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spegne, tutti non basterebbero per me. Io andrò dove il destino mi
vorrà, perché ho fatto quello che il destino mi dettò.."
- - - -
"I fascisti che
rimarranno fedeli ai principi, dovranno essere dei cittadini
esemplari. Essi dovranno rispettare le leggi che il popolo vorrà
darsi e cooperare lealmente con le autorità legittimamente
costituite per aiutarle a rimarginare, nel più breve tempo
possibile, le ferite della Patria"
- - - -
"..Stalin è seduto sopra una montagna di ossa
umane. E' male? Io non mi pento di aver fatto tutto il bene che ho
potuto anche agli avversari, anche ai nemici, che complottavano
contro la mia vita"
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I Piani di guerra
del Duce
a cura di:
Shaman78
PROMEMORIA
SEGRETISSIMO 328
Roma,
31marzo1940
In una situazione quale l’attuale che potrebbe
chiamarsi di estrema fluidità, è difficile - se non impossibile - fare
delle previsioni sullo sviluppo degli eventi e sulle fasi avvenire della
guerra. Bisogna dare larga parte all’imprevisto (vedi guerra
russo-finlandese) e tenere conto di quanto può accadere nella politica di
paesi lontani come gli Stati Uniti o il Giappone.
Pace negoziata di compromesso.
Allo stato degli atti, tale possibilità è da escludersi. È vero che
forti correnti pacificiste si agitano pubblicamente in Inghilterra e
sotterraneamente in Francia, ma gli obiettivi di guerra degli Alleati,
sono tali - oggi - che un compromesso è impossibile. Esso non potrebbe
che partire dall’accettazione del «fatto compiuto» delle conquiste
tedesche e russe a nord-est, ma questo non si concilia con la proclamata
volontà di ricostituire la Polonia, la Cecoslovacchia e persino
l’Austria. Una pace di compromesso può essere più agevolmente
accettata dalla Germania, non dalle grandi democrazie, le quali tuttavia
non sarebbero aliene dall’accettare il «fatto compiuto» del bottino
polacco fatto dalla Russia, se la Russia «mollasse» la Germania.
Il sig. Welles ha - dopo il suo pellegrinaggio - concluso che per una pace
negoziata i tempi non sono ancora maturi.
Operazioni militari terrestri.
È prevedibile che i franco-inglesi assumano l’iniziativa delle
operazioni, cioè di un attacco al Westwall sul fronte occidentale?
Allo stato degli atti, è da escludere. Le forze terrestri inglesi in
Francia sono molto esigue; la situazione demografica della Francia
non è tale da consentire le perdite gravissime che un attacco al Westwall
imporrebbe. Quanto al morale dei soldati francesi è difensivo,
non offensivo. I franco-inglesi sono alla ricerca di un fronte
terrestre, meno incomodo, di quello occidentale e a tale scopo è stato
preparato l’esercito di Weygand. Ma questo famoso fronte non si delinea
ancora dal punto di vista geografico. Balcanico? Caucasico? Libico?
I franco-inglesi continueranno quindi:
a) a non assumere iniziativa di operazioni su terra;
b) a operare più controffensivamente che offensivamente sul mare e
nell’aria;
c) e soprattutto a rendere più ermetico il blocco attorno
alla Germania.
Operazioni germaniche.
Da parecchi mesi si parla di una offensiva germanica contro la Maginot o
contro Belgio e Olanda per arrivare alla Manica. A rigore di logica anche
questa offensiva sembra doversi escludere per i seguenti motivi:
a) perché la Germania ha già raggiunto i suoi obiettivi di guerra e può
quindi attendere l’attacco avversario;
b) perché è troppo rischioso giocare il tutto su una carta, poiché se
l’offensiva fallisse del tutto o si concludesse con un insuccesso e ci
fossero perdite rilevanti, una crisi interna nella Germania sarebbe
inevitabile, dato che anche il morale del popolo tedesco è
complessivamente mediocre e in taluni grandi centri come Berlino e Monaco
meno che mediocre. È quindi probabile che fra la guerra di attacco e
quella di resistenza, la Germania sceglierebbe l’ultima e cioè:
1) metterà tutto in opera per resistere al blocco;
2) assumerà l’iniziativa di operazioni marittime e aeree sempre più
vaste di controblocco. L’offensiva terrestre avrà luogo o
nell’eventualità di una certezza matematica di schiacciante vittoria o
come carta della disperazione se il blocco a un certo momento non
consentisse altra via di uscita.
Posizione dell’Italia.
