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VIII
IL TESTAMENTO DEL DUCE
Chi scrive è il giornalista Gian Gaetano Cabella, ex direttore del
"Popolo di Alessandria". Nell'aprile del 1945 il Cabella, non appena
seppe che Mussolini, proveniente da Villa Feltrinelli sul Garda, era
arrivato a Milano, chiese e ottenne un'udienza dal Capo della
Repubblica Sociale.
"Duce, permettete che vi rivolga qualche domanda?".
Mussolini si alzò. Mi venne vicino. Guardandomi negli occhi, con un
accento e un'espressione che non dimenticherò mai, mi chiese
d'improvviso: "Intervista o testamento?".
A quella domanda inaspettata io rimasi esterrefatto. Non seppi cosa
rispondere. Non sfuggì la mia emozione a Mussolini, che cercò di
dissipare la mia confusione con un sorriso bonario. “Sedetevi qui.
Ecco una penna e della carta. Sono disposto a rispondere alle
domande che mi farete”.
Molte idee mi si affollavano nella mente, ma tutte imprecise.
Finalmente formulai una domanda assai generica: “Qual è il vostro
pensiero, quali sono i vostri ordini, in questa situazione?”.
Alla mia domanda, Mussolini, a sua volta domandò: “Voi cosa
fareste?”.
Debbo aver accennato un gesto istintivo di sorpresa. Mussolini mi
toccò il braccio, e sorrise di nuovo: “Non vi stupite. Faccio questa
domanda a tutti. Desidero sentire il vostro parere”.
“Duce, non sarebbe bello formare un quadrato attorno a voi e al
gagliardetto dei Fasci e aspettare, con le armi in pugno, i nemici?
Siamo in tanti, fedeli, armati...”.
“Certo, sarebbe la fine più desiderabile... ma non è possibile fare
sempre ciò che si vuole. Ho in corso delle trattative. Il Cardinale
Schuster fa da intermediario. Non sarà versata una goccia di sangue.
Un trapasso di poteri. Per il governo, il passaggio fino in
Valtellina, dove Onori sta preparando gli alloggiamenti. Andremo
anche noi in montagna per un po’ di tempo”.
Osai interromperlo: “Vi fidate, Duce, del Cardinale?”.
Mussolini alzò gli occhi e fece un gesto vago con le mani.
“E’ viscido. Ma non posso dubitare della parola di un Ministro di
Dio. E’ la sola strada che debbo prendere. Per me è, comunque,
finita. Non ho più il diritto di esigere sacrifici dagli italiani”.
“Ma noi vogliamo seguire la vostra sorte...”.
“Dovete ubbidire. La vita dell’Italia non termina in questa
settimana o in questo mese.
L’Italia si risolleverà. E questione di anni, di decenni, forse. Ma
risorgerà, e sarà di nuovo grande, come l’avevo voluta io”.
Dopo una brevissima pausa, continuò: “Allora sarete ancora utili per
il Paese. Trasmetterete ai figli e ai nipoti la verità della nostra
idea, quella verità che è stata falsata, svisata, camuffata da
troppi cattivi, da troppi malvagi, da troppi venduti e anche da
qualche piccola aliquota di illusi”.
La sua voce aveva i toni metallici che tante volte avevo udito nei
suoi discorsi. Poi, con fare più pacato, continuò: “Dicono che ho
errato, che dovevo conoscere meglio gli uomini, che ho perduta la
testa, che non dovevo dichiarare la guerra alla Francia e
all’Inghilterra. Dicono che mi sarei dovuto ritirare nel 1938.
Dicono che non dovevo fare questo, e che non dovevo fare quello.
Oggi è facile profetizzare il passato.
Ho una documentazione che la storia dovrà compulsare per decidere.
Voglio solo dire che, a fine maggio e ai primi di giugno del 1940 se
critiche venivano fatte erano per gridare allo scandalo di una
neutralità definita ridicola, impolitica, sorprendente. La Germania
aveva vinto. Noi non solo non avremmo avuto alcun compenso; ma
saremmo stati certamente, in un periodo di tempo più o meno lontano,
invasi e schiacciati”. Mussolini mi disse che le frasi da lui
sottolineate riguardavano i discorsi della gente.
