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"...finché la mia stella brillò, io bastavo per tutti; ora che si spegne, tutti non basterebbero per me. Io andrò dove il destino mi vorrà, perché ho fatto quello che il destino mi dettò.."
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"I fascisti che rimarranno fedeli ai principi, dovranno essere dei cittadini esemplari. Essi dovranno rispettare le leggi che il popolo vorrà darsi e cooperare lealmente con le autorità legittimamente costituite per aiutarle a rimarginare, nel più breve tempo possibile, le ferite della Patria"
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"..Stalin è seduto sopra una montagna di ossa umane. E' male? Io non mi pento di aver fatto tutto il bene che ho potuto anche agli avversari, anche ai nemici, che complottavano contro la mia vita"

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Il Tribunale Speciale 
per la Difesa dello Stato

 

  La legge 25 novembre 1926 n. 2008, avrebbe dovuto avere carattere temporaneo e restare in vigore per soli cinque anni. Buona parte delle sue norme furono però trasfuse nel nuovo Codice Penale, destinato ad entrare in vigore il 1° luglio 1931; ma la logica stessa dello Stato di polizia portò, come giustamente ha fatto notare Alberto Aquarone, alla conservazione del Tribunale Speciale. Infatti su proposta di Cristini, presidente del Tribunale Speciale, il Gran Consiglio votò il seguente ordine del giorno: "Il Gran Consiglio del Fascismo, udita la relazione del presidente del Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato, ne prende atto e delibera che alla data del primo luglio p.v. i realti politici contenuti nel nuovo Codice penale, passino alla competenza del Tribnunale Speciale per la Difesa dello Stato la cui durata sarà prolungata con apposito provvedimento legisltaitvo".

Il sei maggio successivo il governo presentò alla Camera il relativo disegno di legge che prolungava fino al 31 dicembre 1936 l'attività del Tribunale Speciale.

La prima sentenza del Tribunale Speciale, che normalmente teneva udienze nell'Aula IV del palazzo di Giustizia di Roma (la cui camera di consiglio era collegata per mezzo di una linea telefonica diretta con palazzo Venezia), porta la data del 1° febbraio 1927 (Pres. Sanna, Rel. Buccafurri) e riguarda due operai, tali Piva Giuseppe e D'Oria Cataldo, imputati di apologia di attentato e offese a Mussolini per essersi rammaricati in un cantiere di Roma, per il fallimento dell'attentato di Lucetti. Entrambi gli imputati vennero riconosciuti colpevoli e condannati a nove mesi di reclusione.

L'ultima sentenza del Tribunale Speciale è la n.187 del 22 luglio 1943 (Pres. Griffini, Rel. Masala) che riguarda il caso di un tale Boni Pietro di Viadana in provincia di Mantova, operaio in tempo di pace e caporale in tempo di guerra. Il Boni era accusato di denigrazione della guerra e di offese al Duce per aver detto in una caserma di Vicenza: "La guerra, grazie a Dio, l'abbiamo perduta, ora se trovo il Duce gli cavo gli occhi e l'uccido". Riconosciuto colpevole, l'imputato venne condannato a cinque anni di reclusione. Ma tre giorni dopo cadeva il regime. In questo arco di tempo che dal 1927 va al 1943 diversi furono i presidenti, come pure i giudici, che si susseguirono nella composizione del Tribunale Speciale. Se all'inizio i suoi presidenti furono generali dell'esercito, ben presto essi vennero sostituiti dai luogotenenti generali della Milizia, i quali davano al regime una maggiore garanzia, mentre i membri del collegio giudicante non erano scelti tra uomini di legge ma tra i consoli fascisti e i più noti squadristi. Il presidente Cristini con relazione dell'8 maggio 1934 diretta a Mussolini suggerì l'opportunità di modificare sostanzialmente le attribuzioni del Tribunale, nel senso di togliergli ogni carattere di eccezionalità politica e di sostituirlo, per i più gravi reati sia politici che comuni, alle Corti di Assise, che, secondo Cristini, non avevano dato buona prova e manifestavano numerosi e gravi sintomi di insufficienza funzionale: "Contro le forme più gravi e dannose di delinquenza sia comune che politica" scrisse in quell'occasione il presidente del Tribunazione Speciale "occorre che lo Stato opponga una difesa diretta ed immediata, un vero fronte unico. (...)

Tale compito non può rimanere più a lungo affidato alle Corti di Assise, ad organi cioè di comune composizione...".

Si suggeriva, quindi, di deferire la competenza fino allora riservata alle Corti di Assise ad una Suprema Corte di giustizia, che non si sarebbe, però, dovuta creare dal nulla, ma identificare nel già funzionante Tribunale Speciale. "Nulla vieta" concludeva Crisitni " che a questa Suprema Corte di giustizia venga deferita anche la competenza dell'unico articolo (576) rimasto alle Corti di Assise.

Che anzi, un tale aumento potrebbe essere bilanciato da una riduzione di quella quantitativa: tutti i minori reati politici potrebbero benissimo per le mutate condizionei del Paese, ritornare a far parte del comune calderone della delinquenza normale ed essere impacchettati e riconsegnati alla magistratura ordinaria". La proposta, comunque, cadde nel vuoto. Dei 978 processi del Tribunale Speciale ben 131 furono celebrati contro sloveni e croati. Di 47 condanne a morte, pronunciate da questo tribunale fascista, ben 36 comprendevano sloveni e croati, della quali 26 anche eseguite. Furono fucilati i croati Gortan, Milos, Blecic e Grahalic e gli sloveni Bidovec, Marusic, Valencic, Tomazic, Kos, Vadnal, Ivancic, Bobek, Vinci, Cekada, Hrescak, Rust, Srebot, Frank, Kaluza, Bele, Dolgan, Grzina, Hrovatin, Rojc, Vicic e Zefrin. Delle condanne capitali una fu particolarmente ripugnante sotto il profilo giuridico, in quanto l'imputato, Angelo Sbardellotto, aveva avuto soltanto l'intenzione di assassinare Mussolini, senza poi neppure tentare di mettere concretamente in atto il suo proposito. La serie delle condanne a morte fu aperta, nell'ottobre 1928, con quella di Michele Della Maggiora, accusato dell'uccisione di due militi fascisti. Seguì, nel 1929, quella del nazionalista sloveno Gortan. Con quattro condanne a morte si concluse nel settembre 1930, il processo svoltosi a Trieste, contro un gruppo di irredentisti slavi, ritenuti colpevoli di atti di terrorismo. Seguirono ancora nel 1931, la condanna a mrote dell'anarchico Michele Schirru, colpevole di attentato alla vita di Mussolini e nel 1932 quelle del già menzionato Sbardellotto e di Domenico Bovone, imputanto di attentati dimanitardi. Un posto a parte hanno le sentenze a morte (trentatrè, di cui ventidue eseguite) pronunciate in tempo di guerra per fatti direttamente connessi con quest'ultima: in prima linea, azioni partigiane ad opera di partigiani slavi combattenti nella zona del confine orientale.

Su 5619 unputati deferiti al Tribunale Speciale, quest'ultimo ne condanno 4596 e ne assolse 998 (negli altri casi si trattò di imputati successivamente stralciati o deceduti). In complesso, il Tribunale irrogò 27735 anni di carcere, ossia una media di circa 5 anni per imputato.

 

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