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"...finché la mia stella brillò, io bastavo per tutti; ora che si spegne, tutti non basterebbero per me. Io andrò dove il destino mi vorrà, perché ho fatto quello che il destino mi dettò.."
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"I fascisti che rimarranno fedeli ai principi, dovranno essere dei cittadini esemplari. Essi dovranno rispettare le leggi che il popolo vorrà darsi e cooperare lealmente con le autorità legittimamente costituite per aiutarle a rimarginare, nel più breve tempo possibile, le ferite della Patria"
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"..Stalin è seduto sopra una montagna di ossa umane. E' male? Io non mi pento di aver fatto tutto il bene che ho potuto anche agli avversari, anche ai nemici, che complottavano contro la mia vita"

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a cura di Claudio Piras

Il Corporativismo, ideologia della partecipazione

Il Corporativismo è l’ideologia di destra per eccellenza, anzi è la forma comune a tutte le ideologie di destra in quanto presuppone un concetto sostanziale della Persona ed il momento associativo è esaltato ma attraverso la rivendicazione della vocazione partecipativa della Persona fondata sulla comune natura, e quindi sulla comune dignità di tutte le persone individue che nella struttura corporativa trovano lo strumento per superare ogni inautentica differenziazione tra uomo e uomo, quindi il corporativismo mira al superamento del conflitto di classe.


L’ECONOMIA CORPORATIVA


L’economia corporativa è un’economia produttivistica perché si propone l’ottimo nella combinazione dei fattori, al fine di evitare sprechi di energie e di risorse, e di procurare invece un aumento della ricchezza disponibile da poter ripartire fra consumi e investimenti.
Tuttavia la produttività non deve andare a danno dei lavoratori impiegati, né dell’ambiente in cui si svolge l’attività economica. Inoltre la produttività presente non deve compromettere né la produttività a venire né le risorse vitali del futuro.
Nell’ambito di questa concezione di produttivismo sociale la politica economica corporativa punta perciò soprattutto alle innovazioni scientifica e tecnica e alla razionalità organizzativa al fine di aumentare il rendimento dei capitali fissi e mobili impiegati; inoltre si propone di elevare la professionalità dei lavoratori, liberandoli nel contempo da sudditanze alienanti attraverso la partecipazione responsabile al processo produttivo nei diversi gradi e cicli della produzione.


I SOGGETTI DELLA PROGRAMMAZIONE


Nella concezione corporativa tendenzialmente tutti sono protagonisti e insieme destinatari della programmazione per l’alto contenuto di partecipazione che essa vuol realizzare;
tuttavia appare evidente che vi sono ruoli diversi nella struttura della società in cui le competenze e le responsabilità variano da persona a persona e da gruppo a gruppo.
Consideriamo dunque i soggetti della programmazione nazionale.
Anzitutto gli individui, in quanto una Nazione è prima di tutto un popolo, cioè è composta di individui che vivono in quel momento storico. Poi vanno considerate le famiglie, perché la famiglia è quell’entità naturale che svolge un ruolo fondamentale sul piano spirituale-educativo e sul piano economico-sociale. Se la famiglia funziona, come portatrice di valori e di attività costruttive, avremo una società valida dal punto di vista spirituale e da quello culturale e anche efficiente dal punto di vista fisico. Se invece nella famiglia c’è lo scadimento dei valori noi constateremo che tutta la società ne risente.
Dal punto di vista economico e sociale la famiglia va vista come gruppo che decide i consumi e come gruppo che decide i risparmi.
Altro protagonista-destinatario della programmazione è l’impresa.
L’impresa è una comunità di produzione e di distribuzione di beni e di servizi, cioè di creazione di utilità sociale. Essa va vista appunto come una delle entità base per qualsiasi programmazione; ma le imprese non devono essere considerate mondi isolati perché non sono degli atomi in perpetua lotta fra di loro o che si ignorano a vicenda; le imprese appartengono a dei settori merceologi ben individuati ed agiscono collegate con imprese di altri settori.
Il settore è un soggetto oggi soltanto potenziale, ma in un domani prevedibile sarà un soggetto della programmazione. Le categorie delle imprese e dei lavoratori non saranno intese nel senso marxista e distorsivo della categoria di classe, ma nel senso più esatto e più naturale della categoria produttiva (le imprese) e della categoria professionale (i lavoratori associati).
Quando scomparirà il contrasto delle classi contrapposte e il lavoratore sarà, come professionista, titolare sia della capacità professionale che della quota di capitale con la quale partecipa al progresso produttivo, allora, attraverso vari livelli funzionali sarà attuata anche la sua partecipazione effettiva alla programmazione.
Vi sono poi altri soggetti: gli enti locali, ossia gli enti territoriali: i Comuni, le Province, le Regioni; gli enti dei servizi sociali; le istituzioni pubbliche da quelle scolastiche a quelle della giustizia e delle forze armate; altri enti cha hanno rilevanza nella vita della società, da quelli religiosi a quelli culturali, sportivi ed educativi.
Infine vi è il soggetto che compendia tutte le attività, lo Stato.
Tutti questi corpi sociali, non sono solo i soggetti della programmazione: sono anche l’oggetto della programmazione.
Nella programmazione impegnativa e concertata tutti, ciascuno nel proprio ruolo, sono protagonisti e quindi debbono diventare autori della programmazione, oltre che esserne i destinatari.
Nella concezione corporativa l’identificazione di soggetto e di oggetto non è un espediente dialettico, ma la confluenza di consapevolezza e di impegno in modo da realizzare un’autentica libertà. Non imposizione, dunque, di un ente burocratico estraneo e sovrapposto, ma autodisciplina e partecipazione responsabile di ciascuno per il bene di tutti.

 


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