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spegne, tutti non basterebbero per me. Io andrò dove il destino mi
vorrà, perché ho fatto quello che il destino mi dettò.."
- - - -
"I fascisti che
rimarranno fedeli ai principi, dovranno essere dei cittadini
esemplari. Essi dovranno rispettare le leggi che il popolo vorrà
darsi e cooperare lealmente con le autorità legittimamente
costituite per aiutarle a rimarginare, nel più breve tempo
possibile, le ferite della Patria"
- - - -
"..Stalin è seduto sopra una montagna di ossa
umane. E' male? Io non mi pento di aver fatto tutto il bene che ho
potuto anche agli avversari, anche ai nemici, che complottavano
contro la mia vita"
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Matteotti, l'ombra
della Corona!
fonte: e-mail.
La
mano di Vittorio Emanuele III sul delitto Matteotti?
I
libri di storia recitano più o meno così:
Il 6 aprile 1924 si svolsero, in un clima pesante di intimidazioni, le
elezioni politiche. In virtù della legge maggioritaria il successo toccò
al "listone" fascista. Pur avendo così conseguita la
maggioranza parlamentare, il fascismo non si acquietò e non ci fu la
tanto attesa (anche da Mussolini) normalizzazione delle squadre fasciste
più violente.
All'indomani delle elezioni, scomparve il socialista Giacomo Matteotti,
che aveva denunciato alla Camera i brogli elettorali e le violenze
perpetrate dalle squadre fasciste durante il periodo preelettorale. Egli
fu rapito dagli squadristi all'uscita della sua abitazione romana, ed
ucciso.
Quando si seppe dell'assassinio di Matteotti, un'ondata di commozione
invase l'Italia intera e si ripercosse in tutta Europa ripercuotendosi
violentemente contro il governo fascista che ne fu investito in pieno.
Il
delitto Matteotti è un passaggio cruciale nella storia del Fascismo. Ad
esso fanno riferimento gli antifascisti, come simbolo della violenza
orchestrata dalle bande fasciste. Mussolini
stesso è stato più volte accusato, e lo è tutt'ora, di aver egli
organizzato l'attentato al leader socialista.
Il Duce prese atto delle polemiche che il fatto suscitò a livello
nazionale e fu quello il punto in cui il fascismo rischiò proprio di
cadere in conseguenza di quel fatto e della successiva secessione
cosidetta dell'Aventino. Mussolini stesso si sobbarcò la responsabilità
morale dell'accaduto credendo di non aver saputo dare freno ai più
irrequieti fascisti. Il 13 giugno in un discorso alla Camera, disse:
Solo
un nemico che da lunghe notti avesse pensato a qualcosa di diabolico
contro di me, poteva effettuare questo delitto che ci percuote di orrore e
ci strappa grida di indignazione."
Questa
è stata l'introduzione che ho voluto fare a questo testo mandatoci via
e-mail per dare l'esatta visione dei fatti.
Al
di là delle menzogne diffuse dall'esilarante istituto storico della
resistenza credo che, per comprendere la vera dinamica di quel fatto di
sangue, basti pensare all'intervista che Matteo Matteotti rilasciò, una
quindicina di anni fa, a Marcello Staglieno, e che fu pubblicata da
"Storia Illustrata".
In essa sono contenute affermazioni clamorose. Secondo lui (e non credo
che il figlio di un uomo assassinato possa essere accusato di faziosità...)
dietro l'omicidio del padre non ci sarebbe stato Mussolini, bensì il re;
e all'origine della morte del deputato socialista non ci sarebbero state
le tanto decantate denunce delle violenze fasciste (poco significative,
aggiungo io, perché le violenze fasciste erano sotto gli occhi di tutti,
esattamente come sotto gli occhi di tutti era il fatto che esse nascevano
per reazione alle violenze dell'estrema sinistra...), ma ben altro.
Giacomo Matteotti, che era un massone d'alto grado, nel 1924 aveva
compiuto un viaggio in Inghilterra; qui la loggia "The Unicorn and
the Lion" gli aveva comunicato, fornendogli i relativi documenti, che
la Sinclair (quella dello "scandalo dei petroli", il cosiddetto
"Affare Sinclair", appunto...)era in possesso di due scritture
private del re d'Italia.
Vittorio Emanuele III. Dalla prima risultava che
quest'ultimo era diventato azionista della Sinclair (dal 1921), ma senza
pagare un soldo; con la seconda, invece, il monarca italiano si impegnava
a tenere nascosti, il più a lungo possibile, i giacimenti petroliferi in
Libia. Così, in altre parole, il re ci avrebbe guadagnato, mentre
l'Italia avrebbe continuato ad essere strangolata... Matteotti tornò,
dunque, con l'intenzione di denunciare questo nobile comportamento del
nostro sovrano, senz'altro qualificabile come alto tradimento... Denuncia
ben più ghiotta di quella di cui sopra... Il re lo seppe e, temendo lo
scandalo (e paventando inoltre, lui e la borghesia industriale, l'ipotesi,
formulata da Mussolini, di un possibile governo fascisti/socialisti...),
prese, con questo stranissimo delitto eseguito da gasati farinacciani (i
quali, chissà perché, fecero di tutto per farsi scoprire...), parecchi
piccioni con una fava: sventò il governo a partecipazione socialista,
ebbe Mussolini (che, a questo punto, sarebbe stato anche lui una
vittima...) in pugno, e potè sottrarre la pericolosissima documentazione
che lo inchiodava...
Ricordo, infine, che il Duce concesse un vitalizio ai familiari di
Matteotti, persone dignitose che mai avrebbero accettato quel denaro se
avessero saputo che era stato proprio Mussolini a pronunciare la condanna
a morte del loro congiunto...
Beh,
se queste affermazioni risultassero vere, si comprenderebbe ancor meglio
la gravità dell'accaduto. Infatti ciò che è su scritto, anche se il
tutto è da verificare, potrebbe cambiare radicalmente un pezzo di storia
italiana. Infatti il delitto Matteotti anche se all'inizio fu un colpo
duro per il fascismo, successivamente si rivelò l'avvenimento che
accellerò il totalitarismo del governo fascista. Noi prendiamo tali
ipotesi con gli adeguati accorgimenti ma nuove prospettive si aprono ad 80
di distanza dall'omicidio del deputato socialista. I fatti su descritti
lasciano infatti spazio a più di un dubbio in merito..
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