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"...finché la mia stella brillò, io bastavo per tutti; ora che si spegne, tutti non basterebbero per me. Io andrò dove il destino mi vorrà, perché ho fatto quello che il destino mi dettò.."
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"I fascisti che rimarranno fedeli ai principi, dovranno essere dei cittadini esemplari. Essi dovranno rispettare le leggi che il popolo vorrà darsi e cooperare lealmente con le autorità legittimamente costituite per aiutarle a rimarginare, nel più breve tempo possibile, le ferite della Patria"
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"..Stalin è seduto sopra una montagna di ossa umane. E' male? Io non mi pento di aver fatto tutto il bene che ho potuto anche agli avversari, anche ai nemici, che complottavano contro la mia vita"

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"Perchè Salò?"

di Caesar



La mia intenzione è quella di utilizzare questo scritto per ricordare, spiegare e in alcuni casi giustificare, una delle scelte più importanti e drastiche che molte persone fecero nel gettarsi nell'avventura della Repubblica Sociale.
Dico drastica perché alla sua nascita era già chiaro che la situazione era insostenibile, che la guerra non si sarebbe vinta, se fosse stata vinta lo sarebbe stato dalla Germania; erano tuttavia in pochi a credere anche a questa ipotesi. Questa repubblica doveva rispondere agli ordini dei tedeschi, novelli invasori, che si stabilirono in Italia come conquistatori, poiché la sua stessa esistenza era poco più che nominale, come lo era la sua reale potenzialità bellica. Tuttavia il mio intento non è quello di ricostruire le tappe della nascita e della morte della RSI né quelle dell'occupazione tedesca; la mia volontà è quella di spiegare cosa abbia mosso molta gente, fra cui moltissimi giovani, ad aderire all'ultimo anelito vitale di un regime che, nell'opinione generale, ha costituito una delle più grandi catastrofi nella storia italiana. È doveroso puntualizzare che ci fu chi fu "obbligato" a partecipare all'ultima avventura del fascismo e chi lo fece spontaneamente.
Per "obbligato" intendo considerare molte persone che dovevano tanto se non tutto al precedente regime (persone che grazie ad esso si erano arricchite, persone a cui era stata cancellata o coperta qualche malefatta, gente che vi doveva la propria posizione, gente che vi aveva collaborato più o meno lecitamente, gente che si era troppo compromessa ed era in odio a tutti gli antifascisti, ecc.); ma la scelta veramente dolorosa e consapevole è stata quella di chi con queste cose non c'entrava affatto, e che anziché scegliere di nascondersi o combattere per accelerare la caduta del regime confluendo nelle file degli antifascisti o dei partigiani, ha scelto da  che parte stare, ha scelto di non tradire i propri ideali e la propria nazione (nell'immaginario collettivo coloro che combatterono contro i "repubblichini" o i tedeschi sono considerati eroi, ma chi si oppone nella pratica a decreti o decisioni prese dal governo in carica si chiama TRADITORE del proprio paese. Ora siamo liberi di dire che forse quel governo non era legittimo né voluto dagli italiani, ma tuttavia era sempre il governo in carica, il cui territorio si estendeva da Roma al nord Italia, per poi accorciarsi alla linea gotica in Emilia, prima del definitivo collasso). Bisogna rendere onore a quei giovani ingloriosamente dimenticati, a tutti quei reparti dell'esercito della RSI, a quelle divisioni più o meno autonome che scelsero di non tradire il giuramento fatto al Duce e al loro paese, ai reparti di Brigate Nere, i cui legionari furono tutti assassinati nell'immediato dopoguerra col tacito appoggio del governo e nell'indifferenza popolare. Rendiamo onore a tutta questa gente che rifiutò le inaccettabili condizione dell'armistizio di Casablanca e non si piegò a combattere i nemici di ieri nell'ibrida forma della cobelligeranza, accettando che si prolunghi una guerra sul proprio suolo nazionale. Si accusarono spesso queste persone di essersi servite del motto "noi difendiamo l'onore della patria" per coprire altre malefatte, ma non fu solo così: queste persone passarono dalle parole ai fatti in un momento dove era facile scegliere di stare dalla parte del più forte e proprio per il loro sacrificio gli stessi Alleati non considerarono TUTTI gli italiani come un popolo di traditori pronti a cambiar bandiera al momento opportuno. Rendiam onore a tutti i soldati di marina e fanteria della X° Divisione Mas, che esisteva già prima del Fascismo, il cui comandante Junio Valerio Borghese scelse di continuare la guerra autonomamente dalla Germania; 
rendiamo onore ai circa trentamila legionari delle Brigate Nere, che scelsero di seguire il Duce e il PFR fino alla fine; rendiamo onore ai centocinquantamila uomini della Guardia Nazionale Repubblicana, gli eredi della Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale, eredi di quei soldati morti gloriosamente in Russia e ad El Alamein; rendiamo onore ai paracadutisti della Folgore, del Battaglione Fulmine e San Marco, ultimi ad arrendersi sulla linea gotica; rendiamo onore a tutti quei giovani che diedero la vita per non tradire il proprio ideale in un momento in cui molti credettero opportuno farlo. Proprio per il sacrificio, a guerra non ancora conclusa, di centomila uomini di questi reparti, l'Italia godette agli occhi del mondo di un parziale riscatto. (" il tradimento dell'Italia è stato un brutto affare e una delle pagine più buie della storia di questa guerra, solo il sacrificio dei militi della RSI ha permesso di mantenere all'Italia un briciolo d'onore" Gen. Eisenhower). Il perché di questa scelta non è impossibile comprenderlo: il regime che tutti si erano affrettati a demolire e demonizzare non aveva procurato solo sventure all'Italia: aveva dato qualcosa in cui credere, per cui morire, aveva prodotto qualche frutto che era troppo difficile riconoscere, aveva risvegliato nel popolo italiano la coscienza di essere tale, gli aveva dato la consapevolezza che solo nei momenti difficili si possono dimostrare le reali capacità di un popolo e le proprie ambizioni; e questa prova c'è chi l'ha saputa affrontare senza scappare verso lidi più sicuri. Ovviamente questa è una pagina di storia compromettente per i benpensanti di sinistra e quindi viene "giustamente" celata. Ma la storia non si cancella e questi morti, come quelli delle Foibe, altra pagine che non può essere aperta, gridano vendetta e aspettano un riconoscimento anche formale per la vita che hanno dato come italiani, molti dei quali anche non fascisti; si aspettano il riconoscimento della loro patria, contro la quale non hanno mai scelto di combattere.

 

 

 

 

 

 

 

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