Il Manifesto del
XXI secolo
a cura della
Redazione
Lo
scorso anno, a 60 anni dalla nascita della Repubblica Sociale Italiana si
riunirono a Roma gran parte degli esponenti dell'area neofascista italiana
per elaborare il Manifesto del XXI secolo, sulla cui base passare poi
all'unificazione dei micropartiti politici. L'operazione patrocinata dal
Movimento Nazional Popolare ha dato alla luce proprio questo Manifesto
redatto attraverso la rielaborazione dei 18 punti di Verona del 1943.
Tratto
dal sito del MNP
Comitato
storico scientifico
“Europa del Terzo Millennio”
Nel
ricordo del Manifesto di Verona una proposta per il XXI Secolo per
l’Italia e per la nuova Europa:
partecipazione integrale del popolo al potere in uno Stato organico
Premessa
Sono passati sessanta anni da quando
il 14 novembre 1943, in Castelvecchio a Verona, si celebrò il congresso
del Partito Fascista Repubblicano, con il proposito di fissare in un
“Manifesto” le linee essenziali del nuovo Stato Repubblicano.
Come la Carta del Lavoro, nata il 21 aprile del 1927, sarebbe divenuta
legge dello Stato quindici anni dopo con la promulgazione dei Codici
Civili, così il Manifesto lanciato a Castelvecchio, aldilà di alcuni
contenuti legati alla situazione del momento, doveva essere un abbozzo dei
criteri sui quali costruire la futura Costituzione nazionale. Un preambolo
lo definiva il punto 18, ma era di grande rilievo perché confermava il
ripudio dello Stato agnostico, proprio delle democrazie parlamentari
derivate dai principi del 1789.
Erano trascorsi poco più di due mesi dalla resa che aveva affondato
l’Italia nello smarrimento mettendola alla completa mercè dei suoi
nemici, ed i convenuti di Verona erano ancora con il cuore in tumulto e
ansiosi di cancellare l’onta subita. Nobili e legittimi sentimenti
davvero poco adatti alla pacata riflessione necessaria per concepire e
studiare certi istituti. Ed infatti lo stesso Mussolini confidò a Bruno
Spampanato: «A Verona non abbiamo visto dei costituenti, ma dei
combattenti. Ma forse è meglio».
Alla fine, nel fervore del momento e nell’ansia dell’azione fu
approvata per acclamazione l’ipotesi di lavoro predisposta, e fu un vero
miracolo di consapevolezza e di concentrazione, tanto che, se da un canto
può uscirne diminuito il valore sotto l'aspetto giuridico-tecnico,
dall'altro ne è aumentato quello ideale e morale, perché, pur davanti
alla materiale sconfitta incombente per la preponderanza avversaria quegli
uomini vollero gridare al mondo le proprie idee perché a loro
sopravvivessero.
Fu una vampata di purissima fede per la quale ciascuno dei presenti non
avrebbe esitato a bruciare la propria vita, ma nel contempo fu la conferma
che l’idea che aveva trasfigurato l’Italia e accesa la speranza in
Europa, aveva contenuti inequivocabili e profonde radici nell’animo di
quanti in essa credevano.
Nel rievocare dopo sei decenni quel giorno memorabile, non dimenticando
che l’azione politica deve essere l’applicazione di una salda
concezione dell’Uomo, della vita e dello Stato, ma deve procedere e
svilupparsi per operare nella mutevole e complessa realtà come tutto ciò
che è vivo, ci chiediamo se quegli assunti possano riproporsi oggi, e
negli stessi termini.
La risposta è che il Manifesto di Verona contiene proposizioni tuttora
valide, e pertanto, opportunamente modificato per renderlo idoneo al
mutare dei tempi, da esso possono trarsi buone basi per correggere
l’attuale deriva negativa della situazione politica ed avviare la
costruzione di un nuovo Stato, guidato realmente dal popolo, e non dai
grandi commessi, o commissari come in Europa li chiamano, o Ministri in
Italia, in ogni caso tutti più attenti all’economia che non alla
politica, alla quale quest’ultima, quella vera, asserviscono, in
aderenza al volere della plutocrazia internazionale, della quale costoro
sono servitori più o meno coscienti.
