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"...finché la mia stella brillò, io bastavo per tutti; ora che si spegne, tutti non basterebbero per me. Io andrò dove il destino mi vorrà, perché ho fatto quello che il destino mi dettò.."
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"I fascisti che rimarranno fedeli ai principi, dovranno essere dei cittadini esemplari. Essi dovranno rispettare le leggi che il popolo vorrà darsi e cooperare lealmente con le autorità legittimamente costituite per aiutarle a rimarginare, nel più breve tempo possibile, le ferite della Patria"
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"..Stalin è seduto sopra una montagna di ossa umane. E' male? Io non mi pento di aver fatto tutto il bene che ho potuto anche agli avversari, anche ai nemici, che complottavano contro la mia vita"

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La Bandiera Nazionale
la storia del nostro tricolore

a cura di: Claudio Piras

 

14 luglio 1789: caduta della Bastiglia a Parigi… “dal momentaneo entusiasmo provocato dall’avvenimento, nacque il tricolore francese, per la fusione della bianca bandiera della monarchia con i colori di Parigi, il rosso e il turchino”.

Dal quel momento si evolve il significato di bandiera da espressione araldica di un’autorità a simbolo di nazionalità.
Gli avvenimenti francesi rimbalzano in Europa e, in Italia, accrescono le speranze di poter ripetere le esperienze francesi.
Nel marzo del 1796 il governo francese affida il comando dell’armata operante in Piemonte a Napoleone Bonaparte, un giovane di 27 anni. Assunto il comando, Napoleone inizia la folgorante campagna militare che isserà il tricolore della rivoluzione su tante capitali della nostra penisola.
Sconfitti gli Austriaci a Lodi, 10 maggio 1796, entra a Milano dove sventola la bandiera repubblicana, il tricolore francese.
Il giorno 11 ottobre 1796 Napoleone informa il Direttorio, il supremo organo collegiale al quale durante la Rivoluzione francese era stato affidato il potere esecutivo in Francia, circa la Costituzione di una “Légion Lombarde. Les couleurs nationals qu’ils ont adoptés son le vert. Le blanc et le rouge”.
Il 6 novembre 1796 a Milano, nel corso di una solenne cerimonia in piazza del Duomo, la prima delle sei coorti della Legione Lombarda, ricevette la bandiera, seguita poi dalle altre cinque.

Tricolore assegnato alle sei coorti della Legione Lombarda.
Al centro del tricolore è cucito un nastro svolazzante di colore giallo che reca la scritta “Subordinazione alle leggi militari” in argento. Nel centro è raffigurato un berretto frigio di colore rosso che simboleggia la libertà perché era portato dagli affrancati dell’impero romano, schiavi ai quali il padrone ha reso la libertà e cui discendenti sono considerati per questo cittadini dell’Impero. Il berretto è rivolto verso la parte esterna della bandiera, battente, orlato in basso da una striscia bianca rosso e verde. Sotto la scritta in argento Legione Lombarda Coorte n ….. Ancora più sotto, la squadra con il pendolo riprodotta nei colori naturali, considerata un simbolo massone. Una corona di quercia chiude il tutto. 
Sul rovescio la scritta “Eguaglianza o morte” poi il cappello frigio, la squadra con il tricolore fiancheggiata dai pugnali di Bruto e di Cassio con il manico tricolore che simboleggiano la libertà riconquistata dopo l’uccisione di Cesare. Anche sul rovescio troviamo la quercia. Completa la bandiera la cravatta tricolore annodata alla base della freccia che sormonta l’asta.

Napoleone incoraggiò anche i governi provvisori createsi dopo le rivolte di Reggio Emilia e di Modena contro il regime degli Estensi.
A Modena dal 16 al 18 ottobre 1796 si tenne un primo Congresso nel quale i delegati delle quattro città – Reggio Emilia, Modena, Ferrara, Bologna – decisero di unirsi in una sola Repubblica che si chiamò Cispadana e di appoggiare la guerra francese contro l’Austria, arruolando una Legione Italiana di 3.000 volontari suddivisi in cinque coorti di seicento.
Il confesso deliberò che ciascuna coorte avesse la sua bandiera a tre colori nazionali italiani adorna degli emblemi della libertà e che anche l’uniforme dei volontari fosse sei colori “già ammessi dai nostri fratelli lombardi”.
Il 7 gennaio 1797 il delegato di Lugo di Romagna, Giuseppe Compagnoni (1754-1883) propose e venne approvato dal Congresso “che si renda universale lo Stendardo o bandiera Cispadana di tre colori Verde, Bianco e Rosso e che questi tre colori si usino anche nella Coccarda Cispadana, la quale debba portarsi da tutti”.
 

L’arma della Repubblica Cispadana è racchiusa in un ovale che contiene, a sua volta, la corona civica rappresentata dalle tradizionali fronde di alloro.
Più al centro, un turcasso a forma di cono capovolto, con il vertice affondato in un trofeo composto di lance, di un fascio repubblicano, di due bandiere e di un cannone, ospita quattro frecce. Alla base del turcasso, un tamburo militare; ai lati le lettere R.C. (Repubblica Cispadana).

