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a cura di
Alexduce
Mussolini e Napoleone:
due dittatori a confronto
Ho deciso di affrontare questo tema spinto da una mia riflessione: perché
i francesi sono fieri di aver avuto un imperatore come Napoleone, mentre noi italiani ci vergogniamo di Mussolini?
Sia la storia che la storiografia ci consegnano un'immagine dei due piuttosto divergente: una grande figura
il primo, un'esperienza da non ripetere il secondo. Ma queste due figure
sono davvero così antitetiche, come buona parte di una "spicciola" storiografia
ci vuole far credere?
Tuttavia, prima di addentrarmi in un'analisi più approfondita, trovo giusto sottolineare le principali differenze
"umane" dei due; cosa che influenzò non poco le loro gesta. È doveroso ricordare che mentre Napoleone
fu essenzialmente un militare (in quanto frequentò sin da giovanissimo una
delle migliori accademie militari francesi), Mussolini era uno statista, su cui pesò in maniera determinante il passato giornalistico da cui ne derivava
una discreta padronanza oratoria ed un'elevata capacità di "manipolazione".
Questi due personaggi ebbero il potere di influenzare in maniera determinante
i destini della Francia e dell'Italia e, con le loro gesta, contribuirono a
"fare la storia": furono i loro comportamenti e le loro decisioni a dare
alla storia un'impronta anziché un'altra; e già questa cosa non è una prerogativa
di molti. In realtà non vi sono molte differenze sostanziali fra i due, eppure il giudizio dato dalla storia non è affatto positivo per entrambi.
Partiamo dalle analogie, in primis quelle riguardanti la politica interna.
Entrambi si trovarono a guidare una nazione dissestata da gravi problemi economici, che furono più o meno risolti in Francia con un deciso rafforzamento
industriale, un aumento della produzione e una pesante tassazione; in Italia
ci si rivolse ad un regime prettamente autarchico, coronato da nuove e più
moderne riforme in campo agrario e sociale. Entrambi si affermarono come
dittatori, eliminando oppositori politici con misure più o meno ortodosse,
limitando alcune libertà fondamentali (parola e stampa in primo luogo), accentrando
l'attenzione sulla propria figura, sviluppando così un forte culto della personalità. Ambedue si avvalsero di
collaboratori a cui non fu consentito di mettere in ombra la figura del capo e crearono, nello stesso
tempo, una burocrazia spesso non efficientissima. Per quanto riguarda la politica estera entrambi dichiararono guerra a mezzo mondo: Inghilterra,
Austria, Prussia, Russia, senza considerare altre campagne e guerre minori,
furono le "preferite" da Napoleone; Inghilterra, Francia, Russia, Stati
Uniti, Etiopia, Grecia, Albania ed altre, furono i bersagli mussoliniani.
Ad entrambi piaceva sentirsi arbitri della situazione europea ed cercarono
di arrogarsi il diritto di intromettersi nella vita politica di svariati paesi, anche se con modi diversi. Malgrado la stessa sorte toccata ai paesi
da loro guidati (sconfitta su tutti i fronti e perdite coloniali o territoriali),
entrambi ebbero un ultimo sussulto di vita (seguente alla temporanea occupazione
del territorio nazionale): Napoleone sfidò nuovamente mezza Europa a Waterloo;
Mussolini ebbe i 600 giorni di Salò. Ebbero entrambi molti sostenitori anche
dopo la loro morte e le loro gesta influenzarono, e influenzano, la vita italiana e francese ancora per lunghi anni. Alla già citata differenza alla
base della loro politica, se ne aggiungono però delle altre: i rapporti che ebbero con la Chiesa, con il loro esercito, con le masse, il modo in
cui giunsero al potere ed infine la loro morte. Napoleone si servì essenzialmente
della Chiesa come instrumentum regni; Mussolini ne capì maggiormente l'importanza
nella vita e nella storia del popolo italiano e, malgrado si fosse già conquistato
la fama di "ateo ad orologeria", cercò il suo appoggio, senza piegarla ai
suoi voleri. I loro eserciti avevano delle caratteristiche piuttosto differenti,
tuttavia con entrambi ebbero rapporti complessivamente difficili: in Francia
l'esercito inizialmente non appoggiò Napoleone, almeno fino alle prime vittorie
e pochi furono i comandanti che ebbero il coraggio di seguirlo fino alla fine; Mussolini si avvalse essenzialmente di due eserciti: quello del partito,
la MVSN, di cui si serviva per fini di maggior rilevanza, e quello del re,
che spesso veniva impiegato su fronti più duri o di secondo piano.
