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spegne, tutti non basterebbero per me. Io andrò dove il destino mi
vorrà, perché ho fatto quello che il destino mi dettò.."
- - - -
"I fascisti che
rimarranno fedeli ai principi, dovranno essere dei cittadini
esemplari. Essi dovranno rispettare le leggi che il popolo vorrà
darsi e cooperare lealmente con le autorità legittimamente
costituite per aiutarle a rimarginare, nel più breve tempo
possibile, le ferite della Patria"
- - - -
"..Stalin è seduto sopra una montagna di ossa
umane. E' male? Io non mi pento di aver fatto tutto il bene che ho
potuto anche agli avversari, anche ai nemici, che complottavano
contro la mia vita"
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a cura di
Alexduce
"Le radiose
giornate di maggio"
Sangue,
sangue rosso come i fazzoletti che portavano al collo con ostentazione, ha
letteralmente ricoperto le vie e le piazze, ma anche molti angoli bui di
vicoli e palazzi, nelle prime giornate dopo la liberazione, quando
partigiani e antifascisti approfittarono della situazione priva di
controllo per darsi a vendette e nefandezze di ogni genere. Purtroppo è
questa la verità, tenuta ovviamente nascosta dai “vincitori” della
guerra, dagli stessi che cercarono di accelerare la caduta di un regime
nato con la violenza, l’inganno, la prevaricazione, l’illegalità (così
ne parlano i libri di scuola) per sostituire ad esso un governo “serio e
giusto”, fondato su retti principi, dove imperi la democrazia. La
repubblica sorta nel 1946, è brutto dirlo, è figlia anche di questi
atti. Sveliamo ora episodi ricoperti ancora dal mistero e tenuti lontano
dalla coscienza popolare, altrimenti a qualcuno sarebbe potuto venire in
mente di promuovere un referendum con la richiesta dell’abolizione della
“gioiosa” festa del 25 aprile, quando ancora si sentono ex partigiani
vantarsi delle loro “eroiche” imprese e promuovere seminari sulla
resistenza ed i suoi falsi valori. In pochi sanno che ovunque ci furono
delle sacche di resistenza dopo l’8 settembre, anche dietro le linee
alleate, più o meno coordinate fra di loro, più o meno mosse da precisi
ordini, che continuarono la loro battaglia rifiutando il tradimento
imposto dal re e dalla sua cerchia, continuando a credere in un mondo che
stava venendo distrutto. È superfluo dire che tali cellule dovevano
essere annientate. Iniziò così una furiosa caccia all’uomo (ma non
solo agli uomini) che continuò anche dopo la fine delle ostilità, una
guerra civile che ebbe l’ultimo atto appunto durante le “radiose”
giornate di maggio; anche se è doveroso puntualizzare che queste
ritorsioni si susseguirono ancora per svariati mesi. Non paghi dello
scempio di Piazzale Loreto i GAP (Gruppi Azione Patriottica) e i SAP
(Squadre Azione Patriottica), che prima avevano saputo colpire solo alle
spalle con attentati, imboscate e atti di sabotaggio, poterono venire alla
luce e farla da padroni insieme ai partigiani comunisti delle Brigate
Garibaldi, quelli socialisti delle Brigate Matteotti e a quelli di altri
partiti del CNL, le cui fila si erano (guarda caso) ingrossate proprio in
quegli ultimi periodi (durante quasi tutto il 1945 ci fu un aumento
considerevole degli aderenti al movimento partigiano, essendo ormai palese
la piega che le operazioni stavano prendendo. I partigiani della prima ora
dapprima non digerirono questo fatto ma si adattarono alle superiori
direttive di partito che predicavano l’accettazione del maggior numero
di aderenti, anche se tardivi, per dimostrare come il fenomeno fosse stato
di carattere popolare. Erano soprattutto i comunisti, organizzati
militarmente già prima del 25 luglio 1943, a propugnare queste tesi.
Tuttavia alla fine della guerra furono rilasciati circa 336.000 brevetti
di partigiano a fronte delle oltre 500.000 richieste pervenute). Fra i
primi a fare le spese della furia dei “vincitori” furono le donne del
SAF (Servizio Ausiliario Femminile), i ragazzi delle Fiamme Bianche (gli
ultimi giovanissimi in camicia nera nella RSI, con compiti prettamente
ausiliari), i legionari delle Brigate Nere, oltre a molti altri civili o
ex militari congedati, che non si nascosero o non smisero di dichiararsi
fascisti. A queste ritorsioni contro i nemici di ieri si aggiunsero le
vendette personali o generiche, che inasprirono maggiormente il clima
politico-sociale di un’Italia che aveva conosciuto l’occupazione di
due diversi eserciti (quello anglo-americano e quello tedesco) e che aveva
visto il proprio suolo come scenario di guerra per più di un anno e
mezzo. Nel solo periodo fra maggio e dicembre del 1945 furono uccisi o
“scomparirono” circa 80.000 fascisti, una cifra di gran lunga
superiore a quella di tutti gli oppositori eliminati in 23 anni di
Fascismo, tutti divenuti “martiri”. Oggi, purtroppo, la memoria di
tutte queste persone sta andando perduta, come il sacrificio di tutti i
militi della RSI: il vero e proprio martirio di donne (prima rasate e
colorate di rosso sulla testa con una falce e martello, poi oggetto di
ogni sorta di violenze fisiche ), di ragazzi che non tradirono la propria
fede, di appartenenti alle Brigate Nere (tutti indistintamente accusati di
massacri e violenze), di ex combattenti, e il nostro elenco potrebbe
continuare ancora per molto. Queste morti, uniti a quelli delle Foibe,
uccisi solo perché erano italiani e volevano riconfermata l’italianità
delle terre che abitavano (ai cui esecutori e partigiani titini l’Italia
paga e ha pagato circa 2000 miliardi di lire fra pensioni, assistenze
sociali, ecc…dal 1945 ad oggi), non vengono mai ricordati, oppure
vengono bollati come traditori, assassini. Oggi come allora si dava per
scontato, se non ortodosso, eliminare quelle persone con ogni mezzo: anche
oggi, per esempio, a circa sessanta anni dalla fine della guerra, non si
riconosce agli ex appartenenti dell’esercito della RSI (ricordiamo che
quello era l’esercito apolitico voluto da Graziani) di aver compiuto il
servizio militare, prova indiscutibile di quanto vi sia la voglia
indiscriminata di non riconoscere nulla di nulla a tutti coloro che hanno
compiuto il loro dovere fino in fondo, molti dei quali sono già
sottoterra. Questo è un altro dei risultati della Resistenza e del
“buon governo” della nostra rossa repubblica.
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