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"...finché la mia stella brillò, io bastavo per tutti; ora che si spegne, tutti non basterebbero per me. Io andrò dove il destino mi vorrà, perché ho fatto quello che il destino mi dettò.."
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"I fascisti che rimarranno fedeli ai principi, dovranno essere dei cittadini esemplari. Essi dovranno rispettare le leggi che il popolo vorrà darsi e cooperare lealmente con le autorità legittimamente costituite per aiutarle a rimarginare, nel più breve tempo possibile, le ferite della Patria"
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"..Stalin è seduto sopra una montagna di ossa umane. E' male? Io non mi pento di aver fatto tutto il bene che ho potuto anche agli avversari, anche ai nemici, che complottavano contro la mia vita"

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Quanto costò la Marcia su Roma?

 

In termini economici, il costo della Marcia su Roma fu alto. Nell'insieme si calcola che quello delle sole giornate del 27 e 28 ottobre 1922 si sia aggirato attorno ai 50 milioni di lire, pari a dodici, forse quindici miliardi e mezzo attuali. Da che parte vennero questi soldi?
Amministratore del partito fascista era, all'epoca, Giovanni Marinelli, il quale più tardi ammetterà "di non avere mai avuto l'impressione di trovarsi di fronte a insormontabili difficoltà finanziarie". Italo Balbo, nel suo "Diario 1923", ammette, dal canto suo, di aver ricevuto nei giorni della Marcia su Roma, 3 milioni di lire, una cifra enorme per l'epoca, garantiti con una cambiale a sua firma depositata nella cassa del partito. Nel suo scritto "La nascita del Fascismo",Cesare Rossj, così spiega in parte l'origine di quel denaro: "Il 28 ottobre a Milano hanno luogo intensi scambi di vedute tra Mussolini e i capi della Confederazione generale dell'Industria, i deputati Stefano Benni e Gino Olivetti, che avevano versato 20 milioni per la Marcia su Roma. Erano presenti anche i dirigenti della Confederazione dell'agricoltura, i quali telegrafarono a Roma, a Salandra, per esprimere il parere che la situazione non comportava altra soluzione che un governo Mussolini. Anche il senatore Ettore Conti, grande industriale elettrico, inviò un telegramma analogo a Facta".
Scrive dal canto suo lo storico Daniel Guérin nel libro Fascismo e grande capitale: "Nell'ottobre del 1922 non solo l'industria pesante, ma anche la Banca Commerciale fornirono insieme i milioni necessari per la Marcia su Roma". Non erano mancate, in passato, elargizioni occasionali, specie in occasione degli scontri, durissimi, che si erano verificati, sia nelle campagne che nelle fabbriche, durante il "biennio rosso" 1920-1921. Nel 1922 i finanziamenti assumono un aspetto più massiccio e costante, mettendo in evidenza l'intreccio di interessi che si era venuto a determinare tra grande capitale industriale e proprietari terrieri da un lato e movimento fascista dall'altro, anche se nella base di quest'ultimo era forte la componente piccolo-borghese e proletaria.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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