::.. Pagina Iniziale ..::
- L'Editoriale del mese
- Scrivi al Direttore
:: Benito Mussolini ::
- Introduzione- Biografia- Fotografie- Discorsi- Video- L'ultima intervista- La Morte del Duce- Il Testamento:: Il Fascismo ::- Introduzione- La Storia del Fascismo- Dottrina- I Programmi- I Personaggi- Frasi e Motti- La Propaganda- Il Confino- Storia II° Guerra Mondiale- Gli Speciali sul Fascismo- La Tragedia delle Foibe- Scritti da voi:: Area Download ::- Mp3 Canti Fascisti- Sfondi e Suonerie- Calendario Duce:: Area Interattiva ::- Benito Mussolini Forum- Chat Ilduce.net- Newsletter- Collabora al sito- I nostri sondaggi:: Altre Sezioni ::- Le nostre Recensioni- Il Pensiero di Dagonavy- Esclusive Ilduce.net- Parlano di noi- Eventi- Chi Siamo- Siti Amici


"...finché la mia stella brillò, io bastavo per tutti; ora che si spegne, tutti non basterebbero per me. Io andrò dove il destino mi vorrà, perché ho fatto quello che il destino mi dettò.."
- - - -

"I fascisti che rimarranno fedeli ai principi, dovranno essere dei cittadini esemplari. Essi dovranno rispettare le leggi che il popolo vorrà darsi e cooperare lealmente con le autorità legittimamente costituite per aiutarle a rimarginare, nel più breve tempo possibile, le ferite della Patria"
- - - -
"..Stalin è seduto sopra una montagna di ossa umane. E' male? Io non mi pento di aver fatto tutto il bene che ho potuto anche agli avversari, anche ai nemici, che complottavano contro la mia vita"

  Pagina Iniziale  Preferiti  Forum

 

 Fai conoscere Ilduce.net ai visitatori del tuo blog o del tuo sito. Scarica i nostri loghi e banner e diffondili.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Fascismo e la donna
a cura di Caesar

 

Malgrado fosse notevolmente migliorata sin dagli anni immediatamente seguenti la prima rivoluzione industriale, che ebbe come effetto uno stravolgimento di molte barriere e ruoli sociali, e avesse comunque ottenuto dei lievi miglioramenti nei decenni seguenti (alternati a forti battute d’arresto, se non di regresso), la condizione femminile rimase tuttavia decisamente subordinata a quella maschile sino ai primi del novecento. Di per sé la cosa non costituiva una novità ma, sporadici tentativi a parte, non si volle mai (né tanto meno si permise) che ci si avvicinasse ad una concezione totalmente opposta del ruolo e delle possibilità della donna. Furono diverse le espressioni di questo diffuso malcontento femminile riguardo la propria condizione, particolarmente disagiata in molti paesi d’Europa. Il mondo della letteratura offrì diversi spunti di protesta: come non ricordare le origini del romanzo o le espressioni di denuncia di Ibsen (Casa di Bambola, 1876) o, in Italia, di Sibilla Aleramo (Una donna, 1906) e Grazia Deledda. Nella nostra penisola, malgrado i progressi e il rapido sviluppo dell’età giolittiana, la situazione sembrava non dovesse mai migliorare; certamente non ve ne erano i presupposti dopo la fine del primo conflitto mondiale, né tanto meno nel cosiddetto “biennio rosso”. Ma, quasi in sordina, alla fine del 1922 si insediò a Palazzo Chigi un governo nuovo, con una natura ancora non ben definita, con un programma politico orientato a sinistra, volto al sociale, con accenti nazionalisti. L’appoggio del popolo non era ancora totalitario, la maggioranza parlamentare  fragile e infida, e ancora non si capiva se ci si trovasse di fronte ad un altro governo di stampo liberale, leggermente orientato a destra (dato l’appoggio del capitalismo e della borghesia), composto peraltro da ministri e sottosegretari di ogni partito. La storia di questo governo, il governo Fascista, e le vicende di cui si rese protagonista sono note a tutti; ma fra i tanti lati parzialmente inesplorati (almeno in Italia, dato che in altri paesi si è sempre guardato con attenzione ai modi con cui i regimi Fascisti europei hanno fornito, in politica interna, le risposte ai problemi del proprio tempo) si trova sicuramente il rapporto tra Regime Fascista e le donne. Alle tesi degli “storici” del dopoguerra che ci offrono spaccati e ricostruzioni della vita della donna negli anni del governo Mussolini, riducendo il rapporto tra donne e Regime ad un mero sfruttamento da parte di quest’ultimo dell’essere femminile inteso come “sforna-figli” da mandare in prima linea per combattere le “ingiuste” guerre del Regime e per il resto ridotte in uno stato di “semi schiavitù” fisica e morale, relegate unicamente all’ambito domestico, noi ci permettiamo di rispondere con i fatti e con prove storiche a sostegno delle nostre tesi. La donna italiana fu una delle prime in Europa a godere della tutela sul lavoro, sia in caso di infortuni che nei casi di maternità.

