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A Proposito
di tecnologia italiana durante il fascismo
(Un altro pezzo di storia nascosta
che viene alla luce)
28 agosto 1938:
le grandi gru del cantiere Orgionikidze di Leningrado
deposero sullo scalo la prima lamiera della «Savietzskj Sajus»,
una nave da battaglia che sarebbe stata la capostipite di una classe
di 4 unitá, che sarebbero state le maggiori e le più potenti
corazzate le acque dei mari occidentali; il loro dislocamento era di
quasi 60mila tonnellate, l'armamento consisteva di nove pezzi da
406 millimetri, suddivisi in tre torri trinate.
Il 17 luglio del
1939, nei cantieri Marti di Nikolajev, sul Mar Nero,
fu la volta della gemella «Savietzkaja Ukraina», e tre mesi
dopo, ma nei cantieri di Severodvink, nei pressi di
Arcangelo e quindi in un fiordo interno del Mar di Barents,
fu messa sullo scalo la «Savietzkaja Rassja»: accanto a lei
avrebbe dovuto esser costruita la quarta unità, ma il progetto venne
cancellato, forse per difficoltà nell'approvvigionamento delle
grosse artiglierie.
La cosa che molti troveranno “sorprendente”, o addirittura
“incredibile” è che queste quattro gigantesche navi da battaglia
non erano altro che le repliche maggiorate, ma sostanzialmente
identiche, delle nostre corazzate classe «Littorio».
Infatti negli
anni 1936 e 1937, la Regia Marina italiana cedette i relativi piani
completi di costruzione delle suddette unitá italiane, alla Marina
dell’Unione Sovietica,.
Tuttavia,
per quanto potrebbe sembrare sorprendente, non si trattava per
niente di un fatto isolato, ma del segmento terminale di una lunga
collaborazione tra le due Marine, iniziata addirittura prima di quel
2 settembre 1933 in cui Mussolini e l'ambasciatore sovietico
Potemkin avevano firmato, in Roma, quel Trattato di amicizia,
non aggressione e mutua assistenza che doveva durare intatto,
nonostante la guerra di Spagna e il Patto Antiocomintern,
sino al 22 giugno 1941.
Infatti, già prima di questa
firma, la genovese Ansaldo aveva costruito per la Marina
sovietica due grandi vedette rapide, che raggiunsero Vladivostok
l'11 dicembre 1934. Assieme a queste due prime unità vennero ceduti
un gran numero di Mas, siluri ed artiglierie leggere.
Appare evidente dunque che questo “grande accordo” si articoló negli
anni del 1934, 1935, 1936 e 1937.
Quanto abbiamo appreso significa
che fu il Fascismo a consentire la nascita dal nulla di quasi
l’intera e temibile flotta navale sovietica.
Nonostante questo segretissimo
accordo tra Italia e Unione Sovietica avesse prodotto fino a
quel momento un complesso navale di oltre 400.000 tonnellate di navi
da guerra, le cose andarono avanti con altre cessioni e costruzioni.
Furono ceduti i piani dei
cacciatorpediniere classe «Oriani», dai cui progetti, i russi
costruirono 54 unitá dello stesso tipo, trenta dei quali prima
dello scoppio del secondo conflitto mondiale. Cedemmo i progetti
degli incrociatori leggeri classe «Montecuccoli», che
dislocavano circa 8.000 tonnellate, dai quali la Marina Sovietica
trasse la classe «Kirov»(progetto n°26); i primi quattro dei
quali furono impostati tutti prima della fine del 1936.
Cedemmo anche i piani degli incrociatori pesanti classe «Zara»,
che dettero origine alla classe «Ciapaiev» che dislocavano
15mila tonnellate. Inoltre a Livorno, presso la Odero Terni,
l’Italia Fascista costruí , sempre per la flotta Russa, il più
veloce supercaccia del mondo, il «Taskent», una nave capace
di quasi 45 nodi, la quale mise in grandissimo allarme la Marina
Giapponese, che temeva di vederselo comparire nelle acque del mar
del Giappone.
L'impegno per la costruzione del
«Taskent» era in realtà doppio e forse quadruplo, poiché
l'accordo prevedeva che altre tre unità di dimensioni più
ridotte,sempre dello stesso tipo, sarebbero state costruite sotto
nostra supervisione nei cantieri di Leningrado e di
Nikolajev: e infatti presero puntualmente servizio da questi
scali il «Leningrad», il «Moskvà» ed il «Minsk».
Per quanto oggi sia difficile
stabilire cosa realmente recitasse l'accordo, indiscutibilmente
esistito, tra il governo italiano e quello sovietico, si puó
affermare che esso fu amplissimo.
Non soltanto fornimmo anche i
piani per un'intera e moderna classe di sommergibili, ma inviammo in
Russia due missioni di ingegnieri navali che presiedettero alla
costruzione, varo e collaudo delle unità navali capofila di ogni
serie. Fornimmo le turbine, artiglierie di piccolo calibro complete
dei relativi apparati di guida e puntamento, per un imprecisato
numero di scafi.
La Siai Marchetti di
Sesto Calende costruì nella fabbrica numero 23 di Leningrado
alcune squadriglie del suo idrovolante monomotore “S62” per
il servizio di esplorazione della Flotta Russa, vi furono
trattative, alle soglie della guerra, per la cessione
all'Aeronautica Sovietica, del "Re 2000 Falco", l'eccellente
caccia italiano prodotto dalla Reggiane,.