“E cosa fa Mussolini? Quello si è rammollito. Un’occasione d’oro
così, non si sarebbe mai più ripresentata”. Così dicevano tutti e
specialmente coloro che adesso gridano che si doveva rimanere
neutrali e che solo la mia megalomania e la mia libidine di potere,
e la mia debolezza nei confronti di Hitler aveva portato alla
guerra. La verità è una: non ebbi pressioni da Hitler. Hitler aveva
già vinta la partita continentale. Non aveva bisogno di noi. Ma non
si poteva rimanere neutrali se volevamo mantenere quella posizione
di parità con la Germania che fino allora avevamo avuto. I patti con
Hitler erano chiarissimi. Ho avuto ed ho per lui la massima stima.
Bisogna distinguere fra Hitler ed alcuni suoi uomini più in vista.
Ho parlato sempre col Führer della sistemazione dell’Europa e
dell’Africa. Non abbiamo mai avuto divergenze di idee. Già all’epoca
delle trattative per lo sgombero dell’Alto Adige, controprova
indiscutibile delle sue oneste e solidali intenzioni, il Führer
dimostrò buon volere e comprensione”.
La sistemazione dell’Europa avrebbe dovuto attuarsi in questo modo:
“L’Europa divisa in due grandi zone di influenza: nord e nord-est
influenza germanica, sud, sud-est e sud-ovest influenza italiana.
Cento e più anni di lavoro per la sistemazione di questo piano
gigantesco. Comunque, cento anni di pace e di benessere. Non dovevo
forse vedere con speranza e con amore una soluzione di questo genere
e di questa portata? In cento anni di educazione fascista e di
benessere materiale il Popolo italiano avrebbe avuto la possibilità
di ottenere una forza di numero e di spirito tale da
controbilanciare efficacemente quella oggi preponderante della
Germania.
Una forza di trecento milioni di europei, di veri europei, perché mi
rifiuto di definire gli agglomerati balcanici e quelli di certe zone
della Russia anche nelle stesse vicinanze della Vistola; una forza
materiale e spirituale da manovrare verso l’eventuale nemico di Asia
o di America.
Solo la vittoria dell’Asse ci avrebbe dato diritto di pretendere la
nostra parte dei beni del mondo, di quei beni, che sono in mano a
pochi ingordi e che sono la causa di tutti i mali, di tutte le
sofferenze e di tutte le guerre. La vittoria delle Potenze
cosiddette alleate non darà al mondo che una pace effimera e
illusoria.
Per questo voi, miei fedeli, dovete sopravvivere e mantenere nel
cuore la fede. Il Mondo, me scomparso, avrà bisogno ancora dell’Idea
che è stata e sarà la più audace, la più originale e la più
mediterranea ed europea delle idee.
Non ho bluffato quando affermai che l’Idea Fascista sarà l’Idea del
secolo XX. Non ha assolutamente importanza una eclissi anche di un
lustro, anche di un decennio. Sono gli avvenimenti in parte, in
parte gli uomini con le loro debolezze, che oggi provocano questa
eclissi. Indietro non si può tornare. La Storia mi darà ragione”.
Mussolini parlò della sua presa di posizione nel 1933-’34 fino ai
colloqui di Stresa (aprile ’35). Affermò che la sua azione non era
stata interamente compresa e tanto meno seguita né dall’Inghilterra
né dalla Francia. E soggiunse: “Siamo stati i soli ad opporci ai
primi conati espansionistici della Germania. Mandai le divisioni al
Brennero; ma nessun gabinetto europeo mi appoggiò. Impedire alla
Germania di rompere l’equilibrio continentale ma nello stesso tempo
provvedere alla revisione dei trattati; arrivare ad un aggiustamento
generale delle frontiere fatto in modo da soddisfare la Germania nei
punti giusti delle sue rivendicazioni, e cominciare col restituirle
le colonie; ecco quello che avrebbe impedito la guerra. Una caldaia
non scoppia se si fa funzionare a tempo una valvola. Ma se invece la
si chiude ermeticamente, esplode. Mussolini voleva la pace e questo
gli fu impedito”.
