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a cura di
Luigi Antonio Fino
Io non mi arrendo!
La Puglia e i pugliesi fra
nostalgie, fame, morte dopo l'8 settembre 1943
Siamo già intervenuti, anche di recente, sulle
vicende del primo dopoguerra a Bari e nell’intera nostra regione. A
sessant’anni di distanza vengono finalmente alla luce, se pure
parzialmente e con grande difficoltà, i retroscena della Liberazione,
con luci ed ombre e con gli strascichi di incredibili violenze patite
dalla popolazione.
Che esista disinformazione e che la lobby del politicamente corretto
alzi a tutt'oggi cortine fumogene per cui non si riesce ancora a
chiamare gli assassini col loro nome è dimostrato dal fatto che di
recente è stata concessa alla Città di Foggia la medaglia d’oro al valor
militare a ricordo degli eccidi del 1943, quando gli aerei
anglo-americani seminarono morte fra la popolazione, causando un numero
non inferiore a 20.000 morti, quasi tutti civili.
Il dato che lascia perplessi è non tanto la tardiva decisione, giunta
dopo sessantatrè anni, ma il fatto che nella motivazione del
riconoscimento nulla si dice degli autori della vile e criminale azione
terroristica.
Le azioni
alleate miravano a seminare il terrore più che a colpire obiettivi
strategici fra i quali l’unico di effettiva rilevanza poteva essere la
ferrovia. I velivoli distrussero invece praticamente l’intera città,
uccidendone più di un quarto della popolazione, non solo con le bombe ma
mitragliando a vista gli abitanti, azione ovviamente vietata dalle
convezioni internazionali.
Sin da allora, quindi, le bombe alleate erano…intelligenti e le
coraggiose… azioni militari proseguirono poi senza sosta per tutta la
penisola violando finanche la neutralità della Repubblica di San Marino,
stracolma di rifugiati!!!
L’apice
degli eccidi si ebbe fra il 22 luglio ed il 19 agosto 1943 ma in effetti
le incursioni durarono da maggio sino a settembre. Come già accennato un
calcolo preciso è a tutt'oggi impossibile anche perché moltissimi
cadaveri finirono nelle fosse comuni.
Un computo attendibile parla di 20.026 persone uccise (“La città
spezzata”, di A. Guerrieri”). Solo il caso e l’azione meritoria di
qualche potere occulto, che ad oggi possiamo solo ipotizzare ma non
definire, impedì che fra le nostre popolazioni venisse seminata morte
anche con armi chimiche.
Il 2 dicembre 1944, infatti, come è noto, la Luftwaffe affondò 19 navi
nel porto di Bari. Tra questa la “John Harvey”, americana, con un carico
segreto di 100 tonnellate di iprite in bombe da 45,5 kg. Il terribile
gas era stato proibito dalla convenzione di Ginevra del 1925 e non era
mai stato usato da nessuna potenza belligerante. Gli Alleati presuntuosi
come sempre, e certi dell’assoluto dominio di cieli e mari, non avevano
neanche oscurato il porto, tutte le luci erano accese!
Il letale
gas vescicante contaminò aria ed acque circostanti. Si ebbero 628 morti
fra i marinai e circa un migliaio di vittime fra i civili, anche in
questo caso non esistono dati certi.
Churchill in persona impedì che si aprisse un’inchiesta e si cercò
persino di attribuire ai tedeschi l’uso del terribile gas. Il
depistaggio è stato reiterato, e sventato, anche di recente da chi
scrive!!!
Il bombardamento del porto di Bari impedì i rifornimenti della flotta
aerea alleata di stanza a Foggia fino agli inizi del marzo del 1944.
Il
sacrificio dei baresi innocenti non fu così, miracolosamente, seguito da
altre stragi perché nonostante le tragiche conseguenze dell’iprite in
Bari Churchill spedì nel luglio 1944 un memorandum segreto di quattro
pagine al capo di stato maggiore inglese, generale Hastings Ismay, nel
quale diceva: “ Voglio che riflettiate molto seriamente su questa
questione del gas asfissiante. E’assurdo considerare la morale in questo
affare, dopo che tutti li hanno usati durante l’ultima guerra senza che
vi siano state proteste da parte dei moralisti o della Chiesa. D’altro
lato allora il bombardamento delle città aperte era considerato
proibito, oggi tutti lo praticano come una cosa che va da sé. Si tratta
semplicemente di una moda, assimilabile all’evoluzione della lunghezza
delle gonne delle donne. Non bisogna lasciarsi legare le mani da
principi sciocchi. Potremmo inondare le città della Ruhr e molte altre
città in Germania in modo che la maggioranza della popolazione richieda
cure mediche costanti. Bisogna attendere forse qualche settimana o
qualche mese prima che io vi chieda di inondare la Germania di gas
asfissiante e, se lo faremo, facciamolo con decisione”.
Questo
documento è stato riprodotto per la prima volta da Barton J. Brernstein
sul numero di agosto-settembre 1985 della rivista “American Heritage”.
