Il colpo di mano
nazista in Austria fa infuriare Mussolini
Alle 12 del 25 luglio 1934, 154 elementi dell'89°
"Standarte SS", con indosso false divise dell'esercito
austriaco, entrano nella "cancelleria federale" di Vienna,
salgono al primo piano, irrompono nello studio di Engelbert Dollfuss,
riempiono di piombo il cancelliere. La notizia di questo brutale
assassinio raggiunge Mussolini, in quel momento "protettore
ufficiale" dell'Austria, verso le sei di sera a Riccione, nello
stesso istante in cui Dollfuss muore in ospedale: e viene appresa da
Hitler a Bayreuth, durante l'annuale Festival wagneriano. Immobile nel suo
palco, ascoltando con gli occhi socchiusi le potenti note dell'Oro del
Reno, Hitler riceve le informazioni che via via i suoi aiutanti gli danno
senza tradire la minima emozione. Dopo la rappresentazione, ordina con
cura il pranzo al ristorante, poi si fa condurre a spasso per la città
mormorando ai suoi fidi: "Devo farmi vedere in giro per un'ora:
altrimenti penseranno che ho qualcosa a che fare con questa
faccenda". All'alba del giorno dopo, Mussolini è a Roma, mentre in
tutta Europa cresce lo sgomento per un atto che sembra gravido delle più
funeste conseguenze. Eccitatissimo, von Papen, nominato nella notte
ambasciatore tedesco a Vienna, appena appreso il fallimento del
"colpo di mano" nazista, che doveva avere inizio appunto con
l'assassinio del cancelliere, afferma che "si è ad una nuova
Sarajevo". E Hitler, contrariato dalla "inettitudine" dei
congiurati, ritorna sui suoi passi, diramando comunicati nei quali deplora
il "barbaro assassinio". Il nuovo cancelliere austriaco,
Schuschigg, ha infatti agito celermente, bloccando i congiurati e
facendoli arrestare per poi impiccarne tredici. A mezzogiorno del 26
luglio, le alte cariche militari italiane vengono convocate a palazzo
Venezia ed un'ora dopo gli ordini di Mussolini raggiungono le truppe. Già
in serata gli avamposti di quattro divisioni si schierano alla frontiera
del Brennero, manifestando chiaramente la precisa volontà di Roma:
nessuno può intaccare la libertà e l'indipendenza dell'Austria. Nessuno
può compromettere i risultati militari che l'Italia si è assicurata alle
frontiere in conseguenza della vittoria del 1918 sull'Impero
austro-ungarico.
In questo atteggiamento, Mussolini può pensare di avere le spalle
abbastanza sicure. L'indipendenza dell'Austria è stata solennemente
garantita dal trattato di Versailles, in più accettata, sempre per
trattato, dalla Germania: ancora, oltre alle vecchie stipulazioni di
Locarno, che risalgono al 1925, c'è l'accordo tra le tre potenze -
Inghilterra, Francia ed Italia per il mantenimento dell'indipendenza
dell'Austria, la cui firma risale appena al 17 febbraio del 1934. Così,
nella giornata del 26 luglio, Mussolini attende il consenso delle altre
due potenze per centuplicare la forza persuasiva della propria azione.
Rimane amaramente deluso, perchè l'Inghilterra fa sapere, con qualche
imbarazzo, che non prevede "impegni nuovi" sul continente. E la
Francia, che non ritiene di essere abbastanza forte per intervenire: in
altre parole, pare chiarissimo, dai rapporti diplomatici, che le due
grandi potenze sono state poco colpite dal tentato putsch in Austria, e da
ciò esso chiaramente sottintende. Mussolini incassa il colpo, ed appena
può farlo senza perdere prestigio ritira le sue divisioni dalla linea di
confine. L'opinione pubblica italiana rimane favorevolmente impressionata
da questo mussoliniano "atto di forza" del luglio-agosto 1934:
analizzando gli avvenimenti conclude che Mussolini, unico e solo in tutta
Europa, ha fermato Hitler: uno "stop" che è realmente servito a
dirottare l'azione tedesca da quel vitale crocevia strategico e politico
che è Vienna e, in definitiva, a bloccare la rinascente potenza tedesca.
Oggi, dopo l'ultima guerra, una tal convinzione si è ulteriormente
precisata: fino al 1939, si dice, un solo uomo osò i piani di Berlino e
non con le parole, ma coi fatti. E quest'uomo fu Mussolini. Colpa delle
democrazie, se non si associarono a un gesto, che avrebbe potuto salvare
la pace in Europa e stroncare per sempre il nazismo ancora agli albori.