Dopo qualche istante di silenzio ardii chiedergli: “Avete detto che
l’eventuale vittoria dei nostri nemici non potrà dare una pace
duratura. Essi nella loro propaganda affermano... “
“Indubbiamente abilissima propaganda, la loro. Sono riusciti a
convincere tutti. Io stesso a volte...
Qualunque cosa detta da loro è la verità. Mi sono chiesto la ragione
di questa specie di ubriacatura collettiva. Ma il colmo è che i
nostri nemici hanno ottenuto che i proletari, i poveri, i bisognosi
di tutto, si schierassero anima e corpo dalla parte dei plutocrati,
degli affamatori, del grande capitalismo.
La vittoria degli alleati riporterà indietro la linea del fronte
delle rivendicazioni sociali. La Russia? Il capitalismo di stato
russo è la forma più spinta e meno socialista di un ibrido
capitalismo, che si può solamente sostenere in Russia, appoggiato
all’ignoranza, al fatalismo e alle storie di cosacchi, che hanno
lasciato lo “knut” per il mitra.
Questo capitalismo russo dovrà cozzare fatalmente con il capitalismo
anglosassone. Sarà allora che il Popolo italiano avrà la possibilità
di risollevarsi e di imporsi. L’uomo che dovrà giocare la grande
carta...”.
“Sarete voi, Duce...”.
“Sarà un giovane. Io non sarò più. Lasciate passare questi anni di
bufera. Un giovane sorgerà. Un puro. Un capo che dovrà
immancabilmente agitare le idee del fascismo. Collaborazione e non
lotta di classe; carta del Lavoro e socialismo; la proprietà sacra
fino a che non diventi un insulto alla miseria; cura e protezione
dei lavoratori, specialmente dei vecchi e degli invalidi; cura e
protezione della madre e dell’infanzia...”.
Mussolini volle sottolineare queste frasi programmatiche. E
continuò: assistenza fraterna ai bisognosi; moralità in tutti i
campi; lotta contro l’ignoranza e contro il servilismo verso i
potenti; potenziamento, se si sarà ancora in tempo, dell’autarchia,
unica nostra speranza fino al giorno utopistico della suddivisione
fra tutti i popoli delle materie prime che Iddio ha dato al mondo;
esaltazione dello spirito di orgoglio di essere italiano; educazione
in profondità e non, purtroppo, in superficie come è avvenuto per
colpa degli avvenimenti e non per deficienza ideologica.
“Verrà il giovane puro che troverà i nostri postulati del 1919 e i
punti di Verona del 1943: freschi e audaci e degni di essere
seguiti. Il Popolo allora avrà aperto gli occhi e lui stesso
decreterà il trionfo di quelle idee. Idee che troppi interessati non
hanno voluto che comprendesse ed apprezzasse e che ha creduto
fossero state fatte contro di lui, contro i suoi interessi morali e
materiali...
Abbiamo avuto diciotto secoli di invasioni e di miserie, e di
denatalità e di servaggio, e di lotte intestine e di ignoranza. Ma,
più di tutto, di miseria e di denutrizione. Venti anni di Fascismo e
settanta di indipendenza non sono bastati per dare all’anima di ogni
italiano quella forza occorrente per superare la crisi e per
comprendere il vero. Le eccezioni, magnifiche e numerosissime non
contano”. “Questa crisi, cominciata nel 1939, non è stata superata
dal popolo italiano. Risorgerà, ma la convalescenza sarà lunga e
triste e guai alle ricadute. Io sono come il grande clinico che non
ha saputo fare la cura esatta e che non ha più la fiducia dei
familiari dell’importante degente. Molti medici si affollano per la
successione. Molti di questi sono già conosciuti per inetti; altri
non hanno che improntitudine o gola di guadagno.