Questo è l’atto di nascita della bandiera italiana in quanto il Tricolore, per la prima volta, è adottato come bandiera di Stato.
L’importanza storica e politica di questo evento è sottolineata dal discorso “Per il Tricolore”  che Giosuè Carducci pronunciò a Reggio Emilia il 7 gennaio 1897 in occasione del primo centenario dell’istituzione della bandiera di cui riportiamo l’ultima parte:

“O giovani, l’Italia non può e non vuole essere l’impero di Roma, se bene l’età della violenza non è finita pe’ validi: oh quale orgoglio umano oserebbe mirare tant’alto? Ma ne anche ha da essere la nazione cortigiana del rinascimento, mercé di tutti: quale viltà comporterebbe di dar sollazzo delle nostre ciance agli stranieri per ricambio di battiture e di stragi? Se l’Italia avesse a durar tuttavia come un museo o un conservatorio di musica o una villeggiatura per l’Europa oziosa, o al più aspirasse a divenire un mercato dove i fortunati vendessero dieci ciò che hanno arraffato per tre: oh per Dio non importava far le cinque giornate a ripigliare a baionetta in canna sette volte la vetta di San Martino, e meglio era non turbare la sacra quiete delle ruine di Roma con le trombe di Garibaldi sul Granicolo o con la cannonata del re a Porta Pia. L’Italia è risolta nel mondo per sé e per il mondo: ella per vivere, deve avere idee e forze sue, deve esplicare un officio suo civile ed umano, un’espansione morale e politica. Tornate, o giovani, alla scienza e alla coscienza de’ padri, e riponetevi in cuore quello che fu il sentimento il voto, il proposito di quei vecchi grandi che han fatto la Patria: l’Italia avanti tutto! L’Italia sopra tutto!”.

LA REPUBBLICA CISALPINA ADOTTA IL TRICOLORE

Il 19 maggio 1797 Napoleone annette alla Repubblica Cispadana i territori della Romagna e sottrae quelli di Modena, Reggio Emilia, Massa e Carrara per unirli alla costituenda Repubblica Cisalpina.
Intanto il sentimento nazionale che si esprime nel Tricolore pervade Bergamo, Brescia e la stessa Venezia.
Il 27 maggio 1797 il Comitato d’organizzazione militare della Repubblica Cisalpina istituisce e regolamenta la Guardia Nazionale Sedentaria. Organizza in legioni, battaglioni e compagnie come già le Legioni Lombarda e Cispadana, avrà un’uniforme con i colori bianco, rosso e verde.

 

 

Il Tricolore della Cisalpina. L’11 maggio 1798 il Gran Consiglio risolve che la bandiera della Repubblica Cisalpina sia di tre bande parallele all’asta, verde, poi la bianca e la terza rossa. Tenendo conto dell’urgenza, il 12 maggio 1798 il Consiglio dei Senatori decreta in conformità

I suoi soldati porteranno “coccarda e pennacchio coi colori nazionali”.
Inoltre “ciascun Battaglione avrà una bandiera con i tre colori nazionali, nel fondo del quale sarà scritto da una parte Guardia Nazionale Cisalpina, col nome del Dipartimento, il numero della Legione, e del Battaglione: dall’altra Libertà, Eguaglianza, Sostegno delle leggi”

La Festa Federativa a Milano, il 9 luglio 1797 sancisce la nascita della Repubblica Cisalpina.

Un fiore all’occhiello delle forze armate della repubblica Cisalpina dovevano essere gli Ussari di requisizione: un corpo di truppe scelte, volute da Napoleone allo scopo di creare un vivaio di ufficiali per la cavalleria.

L’Archivio di Stato di Reggio Emilia consente di riconoscere le caratteristiche del tricolore voluto dalla Cisalpina per questo Corpo sceltissimo che però non sopravvisse oltre il 28 marzo 1798: la Repubblica entra in crisi non poteva permettersi allievi.

 

 

 


Dopo la pace di Campoformio tra Francia ed Austria, la Repubblica Cisalpina comprendeva: l’antica Lombardia, il Mantovano, il Bergamasco, il Bresciano, parte del Veronese, l’ex Ducato di Modena e Reggio Emilia, le tre Legazioni di Bologna, Ferrarla e Romagna, l’ex Ducato di Massa e la Valtellina.
Purtroppo la prima Cisalpina durerà poco: Russia, Inghilterra, Turchia e Austria si coalizzeranno nuovamente contro la Francia: è di nuovo guerra che spazzerà l’impalcatura politico-militare costruita da Napoleone in Italia. Il 26 aprile 1799 i Consigli dei Juniori e dei Seniori della Cisalpina si sciolgono. Milano viene occupata due giorni dopo dagli austro-russi.
La Cisalpina è finita. I francesi si ritirano in Liguria.

 

La Divisione Cisalpina inquadra fra i propri reparti il 1° Squadrone del secondo Reggimento Usseri, la cui elaborata bandiera è conservata a Milano presso il Museo del Risorgimento.

 

 

 

 

 

 

 

- A cura di Claudio Piras  - 

 

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