Questo
corollario di notizie tenute fino ad adesso ben nascoste, pone
svariate domande, la prima delle quali è che, in sede storica non
si è mai saputo nulla, né allora né oggi. Nessun commentatore
navale, indagando sui precedenti del secondo conflitto, ha mai
minimamente alluso alle alterazioni nella bilancia marittima che
l'entrata in servizio delle nuovissime e potenti unità sovietiche
avrebbe comportato. E nessuno sembra abbia mai avuto la curiosità di
chiedersi, e di spiegare, come mai Mussolini, il fiero anticomunista
di sempre, sia stato di fatto il ricostruttore della potenza navale
sovietica, con uno sforzo unitario e prolungato che non trova alcun
riscontro negli annali dei rapporti tra potenze moderne.
Questo silenzio è comunque totale
nelle pubblicazioni tecniche ed ufficiali della Marina italiana,
benché larghe frazioni dello Stato maggiore e del Comitato progetto
navi siano state assorbite per anni in rapporti bilaterali dei quali
però non è rimasta alcuna traccia. Egualmente dicasi per il «Diario»
di Galeazzo Ciano, che per essere a quel tempo il ministro degli
esteri, nonché personalmente interessato alle vicende del cantiere
Oto, della sua Livorno, doveva per forza di cose sapere quanto si
stava facendo per la Russia, pur nel pieno della Guerra di Spagna.
Invece, non una parola… nulla di nulla!
Sul piano tecnico-politico,
l'opera di ricostruzione della Marina Russa intrapresa dall’Italia
Fascista pone un problema storicamente assai complesso, al quale in
qualche modo, prima o poi si dovrà dare soluzione.
Un'analisi minuziosa delle nuove
costruzioni sovietiche dimostra molto bene quali fossero gli
intendimenti perseguiti dall'Ammiragliato Russo, a partire dal 1935.
Due delle supercorazzate erano
evidentemente destinate, col naviglio di appoggio, alla Flotta
Artica, con la possibilità di penetrare in Atlantico girando attorno
a Capo Nord.
Una avrebbe operato nel Mar
Baltico, anche qui con un potente appoggio di incrociatori,
sommergibili, un incrociatore da battaglia ed una portaerei.
L'ultima «corazzata» avrebbe operato in Mar Nero, e difatti venne
trovata a Nikolajev, in avanzato stato di costruzione, quando
i tedeschi si impadronirono della città , nell'agosto 1941.
Accanto ad essa vi sarebbe stato il secondo incrociatore da
battaglia, una portaerei, ed uno stuolo di incrociatori leggeri e
pesanti: tutti di disegno italiano.
Viste le basi di queste navi non
è difficile arrivare alla conclusione che questo schieramento navale
non era diretto contro il Giappone, ma contro le potenze capitaliste
occidentali.
Le due grandi unità dell'Artico
avrebbero causato quantomeno situazioni molto imbarazzanti alla
Gran Bretagna, per parlare poi di Svezia e Norvegia.
In aggiunta alla terza unità del Baltico, la situazione di imbarazzo
tedesca sarebbe stata ancora più pesante.
Tuttavia non esiste alcuna documentazione sul tensioni
internazionali che la nuova politica navale sovietica, sicuramente
generó in tutta l'area del Nord Europa, e per gli Stati Uniti.
Ma, mentre può essere avanzata
l'ipotesi che l'inquietudine tedesca abbia potuto essere moderata
sia per una corretta valutazione delle capacità sovietiche a
servirsi bene di questi formidabili strumenti, sia per la certezza
che Hitler nutriva di arrivare comunque ad un accordo con Stalin,
l'allarme britannico dovette essere invece notevole, poiché gli
inglesi compresero subito che una eventuale unione delle tre
dittature avrebbe significato un immane disastro per le potenze
liberal-capitaliste occidentali.
Nel 1942, i programmi navali
italiani, tedeschi e sovietici sarebbero stati completati, e la già
angusta superiorità della flotta navale britannica sarebbe divenuta
ben presto soltanto un noioso ricordo.
Non vi é dubbio alcuno che queste
considerazioni, sicuramente fatte (dagli inglesi), accelerarono di
molto la «fatalità» del secondo conflitto. Ed é forse per questo che
ancora oggi si preferisce non parlare di queste cose.
Per ciò che riguarda l'aiuto
prestato da Mussolini alla nascita della allora inesistente Marina
Sovietica, a prima vista potrebbe sembrare una politica sulla quale
ci si capisce ben poco… Ammenoché...egli (il Duce) non fosse
persuaso che gli sarebbe stato più facile intendersi con i
sovietici, piuttosto che con le capitaliste potenze occidentali (infatti,
perché Stalin cercó gli italiani, non gli inglesi per costruire la
Marina Russa?).
Infatti, a giudicare dai rapporti
commerciali esistenti tra i due Paesi, che, si badi bene, durarono
fino a quando inizió l’attacco tedesco alla Russia, cioè fino al
1941, Mussolini potrebbe anche averci visto giusto.
Chissá …forse per un istante, il
Duce pensò di spedire a Mosca Galeazzo Ciano, per fare un «clamoroso
annunzio», evidentemente sulla falsa riga degli accordi
Hitler-Stalin dell'anno precedente, ed è possibile che poi ci abbia
ripensato, o, forse fu indotto a ripensarci da qualche evento
accaduto in quei frangenti?
Chissá
quante sorprese ci riserva ancora la...
STORIA NASCOSTA
Ballerino
Vincenzo
foto n.1 -
L’
Incrociatore Sovietico Kirov., proveniente dal
progetto italiano degli Incrociatori classe Montecuccoli.
foto n.2 - Il cacciatorpediniere
Sovietico Tashkent , costruito nel 1937 nei cantieri navali
dall’Italiana O.T.O. di Livorno.
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