Il nuovo dottore deve ancora apparire. E quando sorgerà, dovrà
riprendere le ricette mie. Dovrà solo saperle applicare meglio.
Un accusatore dell’ammiraglio Persano, al quale fu chiesto che
colpa, secondo lui, aveva l’Ammiraglio:
- quella di aver perduto - rispose. Così io. Ho qui delle tali prove
di aver cercato con tutte le mie forze di impedire la guerra che mi
permettono di essere perfettamente tranquillo e sereno sul giudizio
dei posteri e sulle conclusioni della Storia”.
Nel dire “ho qui tali prove”, indicò una grande borsa di cuoio.
"Non so se Churchill è, come me, tranquillo e sereno. Ricordatevi
bene: abbiamo spaventato il mondo dei grandi affaristi e dei grandi
speculatori. Essi non hanno voluto che ci fosse data la possibilità
di vivere. Se le vicende di questa guerra fossero state favorevoli
all'Asse, io avrei proposto al Fuhrer, a vittoria ottenuta, la
socializzazione mondiale.
La socializzazione mondiale, e cioè: frontiere esclusivamente a
carattere storico; abolizione di ogni dogana; libero commercio fra
paese e paese, regolato da una convenzione mondiale; moneta unica e,
conseguentemente, l'oro di tutto il mondo di proprietà comune e così
tutte le materie prime, suddivise secondo i bisogni dei diversi
paesi; abolizione reale e radicale di ogni armamento.
Colonie: quelle evolute erette a Stati indipendenti; le altre,
suddivise fra quei paesi più adatti per densità di popolazione, o
per altre ragioni, a colonizzare ed a civilizzare; libertà di
pensiero, di parola e di stampa? Sì, purché regolata e moderata da
limiti giusti, chiaramente stabiliti. Senza di che, si avrebbe
anarchia e licenza. E ricordatevi, sopra tutto la morale deve avere
i suoi diritti.
Ogni religione liberissima di propagandarsi: siamo stati i primi, i
soli, a ridare lustro e decoro e libertà e autorità alla Chiesa
cattolica. Assistiamo a questo straordinario spettacolo: la stessa
Chiesa alleata ai suoi più acerrimi nemici ".
Quindi spiegò: "La Chiesa cattolica non vuole, a Roma, un'altra
forza. La Chiesa preferisce degli avversari deboli a degli amici
forti. Avere da combattere un avversario, che in fondo non la possa
spaventare e che le permetta di avere a disposizione degli argomenti
coi quali ravvivare la fede, è indubbiamente un vantaggio". Strinse
le mani assieme e proseguì: "Diplomazia abile, raffinata. Ma, a
volte, è un gran danno fare i superfurbi. Con la caduta del
fascismo, la Chiesa cattolica si ritroverebbe di fronte a nemici
d'ogni genere: vecchi e nuovi nemici. E avrebbe cooperato ad
abbattere un suo vero, sincero difensore".
"Nel sud, nelle zone così dette liberate, l'anticlericalismo ha
ripreso in pieno il suo turpe lavoro. L'Asino è, in confronto a
pubblicazioni di questi ultimi tempi, un bollettino parrocchiale.
Anche in questo campo, gli stessi uomini che oggi non vogliono
vedere, saranno unanimi a deprecare la loro pazzia o la loro
malafede. Se la vittoria avesse arriso a noi, questo programma avrei
offerto al mondo e ancora una volta, sarebbe stata Roma a dare la
luce all'Umanità".
Si rivolse di nuovo a me e riprese: "Mi dissero che non avrei dovuto
accettare, dopo l'armistizio di Badoglio e la mia liberazione, il
posto di Capo dello Stato e del governo della Repubblica Sociale.
Avrei dovuto ritirarmi in Svizzera, o in uno Stato del sud America.
Avevo avuto la lezione del 25 luglio. Non bastava, forse? Era
libidine di potere, la mia? Ora chiedo: avrei dovuto davvero
estraniarmi?".
