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spegne, tutti non basterebbero per me. Io andrò dove il destino mi
vorrà, perché ho fatto quello che il destino mi dettò.."
- - - -
"I fascisti che
rimarranno fedeli ai principi, dovranno essere dei cittadini
esemplari. Essi dovranno rispettare le leggi che il popolo vorrà
darsi e cooperare lealmente con le autorità legittimamente
costituite per aiutarle a rimarginare, nel più breve tempo
possibile, le ferite della Patria"
- - - -
"..Stalin è seduto sopra una montagna di ossa
umane. E' male? Io non mi pento di aver fatto tutto il bene che ho
potuto anche agli avversari, anche ai nemici, che complottavano
contro la mia vita"
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Mussolini, svelato
il mistero?
fonte: Il
quotidiano di Calabria
Ottantacinque anni
dopo un testimone calabrese racconta del ferimento del 1917
Il mensile "Calabria" pubblica il diario di un bersagliere
Si
avvia forse ad essere svelato il mistero del ferimento di Benito Mussolini
durante la prima guerra mondiale. Dubbi e perplessità avanzati
ripetutamente da storici italiani e stranieri - da ultimi uno storico
irlandese e, nella primavera scorsa, la giornalista di Repubblica
Simonetta Fiori - vengono chiariti da una testimonianza inedita pubblicata
su "Calabria" il mensile del Consiglio regionale che nel numero
in distribuzione in questi giorni pubblica in proposito una ricostruzione
basata su una testimonianza sulla vicenda, del professor Giuseppe Masi,
docente all'Università della Calabria.
L'articolo, e la testimonianza scoperta dal professor Masi, smentiscono -
secondo quanto anticipa "Calabria" - quanti avevano dubitato
della gravità delle ferite riportate dal futuro Duce nel 1917, e finanche
della loro stessa sussistenza, e rispondono puntualmente agli
interrogativi che, non senza malizia, sono stati posti su quelle ferite
che consentirono a Mussolini di essere congedato dal servizio militare.
"Calabria" riporta sui fatti una testimonianza insospettabile e
mai, sinora, resa pubblica.
Quella dell'ex bersagliere calabrese Francescantonio Commisso, nato il 15
gennaio 1892 a Gioiosa Jonica, in forza nel 1917 nello stesso reggimento
bersaglieri, l'XI, nel quale era arruolato Benito Mussolini, allora appena
promosso caporal maggiore.
Fu proprio il bersagliere calabrese a soccorrere personalmente il futuro
Duce privo di sensi e a trasportarlo in barella in un ospedale da campo,
sanguinante per numerose e profonde ferite al volto, alla spalla destra e
all'addome.
Nell'articolo su "Calabria" il professor Masi racconta della sua
scoperta fortuita riferendo che il diario del bersagliere Commisso,
trovato tra le carte di famiglia è una di quelle cronache in cui la
guerra è descritta dal basso, e raccontata da quei soldati, da quei
"poveri cristi" che, costretti a subire le "scelte degli
altri", possono essere messi sullo stesso piano di "carne da
cannone".
A 85 anni da quell'episodio non capita facilmente di reperire una fonte,
testimonianza di quell'esperienza drammatica: un diario di guerra che
riferisce e ripropone appunti e ricordi, trascritti immediatamente, a
caldo, con un linguaggio semplice e lineare. Ma cosa afferma l'eccezionale
testimonianza pubblicata da "Calabria"? Il bersagliere Commisso
fornisce la sua testimonianza dei fatti vissuti personalmente il 23
febbraio 1917 sulle Alpi Carniche, a quota 1440.
Commisso è testimone oculare della carneficina provocata dallo scoppio di
un lanciabombe, è lui a soccorrere Mussolini, privo di sensi fra altri
commilitoni uccisi, dilaniati dall'esplosione di una granata esplosa in un
tubo di lancio. Nel suo diario il bersagliere calabrese racconta di una
barella grondante sangue e addirittura colpita e scheggiata durante il
trasporto da una pallottola nemica.
L'eccezionale scoperta del professor Masi, che troverà una stesura più
rigorosamente scientifica sulla rivista "Italia Contemporanea"
edita a Milano dall'Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di
Liberazione contiene risvolti sensazionali in quanto, addirittura, 85 anni
fa rispondendo ad una sollecitazione del ministero lo stesso comandante
dell'XI reggimento bersaglieri sostenne che sull'incidente occorso a
Mussolini non si erano mai trovate "prove concrete". La
testimonianza del bersagliere calabrese Francescantonio Commisso comparirà
tra l'altro, in un volume sulla guerra promosso dall'Istituto Calabrese
per la Storia dell'Antifascismo e dell'Italia contemporanea di cui il
professor Giuseppe Masi è direttore.
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