la
sedicente Corte era la brutta copia, riveduta e scorretta, dei
governi europei, succubi degli U.S.A, e dunque retta
dall'antifascismo perenne rigorosamente devoto ai dogmi masson
sionisti.
Ma Salvatore Macca, il 4 aprile 2008, ha proposto un'azione
legale contro l'attuale capo dello Stato, che accusa, con
giuridiche e motivate argomentazioni, di attentato alla
costituzione, poiché impedisce che gli articoli 3, 18, 21. e 49 di
essa, destinati a tutti i cittadini italiani, nessuno escluso,
nemmeno quelli di fede fascista, siano goduti da questi ultimi,
lasciando surrettiziamente in vita la XII disposizione
transitoria della costituzione, che, coma tale, avrebbe
dovuto avere vita breve, due-tre anni, poco più poco meno, quanto
cioè necessario per coordinare la vecchia normativa con la nuova, ma
che invece è in vigore dall'uno marzo 1948. La vigenza anomala di
essa è lo strumento sleale, malizioso e ingannatore, la base
indispensabile, per l'applicazione e la perpetuazione delle nome
discriminatici e vessatorie, comprese le Leggi Scelba e simili, in
danno dei cittadini italiani di fede fascista. Comportamento di
sicuro non degno del capo di una grande nazione come l’Italia. Ciò
può accadere perchè l’On. Napolitano ha trovato la disinvolta
complicità, e disinvoltamente se ne avvale, così rendendoli suoi
correi, dei componenti della giunta per i procedimenti d'accusa,
(Fini, Schifani, Follini e altri) peraltro già clamorosamente
responsabili del delitto continuato di omissione di atti d'ufficio.
Salvatore Macca ha segnalato tale tattica dilatoria, ostruzionistica
e penalmente illecita alla Corte costituzionale (non per problemi di
costituzionalità, non essendo gli atti del parlamento atti
giurisdizionali), ma perché, essendo tale Corte l’Organo che in
definitiva dovrà giudicare la responsabilità o meno del Capo dello
Stato, qualora il Parlamento ritenga la fondatezza dell'accusa di
Salvatore Macca e ad essa Corte trasmetta gli atti per il giudizio,
è bene che intanto sappia che cosa sta avvenendo dietro le quinte ad
opera di organi, istituzioni e persone che, ad ogni piè sospinto,
inneggiano alla democrazia guardandosi bene però dall'applicarla,
nemmeno quando sia un atto dovuto.
Per ora, la Corte costituzionale tace. Ma è bene che sappia che
Salvatore Macca continuerà la sua battaglia per il trionfo della
legalità.