Per questo specifico proposito venne istituita, nell’ambito delle riforme sociali del Fascismo, l’Opera Nazionale Maternità ed Infanzia (OMNI), allo scopo di tutelare ed assistere le madri e la loro prole nei casi in cui ci si trovasse in difficoltà lavorative, economiche e sociali. Allo stesso tempo, con l’istituzione dell’Opera Nazionale Balilla, le fanciulle (le “Piccole Italiane” prima e “Giovani Italiane” poi) vennero messe sullo stesso piano dei maschietti (i “Figli della Lupa”, successivamente “Balilla” prima e “Avanguardisti” poi), potendo usufruire di attività organizzate dallo Stato, indumenti, istruzione in ambiti diversi da quelli offerti dalla scuola, vacanze nelle diverse colonie marittime, montane ed eliotropiche. Allo stesso tempo si incentivò la presenza femminile nei pubblici impieghi, dove fu fissato uno specifico rapporto con quella maschile, e la si parificò allo stesso livello di quella maschile in ogni altro genere di lavoro. Venne fissato un termine massimo di ore di lavoro giornaliere, una copertura assicurativa infortunistica e una sanitaria tanto per gli uomini quanto per le donne; nello stesso tempo si vietò il lavoro minorile. L’analfabetismo, ancora molto diffuso, ebbe un calo generalizzato che investì prevalentemente la componente femminile, retaggio delle precedenti ingiustizie sociali. Ovviamente lo Stato modificò positivamente la vita del popolo italiano in molti settori, e a giovarne furono tutti i gruppi componenti la comunità nazionale; per questo furono emanate solo sporadicamente leggi riguardanti un solo gruppo sociale. Le donne, né più né meno degli uomini, conobbero per la prima volta diversi benefici grazie alle leggi emanate dal Regime: benefici che toccarono maggiormente le donne, in quanto succubi di secoli di restrizioni, privazioni e “sacri”doveri. Il passo più grande fu comunque la fine della differenziazione uomo/donna: ciò fu consentito dal nuovo clima di comunità nazionale e dai valori rivoluzionari che il Fascismo si proponeva di far attecchire nel forgiare “l’italiano nuovo”. La stessa scala di valori proposta dallo Stato Fascista – Dio, Patria, Famiglia – ricollocava il nucleo familiare al giusto posto nella graduatoria delle priorità dello Stato, e quindi del cittadino, tornando così a riproporre la centralità della famiglia unita e prolifica come cellula prima della comunità nazionale. La donna tornava così ad essere elemento centrale della famiglia al pari dell’uomo e indiscussa signora dell’ambiente domestico. Inoltre, nel prolifico e fecondo clima dell’Italia proletaria e Fascista, si incentivava in ogni modo la procreazione: le donne, in questo modo, oltre alla gioia per la maternità ottenevano dallo Stato un contributo tangibile per l’opera in tal modo resa al Paese. Un’Italia prolifica, la cui popolazione crebbe nel giro di pochi due decenni: nel 1944 si contavano 45 milioni di persone. Le nuove generazioni crebbero forti e sane, lo dimostra il fatto che l’Italia è il paese con la percentuale più alta di anziani: quelle generazioni nacquero sotto il Fascismo. La salute di una nazione e quella del suo popolo si vedono dalla sua fecondità: tutto ciò è quanto mai attuale nei nostri tempi; tempi in cui l’autentica razza italica sta scomparendo e con essa gli eredi di Virgilio e Dante. La politica di sostegno per le famiglie numerose e