Ed allora, raccogliendo il testimone da coloro che ci hanno preceduto a
Verona, e nel solco delle idee da loro espresse, noi vogliamo ora lanciare
un nuovo “Manifesto” con il quale proporre tale Stato, condizione
unica per riprendere quel cammino di civiltà del quale l’Italia in
passato è stata maestra, da sola od insieme ad altre Nazioni
dell’antica Europa. Uno Stato, che possiamo definire ad integrale
partecipazione del popolo al potere, e che nell’ambito di un corretto
vivere sociale consente ad ognuno di esercitare la propria libertà, e la
possibilità reale di partecipare al potere, scevro da falsità, da
ipocrisie, e da predomini dell’uomo sull’uomo. Così correggendo i
danni prodotti da idee ormai ampiamente dimostratesi errate per non aver
costruito la democrazia che si ripromettevano, quanto delle oligarchie, e
delle peggiori perché formate da potentati economici attenti più al
profitto che non ai destini dell’umanità.
L’errore degli Stati moderni infatti, è stato determinato
dall’essersi basati sul noto trinomio: “Libertà, Uguaglianza,
Fraternità” dal 1789. Però l’uguaglianza non esiste in natura, ed
affermarla a base della organizzazione sociale è cosa estremamente
deleteria, come nel volgere dei tempi ben si è dimostrato e tuttora
dimostra, con la conseguenza che la libertà è solo nelle dichiarazioni,
mentre al popolo ne resta molto poca, e la fraternità è di fatto
sparita.
Occorre invece e per quanto possibile, organizzare uno Stato nel quale
nessuno possa artificiosamente impedire ad altri di tentare di
concretizzare l’essenza del proprio vivere, della quale la propria
quotidianità è l’armonica realizzazione, secondo le proprie capacità
e volontà, quest’ultima effettivamente realizzata e non solo enunciata.
Riteniamo che per cambiare le cose, si debba considerare che, in quanto
parte di un gruppo, l’interesse particolare di ciascun individuo,
spirituale o materiale che sia, può trovare migliore e più continua
soddisfazione se tanto avviene nel contempo per l’intero gruppo.. Gruppo
che diviene popolo quando di tanto prende coscienza, e Nazione quando si
accorge dei legami di continuità esistenti fra il vivere di ognuno e
quello comune del gruppo stesso, nella consapevolezza delle medesime
radici e dell’essere “comunità di destino”.
Ciò vuol dire che quel che conta per garantire la libertà, non è
l’uguaglianza, ma la socialità, altro grande valore indispensabile per
la realizzazione della libertà stessa.
Il suddetto trinomio allora si riassume in un unica parola: Socialità,
che con esclusione dell’uguaglianza gli altri due comprende, e nella
considerazione della quale solo può parlarsi di effettiva sovranità del
popolo, visto nelle sue diversità come nel suo insieme, richiedendo però
ad ognuno il contemporaneo adempimento dei doveri inderogabili di
solidarietà, cosicché dal gioco armonico delle diversità sia fatta
sempre più vigorosa e più ricca la vita comune.
Ecco il Corporativismo, e con esso la Socializzazione, che soccorrono alla
realizzazione di uno Stato nel quale non hanno voce dottrine teoriche e
spesso utopistiche, ma realtà effettive, relative ad ogni attività umana
intellettuale o materiale, ciascuna rappresentata in una comune assemblea
istituzionale e raggruppata in una propria categoria. Idee rivoluzionarie
che riconducono al senso di comunità, nella comprensione che nessun
singolo individuo può sperare di realizzare le proprie scelte senza
immergerle in quelle di quanti altri lo circondano.
Uno solo è il modo per combattere e vincere il capitalismo che subordina
l’Uomo alle cose e travalica il campo economico trasformandosi in
plutocrazia: eliminare ogni forma di parassitismo sociale e porre come
finalità comune le priorità poste dalla realizzazione della libertà e
dello sviluppo della Nazione, dando vita ad uno Stato che noi chiamiamo
Organico.