Mussolini, inoltre, sfruttò appieno l'appoggio delle masse, infervorandole e caricandole
a dovere grazie alle sue doti di oratore ed al suo passato giornalistico;
egli sapeva bene cosa voleva il popolo da lui e ogni volta cercò di accontentarlo:
spesso illudendolo con idee di potenza e grandezza, ma sempre assecondando
i voleri di un popolo che voleva sentirsi tale. Napoleone, al contrario, non possedeva una grande ars eloquendi e i suoi discorsi facevano molto
più leva sui soldati che non sui politici e diplomatici di tutta Europa.
È interessante soffermarsi brevemente su come i due giunsero al potere:
Napoleone vi giunse sfruttando i risultati della rivoluzione e tradendone gli ideali per instaurare una dittatura dalla quale i francesi avevano cercato
di fuggire ghigliottinando il re; Mussolini vi giunse su incarico del re dopo essersi proposto come capo di un movimento alternativo, appoggiato
dalla grande industria, dalla borghesia e da svariati circoli liberali e
cattolici. In sostanza fu chiamato al governo da una discreta maggioranza del mondo politico che contava, non essendoci a
tre serie alternative e probabilmente sperando in un governo che ristabilisse e mantenesse
l'ordine (in quest'ottica di cose va sminuito il senso ed il peso della marcia su
Roma, un relativamente pacifico corteo che si sarebbe potuto disperdere
senza problemi), che poi si tramutò in una dittatura e diede luogo ad una
vera e propria rivoluzione in molti aspetti della vita del paese. Le rispettive
morti hanno un significato emblematico: Napoleone finì come un generale e dittatore sconfitto, umiliato dai suoi nemici, ma esaltato in patria;
per quanto i costi umani ed economici del periodo in cui fu imperatore dei
Francesi non furono indifferenti; Mussolini venne ucciso dagli stessi italiani,
dallo stesso popolo a cui aveva dato un impero, dallo stesso popolo che aveva cercato di far diventare grande e rispettabile in Europa e nel mondo;
ma che forse non ne aveva accettato il modo. Tirando un bilancio di questo
confronto possiamo dire che Napoleone ebbe l'accortezza di capire come sfruttare
a suo vantaggio i buoni esiti della rivoluzione, cercando di dare ai francesi
una nuova prospettiva di vita; tuttavia finendo col rimanere vittima dei suoi stessi desideri irrealizzabili: mettere tutta
l'Europa sotto i suoi piedi. Mussolini, invece, capì qual era il ruolo che spettava
all'Italia e quale nuovo ruolo si aspettavano di occupare gli italiani dopo la vittoria
nella grande guerra, ma nel darglielo si affidò un pò troppo esclusivamente
alle sue intuizioni e alle emozioni che sapeva suscitare nelle masse, a cui spesso presentava una realtà neanche verosimile. Quello che fu fatale
al fondatore dell'impero fu la nazificazione del paese e la sconfitta in una guerra che si sarebbe dovuta affrontare meglio preparati, ma il più
grande merito che non gli è ancora stato attribuito è quello di esser riuscito,
pur con tutti i suoi limiti, a fare gli italiani. Dopo il fascismo non si sentirà più la celeberrima frase di Garibaldi
"l'Italia è fatta, ora bisogna fare gli italiani" perchè forse
questo arduo compito se l'era assunto quel regime fonte di tanta vergogna per gli italiani, a cui tutti, una volta
o l'altra, avevano teso il braccio. La fondamentale differenza tra i due
sta proprio in questo: Napoleone era un dittatore che decideva di persona le sorti del paese, di un paese sufficientemente forte per mettere paura
a molti e volonteroso di assurgere a guida europea; Mussolini fu un uomo con un partito alle spalle che si trovò a governare un paese che doveva
rifondarsi e fondarsi sotto molti aspetti e per farlo bisognava correre, bruciare le tappe, non mostrare incertezze e, se necessario, dare anche
un'immagine migliore di se?. Ma questo era troppo per l'Italia; essa non poteva ancora avere un ruolo dominante,
il suo sviluppo necessitava ancora di ulteriori tappe e forse si sarebbe preferito un altro governo debole,
schiavo dei suoi interessi personali, dimentico degli interessi e dei destini
di un popolo e incapace di scelte energiche e di prendersi le proprie responsabilità.
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