Battaglione Bersaglieri
Volontari
"Mussolini"
di Teodoro Francesconi
(fonte: storia del XX secolo n.3 - luglio 1995)
Il
reparto noto come I° battaglione bersaglieri volontari "Benito Mussolini"
si formò a Verona, per iniziativa di Vittorio Facchini, nella seconda
decade del settembre 1943, prima ancora cioè della nascita della
Repubblica Sociale Italiana. Inizialmente raccolse uomini, ufficiali,
sottufficiali e soldati, di disparatissime provenienze, armi e
specialità. Nucleo di un certo rilievo tecnico e numerico furono gli
uomini del Centro Costituzione battaglioni cacciatori di carro in Verona
(colonnello Mario Carloni). Si trattava prevalentemente di sottufficiali
e bersaglieri rimpatriati dall'Africa settentrionale prima della
battaglia di El Alamein per avvicendamento, quindi soldati esperti e
sperimentati. Altro rilevante contributo fu quello di ufficiali,
sottufficiali e militari del "Centro tradotte Est" sempre di Verona. Per
il resto si trattava di personale raccogliticcio che si era trattenuto
nelle caserme dopo lo sfacelo, e prigionieri già in avviamento nei campi
di concentramento e che aderirono all'appello del Facchini. Il reparto
assunse il nome di Benito Mussolini, anche se, in qualche documento, è
definito inizialmente come battaglione volontario delle Waffen
SS.Bersagliere Repubblicano
E' possibile che questa dizione decadesse all'atto della costituzione
della Repubblica Sociale Italiana. Poichè Verona era sede dell'8°
bersaglieri, reggimento scioltosi in Tunisia ed il battaglione si era
accasermato nel quartiere tradizionalmente sede dello stesso, il I°
battaglione volontari fu considerato I° battaglione di quel reggimento.
Nel proseguo di tempo, quando col trasferimento del I° battaglione alla
frontiera giulia, a Verona vennero formati il II° battaglione "Goffredo
Mameli" ed il III° "Enrico Toti" il raggruppamento assunse il nome di
reggimento bersaglieri volontari "Luciano Manara". Ad evitare equivoci è
bene verbalizzare che le omonimie nelle forze armate della R.S.I.
abbondavano, tanto che a Milano, nel quadro della ricostituzione del 3°
reggimento bersaglieri volontari, il XVIII battaglione, quando divenne
autonomo, assumendo la numerazione di IV battaglione Difesa Costiera,
completò la denominazione con "Luciano Manara", mentre a Genova era
dislocato un battaglione bersaglieri "Goffredo Mameli", da non
confondersi con quello costituitosi a Verona. Il "Mussolini" è coinvolto
in una serie di cambiamenti di nome ed è quindi citato anche come
battaglione "Bruno Mussolini" e battaglione "Stefano Rizzardi". Quando
nell'ambito del riordinamento generale dell'Esercito della R.S.I., gran
parte dei reparti autonomi assunsero la denominazione di battaglioni da
fortezza o difesa costiera, il battaglione bersaglieri volontari "Benito
Mussolini" divenne ufficialmente XV battaglione "difesa costiera". Il
battaglione venne inviato in zona operazioni, cioè nella media Valle
Isonzo e Valle Baccia, in due scaglioni il 10 e 14 ottobre 1943.
Articolato dapprima in quattro compagnie di linea ed una compagnia
comando, poi in cinque compagnie ed un reparto servizi, tenne la linea
ferroviaria Gorizia-Piedicolle dal Km.82 al Km.109, con una serie di
distaccamenti dislocati in zona controllata dal nemico. Presidiò inoltre
permanentemente Santa Lucia d'Isonzo e, per cinque mesi, Tolmino. Il
contingente raccogliticcio iniziale venne gradualmente sostituito da
soldati volontari e da reclute delle classi 1924 e 1925 che raggiunsero,
quest'ultime, il reparto, nell'aprile del 1944.