Uno Stato del quale ricevere la cittadinanza, possa dal forestiero essere
considerato altissimo onore, come era un tempo il vivere con la legge
romana.
Sarà naturalmente necessario accantonare l’attuale Costituzione, e pur
tenendo conto della nostra allergia per tali documenti ridondanti di belle
parole poi inascoltate nei fatti e causa di eccessive e talvolta
pruriginose staticità idonee per chi detiene il potere ma non per il
popolo, sostituirla con un testo che contenga i principi fondamentali, le
forme istituzionali ed il loro funzionamento.
Se i "18 punti" del “Manifesto di Verona” non pretendevano
di essere più che un significativo "preambolo", lo schema del
“Manifesto per il XXI Secolo” da noi proposto e che di seguito
riportiamo, non vuol essere che un aggiornamento di quel preambolo,
lasciandone immutato lo spirito, proseguendone gli intenti e precisando
che non si tratterà mai di pesanti macigni, ma di linee sempre
modificabili, allorché sarà dato di tradurlo in diritto positivo o in
qualunque momento in caso di successive necessità.
Aggiungiamo altresì a scanso di equivoci da parte di chiunque, che
intendiamo raggiungere il nostro scopo all’interno e nel rispetto delle
leggi vigenti.
Un passo dopo l'altro, per l'Italia e l’Europa di domani.
PROPOSTE IDEALI
PUNTO 1
La Nazione, formata da un gruppo di individui che nel corso delle
generazioni sono legati dal comune fluire del proprio vivere, è un
organismo avente vita, fini, mezzi di azione superiori per potenza e
durata a quelli degli individui che nei tempi la compongono. È una unità
morale, politica ed economica che si realizza integralmente nello Stato.
PUNTO 2
Siamo convinti che per una tale realizzazione occorre organizzare lo Stato
sulla base dell’idea corporativa, attraverso la realizzazione della
socializzazione, intesa in tutti i suoi significati e sviluppi, spirituali
e materiali, politici ed economici. Dove corporativismo vuol dire
individuare le diverse attività e dare ad ognuna voce istituzionale, e
socializzazione metterle insieme, affinché possano trovare il necessario
accordo, anche al loro interno fra le diverse posizioni che possono
verificarsi, in nome della comune appartenenza alla Nazione.
PUNTO 3
Il lavoro, dovere sociale comunque attuato, da un singolo o da un insieme,
in tutte le sue forme intellettuali, tecniche, manuali, organizzative,
esecutive, imprenditoriali od operative, compreso quello delle casalinghe,
a questo titolo, e solo a questo titolo, sarà tutelato dallo Stato. Una
volta socializzata, l’attività produttiva sarà in grado di
autotutelarsi.
PUNTO 4
Nella intenzione di proseguire il percorso di civiltà secondo le eredità
culturali, umanistiche e religiose proprie del nostro popolo, e nel
desiderio di rendere sempre più trasparente la vita pubblica, lo Stato
sarà aperto alla cultura, al sapere, all’operare a favore della
solidarietà e della giustizia.
PUNTO 5
L’unità, l’indipendenza, l’integrità territoriale della Nazione
saranno difese, tenendo conto di quanto potrà essere necessario per la
prevista realizzazione dell’Unione Europea. Europa che vorremmo vedere
unita con un sistema federale al fine di rispettare e soprattutto
mantenere vitali le diversità dei popoli che la compongono e ne
costituiscono la ricchezza, ed organizzata sugli stessi principi da noi
qui proposti per respingere l’attuale invadenza del potere plutocratico.
PUNTO 6
Sarà garantito un livello quanto più elevato possibile della salute dei
cittadini, con particolare attenzione a che prevenzione e cura avvengano
in modi e tempi idonei, secondo le necessità di ognuno e possibili per
tutti, ed attenzione verso quanti si trovino in difficoltà per problemi
legati alla loro situazione fisica.
