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spegne, tutti non basterebbero per me. Io andrò dove il destino mi
vorrà, perché ho fatto quello che il destino mi dettò.."
- - - -
"I fascisti che
rimarranno fedeli ai principi, dovranno essere dei cittadini
esemplari. Essi dovranno rispettare le leggi che il popolo vorrà
darsi e cooperare lealmente con le autorità legittimamente
costituite per aiutarle a rimarginare, nel più breve tempo
possibile, le ferite della Patria"
- - - -
"..Stalin è seduto sopra una montagna di ossa
umane. E' male? Io non mi pento di aver fatto tutto il bene che ho
potuto anche agli avversari, anche ai nemici, che complottavano
contro la mia vita"
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I SIMBOLI DEL
FASCISMO
INTRODUZIONE
Tutti
noi quando parliamo di un partito politico accomuniamo subito il nome ad
un simbolo come ad esempio potrebbe essere la falce e il martello per il
vecchio PCI o la fiamma tricolore per il Movimento Sociale. Anche il nome
chiarisce le idee a cui si ispirano come ad esempio socialismo che
significa società o comunismo da comunità.
Molto più difficile invece definire la parola fascismo come anche tutti i
simboli ad essa associati. Naturalmente con il passare del tempo questi
sono aumentati e il neofascismo ha fatto suoi alcuni simboli (come la
croce celtica) che in passato nulla hanno avuto a che fare con il
fascismo, quello originale almeno. Vediamo quindi quali sono questi
simboli.
SIGNIFICATO
DELLA PAROLA
La parola “fascismo” deriva dal fascio di verghe
che venivano portate nell’antica Roma da appositi addetti chiamati
“littori” (da qui la denominazione "fascio littorio"). I fascis
littorii erano le guardie del corpo personali del magistrato e
rappresentavano il potere che avevano di uccidere il re. Tra le verghe del
Fascio, o lateralmente, vi era inserita una scure, che però in età
replubblicana veniva tolta quando si era all’interno della città. I re
e i magistrati ne disponevano 12, da Diocleziano in poi sarebbero
diventate 24,
i magistrati equitum e i magistrati di rango pretorio 6, i questori
5, e dal 42 a.C. in poi ne vennero dotati anche le Vestali e le vedove
imperiali. Il magistrato inferiore inchinava i propri Fasci davanti al
superiore (fasces subissi). Il Fascio veniva ornato d’alloro (Fascis
laureatus) in occasione dei trionfi e portato rovesciato (Fascis versus)
per i lutti gravi. Già gli etruschi utilizzavano questo simbolo ed anche
i rivoluzionari francesi utilizzavano il fascio come simbolo della
repubblica sostituendo però la scure con un alabarda e sormontato da un
berretto frigio. Fu utilizzato anche nel rinascimento da società segrete
di ispirazione massonica. Nella seconda metà dell’Ottocento e fino alla
prima guerra mondiale, il Fascio Littorio continuò ad essere impiegato
dalle forze di sinistra: Fasci dei Lavoratori, organizzazioni proletarie
di contadini siciliani, Fasci di Azione Rivoluzionaria. Con la
costituzione di un Fascio Parlamentare di Difesa Nazionale, dopo la
disfatta di Caporetto, il termine Fascio cominciò ad essere legato alla
necessità di un unione nazionale al di sopra degli interessi dei partiti.
Come tale, ma accompagnato da rivendicazioni rivoluzionarie, l’emblema
romano venne accolto da Benito Mussolini, divenendo il simbolo dei Fasci
di Combattimento e in seguito del Partito Nazionale Fascista per
simboleggiare
l’unione del popolo italiano e per voler ispirarsi alla potenza e
alla grandezza del popolo romano.
IL
FASCIO LITTORIO DEL FASCISMO
Il fascio littorio era costituito da un fascio di
verghe legate con nastri tricolori con inserita all’interno una scure.
Come nell’antica Roma simboleggiava il volere italiano alla dominazione
dei vecchi territori appartenuti un tempo all’impero romano. Significava
anche l’unità del popolo italiano in un periodo in cui tensioni sociali
divideva il paese tra nord e sud. Durante il ventennio di governo fascista
molte costruzioni pubbliche ed opere d’arte (come ad esempio il
Vittoriano a Roma) si ispirarono allo stile romano senza far mancare però
il fascio che veniva scolpito sui muri.
L’AQUILA
L’aquila romana era un altro simbolo ripreso dal
fascismo rappresentata soprattutto con le ali aperte. Anche questo simbolo
che si rifaceva chiaramente alla civiltà romana era manifestazione di
grandezza e di ricordo delle vittorie di Roma antica. Capitava spesso che
l’aquila tenesse il fascio nei suoi artigli come si poteva vedere
all’epoca nella bandiera della repubblica sociale di Salò. Anche il
nazismo come spesso capitò prese questo e molti altri simboli per
comunicare l’unione del popolo italiano con quello tedesco, cosa che però
non avvenne mai neanche in principio.

LA
V MAIUSCOLA
Dopo la creazione dell’alleanza tripartita tra Italia
Germania e Giappone si cercò un simbolo che potesse far capire alla gente
la potenza dei tre stati. Questo simbolo divenne la V perché era
l’iniziale della parola “vittoria” ed anche perché simboleggiava i
tre vertici con l'Italia naturalmente al centro.

LA
CROCE CELTICA
Un altro simbolo, forse quello più rappresentativo
oggi, è la Croce celtica, che però non ha niente a che fare con
l’antica Roma, anzi veniva usato in antichità proprio da quei popoli
che gli antichi romani consideravano barbari e quindi nemici. È
costituito da una croce circondata da un cerchio. Nelle popolazioni
germaniche simboleggiava il sole e quindi era sacro. La Celtica è
continuamente presente nella Tradizione Europea: dalle grotte sui Pirenei
Francesi 10000 anni prima di Cristo, al ponte Milvio come buon auspicio
per la battaglia dell'Imperatore Costantino, dalla cerimonia
d'incoronazione di Carlo Magno, alla Cristianità Irlandese. Dal
Paganesimo al Cristianesimo, la Croce Celtica raffigura i Quattro
Elementi (croce: Acqua, Aria, Terra, Fuoco; cerchio: lo Spirito,
cioè il Quinto Elemento), il punto d'incontro tra il mondo terreno (asse
orizzontale della croce) e quello divino (asse verticale) nell'infinità
dell’universo (il cerchio). I movimenti neo-fascisti hanno deciso di
riprendere in uso questo simbolo aggiungendo però come nel caso del
movimento sociale fiamma tricolore una fiamma dai colori italiani che arde
sullo sfondo della croce celtica.

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