 



                                      

"...finché la mia stella brillò, io bastavo per tutti; ora che si
spegne, tutti non basterebbero per me. Io andrò dove il destino mi
vorrà, perché ho fatto quello che il destino mi dettò.."
- - - -
"I fascisti che
rimarranno fedeli ai principi, dovranno essere dei cittadini
esemplari. Essi dovranno rispettare le leggi che il popolo vorrà
darsi e cooperare lealmente con le autorità legittimamente
costituite per aiutarle a rimarginare, nel più breve tempo
possibile, le ferite della Patria"
- - - -
"..Stalin è seduto sopra una montagna di ossa
umane. E' male? Io non mi pento di aver fatto tutto il bene che ho
potuto anche agli avversari, anche ai nemici, che complottavano
contro la mia vita"
 |
Pagina
Iniziale
Preferiti
Forum |
|
Fai
conoscere Ilduce.net ai visitatori del tuo blog o del tuo
sito. Scarica i nostri loghi e banner e diffondili.

|
|






|
|
|
E' l'ultima notte
di vita del Duce, la guerra è ormai persa e da prigioniero scrive le sue ultime
parole, il suo testamento politico. Dalla stanza della tenuta dei De Maria dove
è rinchiuso rivolge a se stesso e al popolo italiano le ultime lettere e un
punto definitivo alla sua vita ed al Fascismo in Italia.
"Nessuno che
sia un vero Italiano, qualunque sia la sua fede politica,
disperi nell'avvenire. Le risorse del nostro popolo sono immense. Se
saprà trovare un punto di saldatura, recupererà la sua forza prima
ancora di qualche vincitore. Per questo punto di fusione io darei la
vita anche ora, spontaneamente, qualunque sia purché improntata a
vero spirito italiano. Dopo la sconfitta io sarò coperto
furiosamente di sputi, ma poi verranno a mondarmi con venerazione.
Allora sorriderò, perché il mio popolo sarà in pace con se stesso.
Il lavoratore che assolve il dovere sociale senz'altra speranza che
un pezzo di pane e la salute della propria famiglia, ripete ogni
giorno un atto di eroismo. La gente che lavora è infinitamente
superiore a tutti i falsi profeti che pretendono di rappresentarla.
I quali profeti hanno buon gioco per l'insensibilità di chi avrebbe
il sacrosanto dovere di provvedere.
Per questo sono stato e sono socialista!
L'accusa di incoerenza non ha fondamento. La mia condotta è
sempre stata rettilinea nel senso di guardare alla sostanza delle
cose e non alla forma. Mi sono adattato socialisticamente alla
realtà. Man mano che l'evoluzione della società smentiva molte delle
profezie di Marx, il vero socialismo ripiegava dal possibile al
probabile. L'unico socialismo attuabile socialisticamente è il
corporativismo, punto di confluenza, di equilibrio e di
giustizia degli interessi rispetto all'interesse collettivo. La
politica è un'arte difficilissima tra le difficili perché lavora la
materia inafferrabile, più oscillante, più incerta. La politica
lavora sullo spirito degli uomini, che è un'entità assai
difficile a definirsi, perché è mutevole.
Mutevolissimo è lo spirito degli italiani. Quando io non sarò
più, sono sicuro che gli storici e gli psicologi si chiederanno come
un uomo abbia potuto trascinarsi dietro per vent'anni un popolo come
l'italiano. Se non avessi fatto altro basterebbe questo capolavoro
per non essere seppellito nell'oblio. Altri forse potrà dominare
col ferro e col fuoco, non col consenso come ho fatto io. La mia
dittatura è stata assai più lieve che non certe democrazie in cui
imperano le plutocrazie. Il Fascismo ha avuto più morti dei suoi
avversari e il 25 Luglio al confino non c'erano più di trenta
persone. Quando si scrive che noi siamo la guardia bianca della
borghesia, si afferma la più spudorata delle menzogne. Io ho
difeso, e lo affermo con piena coscienza, il progresso dei
lavoratori. Tra le cause principali del tracollo del Fascismo io
pongo la lotta sorda ed implacabile di taluni gruppi industriali e
finanziari, che nel loro folle egoismo temevano ed odiano il
fascismo come il peggior nemico dei loro inumani interessi. Devo
dire, per ragioni di giustizia che, il capitale italiano, quello
legittimo, che si regge con la capacità delle sue imprese, ha sempre
compreso le esigenze sociali, anche quando doveva allungare il
collo per far fronte ai nuovi patti di lavoro.
L'umile gente del lavoro mi ha sempre amato e mi ama ancora.
Tutti i dittatori hanno fatto strage dei loro nemici. Io sono il
solo passivo; tremila morti contro qualche centinaio. Credo di aver
nobilitato la dittatura. Forse l'ho svirilizzata, ma le ho
strappato gli strumenti di tortura.
Stalin è seduto sopra una montagna di ossa umane. E' male? Io
non mi pento di aver fatto tutto il bene che ho potuto anche agli
avversari, anche ai nemici, che complottavano contro la mia vita,
sia con l'inviare loro dei sussidi che per la frequenza diventavano
degli stipendi, sia strappandoli alla morte.
Ma se domani togliessero la vita ai miei uomini, quale
responsabilità avrei assunto salvandoli? Stalin è in piedi e
vince, io cado e perdo. La storia si occupa solamente dei vincitori
e del volume delle loro conquiste ed il trionfo giustifica tutto. La
rivoluzione francese è considerata per i suoi risultati, mentre i
ghigliottinati sono confinati nella cronaca nera.
Vent'anni di Fascismo nessuno potrà cancellarli dalla storia
d'Italia. Non ho nessuna illusione sul mio destino. Non mi
processeranno, perché sanno che da accusato diverrei pubblico
accusatore. Probabilmente mi uccideranno e poi diranno che mi
sono suicidato, vinto dai rimorsi. Chi teme la morte non è mai
vissuto, ed io sono vissuto anche troppo. La vita non è che un
tratto di congiunzione tra due eternità: il passato ed il futuro.
Finché la mia stella brillò, io bastavo per tutti; ora che si
spegne, tutti non basterebbero per me. Io andrò dove il destino
mi vorrà, perché ho fatto quello che il destino mi dettò.
I fascisti che rimarranno fedeli ai principi, dovranno essere dei
cittadini esemplari. Essi dovranno rispettare le leggi che il
popolo vorrà darsi e cooperare lealmente con le autorità
legittimamente costituite per aiutarle a rimarginare, nel più breve
tempo possibile, le ferite della Patria.
Chi agisce diversamente dimostrerebbe di ritenere la Patria non più
Patria quando si è chiamati a servirla dal basso. I fascisti,
insomma, dovranno agire per sentimento, non per risentimento.
Dal loro contegno dipenderà una più sollecita revisione storica del
Fascismo, perché adesso è notte, ma poi verrà il giorno "
Benito Mussolini |