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spegne, tutti non basterebbero per me. Io andrò dove il destino mi
vorrà, perché ho fatto quello che il destino mi dettò.."
- - - -
"I fascisti che
rimarranno fedeli ai principi, dovranno essere dei cittadini
esemplari. Essi dovranno rispettare le leggi che il popolo vorrà
darsi e cooperare lealmente con le autorità legittimamente
costituite per aiutarle a rimarginare, nel più breve tempo
possibile, le ferite della Patria"
- - - -
"..Stalin è seduto sopra una montagna di ossa
umane. E' male? Io non mi pento di aver fatto tutto il bene che ho
potuto anche agli avversari, anche ai nemici, che complottavano
contro la mia vita"
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25 Luglio 1943: La
caduta del Regime
fonte: Il
Novecento
L'ultima
e burrascosa seduta del Gran Consiglio del Fascismo
Tra
le ore 17 del 24 e le 3 del mattino del 25 luglio 1943, in una tempestosa
riunione durata dieci ore, il Gran consiglio del fascismo (che non si
riuniva dal 7 dicembre 1939, quando era stata approvata la "non
belligeranza" dell'Italia), mise in minoranza Mussolini.
Oltre al duce (che presiedeva il Consiglio) erano presenti ventisette
membri.
L'ordine del giorno Grandi (redatto dallo stesso Grandi, da Ciano e da
Bottai), che prevedeva l'allontanamento del Duce del fascismo, prevalse
con 19 si contro 7 no e un'astensione.
Prima delle votazioni, parlò Mussolini.
"Quest'ordine del giorno - disse - pone problemi molto gravi di
dignità personale. Se il re accetta la restituzione della delega dei
poteri militari, questo significa che io debbo essere decapitato. E'
meglio parlarci chiaro. Io ho ormai sessant'anni e so cosa vogliono dire
queste cose. Se poi domani il re a cui portassi questo vostro ordine del
giorno dovesse rinnovare la sua fiducia in me, quale sarebbe la posizione
di voi signori di fronte al re, di fronte al paese, di fronte al partito,
di fronte a me personalmente?"
Nonostante, le inquietanti domande di Mussolini, il Consiglio gli votò
contro. Alle 18 dello stesso 25 luglio il re Vittorio Emanuele III farà
arrestare Mussolini (sostituito con il generale Badoglio) e l'11 gennaio
1944 furono fucilati a Verona i "traditori del Regime", cioè i
firmatari non contumaci dell'ordine del giorno Grandi.
Facciamo ora seguire i tre ordini del giorno che, in quella drammatica
notte, furono presentati, discussi e votati: quello di Grandi. quello di
Farinacci (che ebbe il voto del solo proponente) e quello di Scorza
(concordato preventivamente con Mussolini).
1. Ordine del
giorno Grandi - "Il Gran Consiglio, riunendosi in questi giorni di
supremo cimento, volge innanzitutto il suo pensiero agli eroici
combattenti di ogni armata che, a fianco a fianco con la fiera gente di
Sicilia, in cui più alta risplende l'univoca fede del popolo italiano,
rinnovano le nobili tradizioni di strenuo valore e di indomito spirito di
sacrificio delle nostre gloriose forze armate.
Esaminata la situazione interna ed internazionale e la condotta politica e
militare della guerra, proclama:
il dovere per tutti gli italiani di difendere ad ogni costo l'unità,
l'indipendenza, la libertà della patria, i frutti dei sacrifici e degli
sforzi di quattro generazioni dal Risorgimento ad oggi, la vita e l'avenire
del popolo italiano;
afferma: la necessità dell'unione morale e materiale di tutti gli
Italiani in quest'ora grave e decisiva per i destini della patria;
dichiara: che a tale scopo è necessario l'immediato ripristino di tutte
le funioni statali, attribuendo alla Corona, al Gran Consiglio, al
governo, al Parlamento, alle corporazioni, i compiti e le responsabilità
stabilite dalle nostre leggi statutarie e costituzionali;
invita: il capo del governo a pregare la Maestà del Re, verso la quale si
rivolge fedelmente e fiducioso il cuore di tutta la nazione, affinchè
egli voglia, per l'onore e la salvezza della patria, assumere con
l'effettivo comando delle forze armate di terra, di mare e dell'aria,
secondo l'articolo 5 dello Statuto del Regno, quelle supreme iniziative di
decisione che le nostre istituzioni a lui attribuiscono e che sono sempre
state, in tutta la nostra storia nazionale, il retaggio glorioso della
nostra augusta dinastia di Savoia."