Dopo alcune incertezze, il battaglione adempi egregiamente ai suoi
compiti resistendo alle operazioni nemiche di annientamento effettuate
alla fine di giugno del 1944 ed a settembre dello stesso anno, oltre
allo stillicidio di 19 mesi di continue azioni di guerriglia, imboscate,
attacchi repentini, attentati. La bontà delle prestazioni vanno
collegate con lo spirito e l'aggressività che caratterizzavano i suoi
componenti, ma anche con il livello dell'armamento. I gruppi da
combattimento di compagnia erano molto efficienti per la loro mobilità,
la capacità manovriera, l'addestramento, tanto da infliggere
costantemente forti perdite al nemico rappresentato dal IX Korpus
sloveno. Tale unità schierava non meno di 7-8000 uomini divisi in due
divisioni, con 8 brigate e due batterie d'artiglieria, parecchi
distaccamenti autonomi, tutti i servizi divisionali. Inoltre i
bersaglieri ebbero parte nell'annientamento delle tre brigate componenti
la divisione Garibaldi-Natisone quando, nel 1945, la stessa passò alle
dipendenze dello Stato Maggiore sloveno. In fase difensiva, la lunghezza
della linea e l'esiguità dei presidi poterono reggere perchè il
battaglione "Mussolini" disponeva praticamente di cinque compagnie
fucilieri che però avevano nei distaccamenti, a loro disposizione,
l'armamento suppletivo di tre compagnie mitraglieri (27 armi da 8n-i/m),
due compagnie mortai (18 pezzi da 81 mm), una batteria da 2O mm (6
mitragliere Breda) ed una batteria da 25mm (6 pezzi Hotchkiss
anti-carro). La forza transitata nel reparto viene valutata sui 2000
uomini, dei quali 90 ufficiali. Questo dato deriva da una testimonianza
relativa al libro matricola nell'aprile 1945 ed anche da riscontri su
documenti ufficiali. In data 10/2/44 un rapporto del maggiore Faccini,
ufficiale di collegamento presso il comando tedesco a Trieste per tutte
le forze della R.S.I., denuncia una forza complessiva di 749 uomini (33
ufficiali, 94 sottufficiali, 622 bersaglieri). L'organico, in data
1/8/44, secondo la relazione dello Stato Maggiore Esercito, reca 1299
uomini (39 ufficiali, 98 sottufficiali, 1062 bersaglieri), il che
consente di ritenere che il massimo della forza presente fosse stata
raggiunta alla fine di giugno, con 1350 uomini. Questa forza corrisponde
a quella di tre battaglioni bersaglieri "ciclisti" nel Regio Esercito.
Il 25/3/45 il generale di c.a. Archimede Mischi, ispezionando le forze
presenti in Venezia Giulia, verbalizza una forza di 625 uomini fra i
quali 105 allievi ufficiali e si può quindi ritenere una ripartizione in
30 ufficiali, 140 sottufficiali, 455 bersaglieri. All'atto della
cessazione del conflitto, il 29 aprile 1945, si valuta che consegnarono
le armi 560-600 uomini. Poiché non si dispone del libro matricola, dato
che la documentazione dei reparti della R.S.I., in linea di massima, è
andata perduta, si è costretti a ripiegare su di una analisi per
campione. Questo campione è fornito dall'elenco dei Caduti del reparto.