PUNTO 7
L’educazione delle giovani generazioni è funzione primaria dello Stato
ed è esercitata dai genitori e dalla scuola. La scuola, considerata
struttura portante della società, dovrà favorire negli ordinamenti un
disegno che stimoli la partecipazione attiva delle giovani generazioni
alla didattica e fornisca loro una formazione anche in prospettiva
europea. Mentre, per la grande importanza del compito che rivestono, gli
insegnanti saranno scelti tra persone altamente qualificate, e considerati
fra i più alti gradi degli impiegati dello Stato.
PUNTO 8
Verranno promossi, anche attraverso sostegni economici e collegamenti con
le sedi scolastiche e le organizzazioni di categoria, lo sviluppo della
cultura, la ricerca scientifica e tecnologica, nonché la tutela del
paesaggio, dell’ambiente, e del patrimonio storico ed artistico, come
pure la difesa della lingua da ingerenze di origine straniera. Grande
sostegno sarà dato alle attività sportive e all’educazione fisica
attraverso apposite istituzioni, affinché soprattutto la gioventù cresca
forte e sana.
PUNTO 9
Lo Stato, attraverso un apposito Ente Nazionale, garantirà una decorosa
abitazione alle famiglie che non abbiano capitale proprio per provvedervi,
con la costruzione di nuove abitazioni da assegnare a graduale riscatto,
valendo il principio che l’affitto, una volta rimborsato il capitale e
pagatone il giusto frutto, costituisce titolo di acquisto.
PUNTO 10
Nell’economia nazionale tutto ciò che per dimensioni o funzioni esce
dall’interesse del singolo per entrare nell’interesse collettivo, sarà
regolato, ed in carenza gestito, dallo Stato. In particolare i pubblici
servizi saranno sempre gestiti dallo Stato a mezzo di Enti parastatali.
PUNTO 11
La proprietà privata, frutto del lavoro e del risparmio individuale ed
integrazione della personalità umana è garantita dallo Stato. Essa non
deve però diventare disintegratrice della personalità fisica e morale di
altri uomini, attraverso lo sfruttamento del loro lavoro.
PUNTO 12
Il popolo crea la ricchezza col proprio lavoro. La moneta nasce dunque di
proprietà dei cittadini. Essa è di proprietà del portatore e la
sovranità su di essa appartiene al popolo.
PUNTO 13
In applicazione dei princìpi della socializzazione, in ogni azienda
(privata, parastatale, statale) le rappresentanze dei lavoratori
(dirigenti, impiegati, operai) parteciperanno alla gestione della medesima
attraverso la presenza di propri rappresentanti negli organi di gestione e
di controllo, ed all’equa ripartizione degli utili, secondo quanto
stabilito da apposite leggi. Le aziende socializzate spontaneamente
rivedranno i loro statuti per adeguarli alle dette leggi.
PUNTO 14
Qualora venga a mancare l’iniziativa del proprietario di una azienda
agricola, questa verrà affidata d’autorità a coltivatori diretti
riuniti in aziende a compartecipazione collettiva, di ampiezze relative
alle esigenze dell’economia agricola e delle varie situazioni locali,
ferma restando l’equa partecipazione del proprietario alla divisione dei
frutti ottenuti.
PROPOSTE ISTITUZIONALI
PRIMA
I cittadini dello Stato al compimento del diciottesimo anno di età,
potranno godere di tutti i diritti civili e politici. La cittadinanza potrà
essere estesa a chi si sia distinto per particolari meriti. I cittadini
condannati con regolare sentenza penale passata in giudicato per motivi
gravi, potranno essere soggetti alla privazione dei diritti politici.
SECONDA
Il Parlamento sarà composto da una sola Camera, dove si raccoglieranno i
rappresentanti delle singole categorie eletti dai soli componenti delle
stesse fra candidati, in tal modo ben noti agli elettori per vicinanza e
similarità del proprio operare. I partiti, considerati associazioni
politiche, avranno una loro rappresentativa quale particolare categoria
della Camera delle Corporazioni, nelle quantità e nei modi che verranno
stabili da una apposita legge..