2. Ordine del
giorno Farinacci - "Il Gran Consiglio del fascismo, veduta la
situazione interna ed internazionale e la condotta politico-militare della
guerra sui fronti dell'Asse, rivolge il suo fiero e riconoscente saluto
alle eroiche forze armate italiane e a quelle alleate, unite nello sforzo
e nel sacrificio per la difesa della civiltà europea, alle genti della
Sicilia invasa, oggi più che mai vicina al cuore delle altre genti, alle
masse lavoratrici dell'industria e dell'agricoltura che potenziano col
lavoro la patria in armi, alle camicie nere ed ai fascisti di tutta Italia
che si serrano nei ranghi con la immutata fedeltà al regime;
afferma: il dovere sacro per tutti gli Italiani di difendere fino
all'estremo il sacro suolo della patria, rimanendo fermi nell'osservanza
delle alleanze concluse;
dichiara che a tale scopo è necessario e urgente il ripristino generale
di tutte le funzioni statali, attribuendo al Re, al Gran Consiglio, al
governo, al Parlamento, al partito, alle corporazioni i compiti e le
responsabilità stabilite dal nostro statuto e dalla nostra legislazione;
invita il capo del governo a chiedere alla Maestà del Re, verso il quale
si rivolge fedele e fiducioso il cuore di tutta la nazione, perchè voglia
assumere l'effettivo comando di tutte le forze armate e dimostrare così
al mondo intero che tutto il popolo combatte serrato ai suoi ordini, per
la salvezza e la dignità d'Italia".
3. Ordine del
giorno Scorza - "Il Gran consiglio del fascismo, convocato mentre il
nemico - imbaldanzito dai successi e reso tracotante dalle sue ricchezze -
calpesta la terra di Sicilia e dal cielo e dal mare minaccia la penisola;
afferma solennemente la vitale e incontroversibile necessità della
resistenza a ogni costo.
Certo che tutti gli istituti ed i cittadini - nella piena e consapevole
responsabilità dell'ora - sapranno compiere il loro dovere sino
all'estremo sacrificio, chiama a raccolta le forze spirituali e materiali
della nazione per la difesa dell'unità, dell'indipendenza e della libertà
della patria.
Il Gran consiglio del fascismo, in piedi:
saluta le città straziate dalla furia nemica e le loro popolazioni che in
Roma - madre del cattolicesimo, culla e depositaria delle più alte civiltà
- trovano la espressione più nobile della loro fermezza e della loro
disciplina; rivolge il pensiero con la fiera commozione alla memoria dei
caduti e alle loro famiglie che trasformano il dolore in volontà di
resistenza e di combattimento;
saluta nella Maestà del Re e nella dinastia sabauda il simbolo e la forza
della continuità della nazione e l'espressione della virtù di tutte le
forze armate che - insieme con i valorosi soldati germanici - difendono la
patria in terra, in mare, in cielo;
si unisce reverente al cordoglio del pontefice per la distruzione di tanti
insigni monumenti dedicati da secoli al culto della religione e dell'arte.
Il Gran consiglio del fascismo è convinto che la nuova situazione creata
dagli eventi bellici debba essere affrontata con metodi e mezzi nuovi.
Proclama pertanto urgente la necessità di attuare quelle riforme ed
innovazioni nel governo, nel Comando supremo, nella vita interna del
paese, le quali - nella piena funzionalità degli organi costituzionali
del regime - possano rendere vittorioso lo sforzo unitario del popolo
italiano".
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