Se si avvererà la più improbabile delle eventualità - cioè - una pace
negoziata nei prossimi mesi - l’Italia potrà - malgrado la sua non
belligeranza - avere voce in capitolo e non essere esclusa dalle
negoziazioni; ma se la guerra continua, credere che l’Italia possa
rimanersene estranea sino alla fine, è assurdo e impossibile. L’Italia
non è accantonata in un angolo d’Europa come la Spagna, non è
semi-asiatica come la Russia, non è lontana dai teatri di operazione come
il Giappone o gli Stati Uniti, l’Italia è in mezzo ai belligeranti,
tanto in terra, quanto in mare. Anche se l’Italia cambiasse
atteggiamento e passasse armi e bagagli ai franco-inglesi, essa non
eviterebbe la guerra immediata colla Germania, guerra che l’Italia
dovrebbe sostenere da sola; è solo l’alleanza colla Germania,
cioè con uno Stato che non ha ancora bisogno del nostro concorso militare
e si contenta dei nostri aiuti economici e della nostra solidarietà
morale, che ci permette il nostro attuale stato di non belligeranza.
Esclusa l’ipotesi del voltafaccia che del resto gli stessi
franco-inglesi non contemplano e in questo dimostrano di apprezzarci,
rimane l’altra ipotesi cioè la guerra parallela a quella della Germania
per raggiungere i nostri obiettivi che si compendiano in questa
affermazione: libertà sui mari, finestra sull’oceano. L’Italia non
sarà veramente una nazione indipendente sino a quando avrà a sbarre
della sua prigione mediterranea la Corsica, Biserta, Malta e a muro della
stessa prigione Gibilterra e Suez. Risolto il problema delle frontiere
terrestri, l’Italia, se vuole essere una potenza veramente mondiale,
deve risolvere il problema delle sue frontiere marittime: la stessa
sicurezza dell’Impero è legata alla soluzione di questo problema.
L’Italia non può rimanere neutrale per tutta la durata della
guerra, senza dimissionare dal suo ruolo, senza squalificarsi, senza
ridursi al livello di una Svizzera moltiplicata per dieci.
Il problema non è quindi di sapere se l’Italia entrerà o non entrerà
in guerra perché l’Italia non potrà a meno di entrare in guerra, si
tratta soltanto di sapere quando e come; si tratta di ritardare il più a
lungo possibile, compatibilmente con l’onore e la dignità, la nostra
entrata in guerra:
a) per prepararci in modo tale che il nostro intervento determini la
decisione;
b) perché l’Italia non può fare una guerra lunga, non può cioè
spendere centinaia di miliardi come sono costretti a fare i paesi
attualmente belligeranti.
Ma circa il quando, cioè la data, nel convegno del Brennero
si è nettamente stabilito che ciò riguarda l’Italia e soltanto
l’Italia.
Piano di guerra.
Premesso che la guerra è inevitabile e che non possiamo marciare
coi franco-inglesi, cioè non possiamo marciare contro la Germania, si
tratta di fissare sin da questo momento le linee della nostra strategia,
in modo da orientarvi gli studi di dettaglio.
Fronte terrestre. Difensivo sulle Alpi occidentali. Nessuna
iniziativa., Sorveglianza. Iniziativa solo nel caso, a mio avviso,
improbabile, di un completo collasso francese sotto l’attacco tedesco.
Una occupazione della Corsica può essere contemplata, ma forse il gioco
non vale la candela: bisogna però neutralizzare le basi aeree di questa
isola.
Ad Oriente, verso la Jugoslavia, in un primo tempo, osservazione
diffidente. Offensiva nel caso di un collasso interno di quello Stato,
dovuto alla secessione, già in atto, dei croati.
Fronte albanese: l’atteggiamento verso nord (Jugoslavia)
sud (Grecia) è in relazione con quanto accadrà sul fronte orientale.
Libia: difensiva tanto verso la Tunisia, quanto verso
l’Egitto. L’idea di una offensiva contro l’Egitto, è da scartare,
dopo la costituzione dell’Esercito di Weygand.
Egeo: difensiva.
Etiopia: offensiva per garantire l’Eritrea e operazioni su
Gedaref e Kassala; offensiva su Gibuti, difensiva e al caso controffensiva
sul fronte del Kenia.
Aria. Adeguare la sua attività a quelle dell’Esercito e
della Marina: attività offensiva o difensiva a seconda dei fronti e a
seconda delle iniziative nemiche.
Mare. Offensiva su tutta la linea nel Mediterraneo e fuori.,
È su queste direttive che gli Stati Maggiori devono basare i loro studi e
il loro lavoro di preparazione senza perdere un’ora di tempo, poiché,
malgrado la nostra attuale non-belligeranza, la volontà dei
franco-inglesi o una complicazione impreveduta potrebbe metterci, anche in
un avvenire immediato, di fronte alla necessità di impugnare le armi.
Benito
Mussolini
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