TERZA
Il Presidente della Repubblica sarà eletto direttamente dal popolo ogni
cinque anni, e nominerà i Ministri, suoi collaboratori esperti nei vari
settori. Non sono eleggibili, né nominabili, i componenti della Camera.
QUARTA
Nelle Regioni, Province, Comuni, e nei Consigli di Circoscrizione, dove ne
sia opportuna l’esistenza, i Presidenti saranno eletti direttamente dal
popolo ogni cinque anni, unitamente ai rispettivi Consigli, costituiti a
base corporativa.
QUINTA
La elezione dei rappresentanti delle Corporazioni nelle diverse assemblee,
inizieranno dai Comuni, o dai Consigli Circoscrizionali se esistenti. In
successione gli eletti dalle singole categorie appartenenti al medesimo
Comune, Provincia, o Regione provvederanno a designare i propri
rappresentanti nella assemblea di grado superiore, sino a quella
nazionale.
SESTA
Nessuno, per nessuna ragione, potrà contemporaneamente partecipare a più
d’una assemblea di qualunque livello, compresi i livelli europei.
Chiunque, per qualunque motivo, dovesse trovarsi in tale condizione, dovrà
immediatamente optare per un solo incarico.
SETTIMA
Nell’esercizio delle sue funzioni la Magistratura, pur nel rispetto
dell’adempimento delle leggi, agirà in piena indipendenza, dandosi
propri organi di governo senza alcuna presenza di rappresentanti estranei,
con l’eccezione nella , sua massima espressione, denominata Consiglio
Superiore della Magistratura, del Capo dello Stato che ne sarà il
presidente, e del Ministro della Giustizia o di loro delegati, per
assicurare il necessario collegamento con gli altri organi dello Stato.
OTTAVA
Nell’ambito della Magistratura, verranno istituiti particolari
tribunali, con competenza sul diritto di famiglia e sul lavoro, non
escludendone altri qualora se ne dimostri l’opportunità.
NONA
L’azione penale è obbligatoria alla notizia di reato, salve le norme
sulla procedibilità. Le procedure civili e penali devono essere
finalizzate alla massima realizzazione della giustizia sostanziale
piuttosto che formale, ed allo snellimento dei giudizi senza pregiudicarne
l’accuratezza.
DECIMA
La legge garantirà la sicurezza dei cittadini, e a loro tutela stabilirà
il potere d’indagine. Nessun cittadino, anche arrestato in flagrante o
fermato per misure preventive, potrà essere trattenuto oltre i sette
giorni senza ordine dell’autorità giudiziaria.
UNDICESIMA
I cittadini avranno diritto di controllo e di responsabile critica sugli
atti di persone ed organi specificatamente incaricati di funzioni
pubbliche. Il Governo avrà l’obbligo di pubblicare annualmente il
bilancio dello Stato in modo idoneo perché tutti possano prenderne atto
con facilità.
DODICESIMA
L’organizzazione sindacale sarà unitaria, e assumerà più alti compiti
istituzionali quali la gestione della Cassa Nazionale di Compensazione
degli utili, delle Assicurazioni Sociali, del contributo alla
programmazione economica, e provvederà all’attuazione di corsi di
specializzazione professionale, nonché di tutte le attività ricreative,
sportive e dopolavoristiche. Ai sindacati non potranno essere imposti
altri obblighi, se non la loro registrazione presso uffici centrali, ed il
sancire ordinamenti interni che garantiscano la effettiva partecipazione
degli aderenti alla vita del sindacato. Il tutto a condizione che
nell’operare agiscano tenendo sempre presenti gli interessi nazionali.
TREDICESIMA
Qualora si dimostri necessario, quanto riportato nel testo che sostituirà
l’attuale Costituzione potrà essere modificato con apposita votazione,
a maggioranza qualificata, da parte della Camera delle Corporazioni.
Roma, 30 Novembre 2003