le donne prolifiche, peraltro guardata con molta attenzione anche oggi, contribuì all’aumento della forza lavoro per la Nazione e le famiglie stesse, cementando ancor più lo spirito di unità e sacrificio nello stesso nucleo familiare. Nell’ambito di questa politica schiettamente sociale, dalla quale le donne godettero ampi benefici, il consenso femminile al Regime fu grande. Oltre alla persona del Duce e alle iniziative del Regime, che permisero la realizzazione nel giro di pochi anni di molti di quei sogni che da 200 anni il mondo femminile aspettava di veder concretizzati, si assistette ad un autentico e spontaneo trasporto verso la costruzione del progetto della Nuova Italia che il Fascismo si proponeva. Come dimenticare moltitudine di donne e bambine che, giornalmente, inviava centinaia di lettore al loro Duce; come dimenticare il più alto dono delle donne alla Nazione nel momento dell’assedio economico nel 1935, con la donazione delle fedi nuziali nella “Giornata della Fede”; come dimenticare il sacrificio ultimo delle oltre cinquemila combattenti del Servizio Ausiliare Femminile (SAF) durante gli esaltanti e tragici giorni della Repubblica Sociale. Ovviamente questi sono solo sporadici esempi ed episodi; se ne potrebbero contare a migliaia.  La cosa più turpe che si possa fare è manipolare la storia, falsificando così la memoria stessa di un popolo. Quello che in Italia si sta facendo da sessant’anni è, invece, una vera e propria manipolazione: è troppo pesante, evidentemente, dover ammettere che il consenso degli italiani verso il Regime fu pressoché totale e che questo stesso venne motivato da un generale miglioramento della vita. Troppo comodo nascondere tutto dietro le vicende belliche o scelte più o meno felici in politica estera: quello è solo un capitolo di un libro che ne contiene tanti. Cancellarne alcuni significa non solo sminuire il ruolo di un governo che cercò di far crescere una Nazione che da troppo tempo aveva perso il ruolo che le competeva nel mondo, ma anche voler cancellare le gioie, le speranze, le delusioni della componente femminile del nostro popolo che ricevette molto e dette tanto, in molti casi anche la vita. Le conquiste sociali avvenute negli anni del Regime, non vennero rigettate negli anni del dopoguerra e continuarono ad essere la spina dorsale della nascente costituzione, caso analogo in Germania. Rimase comunque una precisa differenziazione fra i ruoli all’interno della società, sia prima che dopo il Fascismo: differenziazione che non si basava però su presunte superiorità fisiche o mentali di uno sull’altro, bensì solamente sulle differenze assegnate dalla natura e sulle specifiche competenze di ogni sesso. Nel giro di due decenni dalla fine del secondo conflitto mondiale si raggiunse la tanta agognata parificazione completa dei sessi; ma la strada era già stata appianata.

Caesar

 

[Duce] [Fascismo] [Forum] [Chat] [Newsletter] [Scrivici] [Sfondi e Suonerie]
[
Storia] [Frasi e Motti] [Chi Siamo] [Personaggi] [Siti Amici] [Recensioni] [Sostieni Ilduce.net]


Copyright © 2001 - 2008 Giuseppe Minnella - Contatti: Info@ilduce.net -

Dichiarazione ai sensi della Legge 7 marzo 2001, n. 62.
Questo sito non è un "prodotto editoriale diffuso al pubblico con periodicità regolare".
Gli aggiornamenti consistono in migliorie/approfondimenti a quanto già pubblicato