Quanto fossero serie le intenzioni del futuro premio Nobel… per la
letteratura Churchill lo dimostra la richiesta formulata nel febbraio
1944 dallo stesso agli Stati Uniti per una fornitura di 250.000
proiettili all’antrace. Si tenga conto che la Gran Bretagna disponeva
comunque già di 26.000 tonnellate di iprite e 6 mila tonnellate di
fosgene stipate in magazzini. Non evocano sinistramente questi dati le
tragedie dei nostri giorni? I proiettili all’uranio impoverito, le armi
di distruzione di massa mai rinvenute in Iraq? Ieri come oggi l’arma
della propaganda si mescola all’uso reale di ordigni proibiti ma
egualmente detenuti ed il cui eventuale uso è giustificato da ogni
plausibile pretesto.
Per la
cronaca anche l’uso di armi chimiche viene ritenuto crimine contro
l’umanità e pertanto imprescrivibile. In teoria sarebbe possibile
quindi, ancora oggi, cercare di perseguire chi trasportò queste armi di
distruzione di massa sul territorio italiano. Pia illusione! Ricordate
la tragedia del Cermis od il caso Calipari, solo per citare due esempi?
In quei
frangenti e con il governo provvisorio di Badoglio, la cui limitata
sovranità era solo apparente, agivano gruppi di resistenti antialleati.
Gruppi clandestini di fascisti decisi a non arrendersi, qualcuno
fideisticamente certo della vittoria che si credeva sarebbe venuta da
mitiche armi segrete approntate in Germania, e la cui vera storia è in
parte ancora da scrivere, altri sicuri della ormai prossima totale
sconfitta ma decisi a contrastare fino all’ultimo il nemico per dare un
concreto segno di testimonianza per le future generazioni.
Anche questa storia è ancora tutta da raccontare. Oggi proponiamo ai
nostri lettori alcuni contributi offertici da un autore, Francesco
Fatica, conosciuto tramite internet, diretto testimone di quegli eventi
e che con grande pazienza ed in mezzo a tante difficoltà sta per
pubblicare un documentatissimo testo, “Fascismo clandestino”, che
abbiamo potuto consultare in anteprima.
Oltre
ad un’analisi accurata dei limiti già accennati della sovranità italiana
verso gli Alleati, peraltro stabilita anche con sentenze emanate
finanche nel 1954 e su cui ritorneremo in futuro, il testo offre una
serie di testimonianze fra cui quella dell’allora giovanissimo Quirico
Punzi, di Cisternino animatore di un gruppuscolo clandestino di
sabotatori fascisti adolescenti, i quali operarono con successo diverse
azioni contro gli Alleati, fino a rischiare serissime conseguenze.
Sempre a Cisternino la repressione preventiva delle forze di sicurezza
colpì fascisti assolutamente innoqui ma che erano ora esposti a meschine
vendette personali mascherate da lotta al possibile pericolo
neo-post-fascista. Fu diffusa artatamente infatti la notizia di un
presunto complotto fascista e, come ricorda il Punzi, giunsero a
Cisternino dodici militari al comando del colonnello Alberto Alì,
comandante di battaglione del 336 Rgt. Ftr. della Divisione “Piceno”.
Perquisirono a notte fonda l’abitazione del dirigente sindacalista prof.
Quirico D’Errico e non avendo trovato nulla dichiararono di aver trovato
aperta una porticina in terrazza come se qualcuno fosse scappato al loro
arrivo. La sera del 21 novembre 1943 fu operata pertanto una retata che
portò in carcere, oltre al D’Errico, il prof. Giovanni Devitofranceschi
ed i fratelli Vittorio e Rodolfo Scatigna. Tutti gli arrestati rimasero
in carcere fino al 6 marzo del 1944.
Il
prof. Devitofranceschi, ammalatosi in carcere di tubercolosi, morirà il
30 dicembre 1945. Ai suoi funerali prese parte tantissima gente di ogni
età, ceto e convinzione politica e dal sagrato della Chiesa Madre il
prof. Michele Scialpi, già segretario Politico del Fascio di
Combattimento di Cisternino dal 1927 al 1937, ricordò la figura limpida
e dignitosa dello scomparso. Il figlio di questi poi emigrò negli Stati
Uniti così come tante altre vittime innocenti di una fase tristissima
della nostra non lontana storia.
Vorremmo infine ricordare l’azione silenziosa ma efficace di quanti si
adoperarono perché la transizione fosse il meno traumatica possibile.
Sempre a Cisternino il nonno di chi scrive, pensionato e già
maresciallo nell’arma dei Carabinieri, classe 1881, nominato primo
Commissario Straordinario dopo la caduta del Fascismo, si adoperò perché
gesti inconsulti di fascisti decisi a non arrendersi non si traducessero
in tragedie stante la sicura rappresaglia alleata, verificatasi
effettivamente in tante parti d’Italia.
Si è
parlato a tale proposito di una zona grigia, dei tanti cioè che non
operarono subito una scelta di campo precisa. Noi preferiamo invece
parlare di gente onesta, di principi saldi sempre validi e che non si è
piegata a squallidi compromessi ed a servilismi verso lo straniero,
qualunque divisa indossasse.
Luigi Antonio Fino
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