Si valuta che il battaglione, dal momento in cui giunse in zona
d'operazioni il 10 ottobre 1943 alla data del rientro degli ultimi
militari dalla prigionia in Iugoslavia, 26 giugno 1947, abbia avuto fra
i 350 e i 400 Caduti, dei quali 324 identificati con un lunghissimo
paziente lavoro di ricerca e controllo da parte del "gruppo reduci". Si
è ritenuto che questo elenco, nel quale per ogni nome è stato annotato
il massimo che si è potuto raccogliere di notizie, possa essere
considerato sufficientemente attendibile per una estrapolazione a tutto
il reparto. L'elenco è depositato presso l'archivio dello "Istituto
Storico della R.S.I." della Cicogna e gli elementi di identificazione
sono i seguenti: Nome, Cognome, grado, classe di leva, distretto,
categoria di arruolamento (volontari, coscritti, trattenuti alle armi o
aderenti dalla prigionia), compagnia di appartenenza, condizione da
civile (prestatore d'opera, studente, militare di carriera), data di
morte, località, modalità di morte (caduto, ucciso, deceduto),
documentazione sulla morte (Elenchi ministeriali R.S.I., Commissariato
esumazione salme, cimitero, testimonianza di commilitoni, accertamento
presso i familiari, verbali della C.R.I.). Altre notizie di particolare
interesse, quando sussistono, sono allegate in calce. 350 Caduti
rappresentano il 17% della forza transitata. Per quanto riguarda gli
ufficiali, 90 , i Caduti sono 22, pari al 25% della forza transitata. La
forza transitata è piuttosto elevata anche se confrontata con la forza
massima ed i motivi sono molteplici. Indichiamo fra le cause di perdita
di forza le seguenti voci: caduti e dispersi perdurando il conflitto,
circa 170, feriti e dimessi per motivi di salute, 350, trasferiti 150,
catturati nel mese di ottobre 1943 e che si ritengono rientrati in
famiglia 100, disertori verso il nemico 50, assenti per vari motivi alla
fine del conflitto, 50. I 500 che mancano a completare il conteggio sono
catalogati sotto la dizione "assenti arbitrari", l'80% dei quali
transitati ad altri reparti della R.S.I. I maggiori beneficiari di
questo travaso, che in effetti era tollerato, furono il II battaglione
dello stesso reggimento, "Mameli" che operava sul fronte Sud, la Xa
Flottiglia MAS, le Brigate Nere territoriali.
Il 45% dei caduti perirono prima del termine del conflitto, ma di
questi, solo il 37% poterono avere una sepoltura formale, mentre per
l'aliquota restante, come sempre avviene nella guerriglia, l'esatta
dizione dovrebbe essere "dispersi" e quindi il luogo dell'inumazione è
ignoto. Il 55% cadde posteriormente al 30 aprile 1945 quando i
superstiti deposero le armi, per complessivi 175-180 soldati, 88 dei
quali fucilati nei dieci giorni successivi alla cattura, 19 uccisi
durante tentativi di fuga od in prigionia mentre di 65 è accertato il
decesso per malattia durante la cattività. La estrapolazione da elenco
Caduti consente di affermare che il 67% del reparto era formato da
volontari, l'11% da bersaglieri levati con i bandi "Graziani", mentre il
2% era formato da elementi già alle armi l'8 settembre 1943. Abbiamo
detto che caddero complessivamente 22 ufficiali. Dei 32 che formavano i
quadri del battaglione il 30 aprile, 16 vennero uccisi, pari al 50%, dei
quali 13 a Tolmino, 2 durante un tentativo di fuga, 1 al rientro dalla
prigionia. Nessun ufficiale venne ucciso o morì per malattia durante la
prigionia in Iugoslavia. Per quanto riguarda l'ambiente di provenienza
dei militari, il 59% erano lavoratori (contadini, operai, impiegati), il
36% studenti, il 5% militari di carriera. Se si considera separatamente
il gruppo degli ufficiali, fra di loro i militari di carriera
raggiungevano il 10%. Nell'analizzare i volontari che come detto
coprivano il 67% della forza, si constata come il 13% degli stessi
fossero studenti universitari, il 32% studenti delle scuole medie, il
53% lavoratori, il 2% militari di carriera. In primissima
approssimazione, accettato il fatto che i volontari che militarono nel
reparto furono 1340, di questi 174 erano studenti universitari, 428
studenti delle medie, 26 militari di carriera e 712 lavoratori.
Bersaglieri del "Mussolini"
Per quanto riguarda la provenienza geografica degli uomini, il 29% degli
stessi erano veneti, il 18% emiliani, il 13% giuliani, l'l 1 % lombardi,
il 5 % piemontesi, mentre il 24% rimanente era ripartito fra tutte le
altre regioni. Da quanto sopra si può dedurre che i giuliani presenti,
prevalentemente triestini, furono circa 260. L'ultima nota riguarda
l'età dei componenti il battaglione. Solo il 2% aveva superato i 40 anni
ed il 7% era compreso nella fascia fra i 30 ed i 40, il 21% era fra i 23
ed i 30 anni. I bersaglieri di 21 anni erano il 12 %, quelli di 20 il
19%, quelli di 19 il 19%, quelli di 18 il 9%, per finire con il 4% di 17
anni.