"Ero fisicamente ammalato. Potevo chiedere, per lo meno, un periodo
di riposo. Avrei visto lo svolgersi degli avvenimenti. Ma cosa
sarebbe successo?
I tedeschi erano nostri alleati. L'alleanza era stata firmata e
mille volte si era giurata reciproca fedeltà, nella buona e nella
cattiva sorte. I tedeschi, qualunque errore possano aver commesso
erano, l'otto settembre, in pieno diritto di sentirsi e calcolarsi
traditi.
I "traditori" del 1914 erano gli stessi del 1943. Avevano il diritto
di comportarsi da padroni assoluti. Avrebbero senz'altro nominato un
loro governo militare di occupazione. Cosa sarebbe successo? Terra
bruciata. Carestia, deportazioni in massa, sequestri, moneta di
occupazione, lavori obbligatori. La nostra industria, i nostri
valori artistici, industriali, privati, tutto sarebbe stato bottino
di guerra.
Ho riflettuto molto. Ho deciso ubbidendo all'amore che io ho per
questa divina adorabile terra. Ho avuta precisissima la convinzione
di firmare la mia sentenza di morte. Non avevo importanza più.
Dovevo salvare il più possibile vite ed averi, dovevo cercare ancora
una volta di fare del bene al Popolo d'Italia. E la moneta di
occupazione, i marchi di guerra, che già erano stati messi in
circolazione, sono stati per mia volontà ritirati.
Ho gridato. Oggi saremmo con miliardi di carta buona per bruciare.
Invece nel Sud, i governanti legali, hanno accettato le monete di
occupazione. La nostra lira nel regno del Sud non ha praticamente
più valore. La più tremenda delle inflazioni delizia quelle regioni
così dette liberate. Quando arrivammo nel Nord, in questo Nord che
la Repubblica Sociale ha governato malgrado bombardamenti,
interruzioni di strade, azioni di partigiani e di ribelli, malgrado
la mancanza di generi alimentari e di combustibili, in questo Nord
dove il pane costa ancora quanto costava diciotto mesi fa e dove si
mangia alle Mense del Popolo anche a otto lire, quando arriveranno a
liberare il Nord, porteranno, con altri mali, la inflazione. Il pane
salirà a 100 lire il chilo e tutto sarà in proporzione...
Mi sono imposto e ho avuto uomini che mi hanno ubbidito. Non si è
stampato che il minimo occorrente, di moneta. Ho però autorizzato le
banche ad emettere degli assegni circolari, questi tanto criticati
assegni.
Non sono tesaurizzabili: ecco la loro importanza. La lira-moneta
automaticamente viene richiesta, acquista credito, le rendite e i
consolidati sono a 120, e dobbiamo frenare un ulteriore aumento.
Tutto questo, ho fatto. Ho impedito che i macchinari venissero
trasportati in Baviera. Ho cercato di far tornare migliaia di
soldati deportati, di lavoratori rastrellati. Anche su questo punto,
occorre parlar chiaro: ho dei dati inoppugnabili.
Oltre trecentosessantamila lavoratori hanno chiesto volontariamente
di andar a lavorare in Germania, e hanno mandato, in quattro anni,
alcuni miliardi alle famiglie. Altri trecentoventimila operai sono
stati arruolati dalla Todt. Dalla Germania sono tornati oltre
quattrocentomila soldati ed ufficiali prigionieri, o perché hanno
optato per noi, o per mio personale interessamento secondo i casi
più dolorosi.
Ho impedito molte fucilazioni anche quando erano giuste. Ho cercato,
con tre decreti di amnistia e di perdono di procrastinare il più
possibile le azioni repressive che i Comandi germanici esigevano per
avere le spalle dei combattenti protette e sicure. Ho distribuito a
povera gente, senza informarmi delle idee dei singoli, molti
milioni. Ho cercato di salvare il salvabile. Fino ad oggi l'ordine è
stato mantenuto: ordine nel lavoro, ordine nei trasporti, nelle
città.
I ribelli ci sono. Sono molti; ma, salvo qualche aliquota di illusi,
la grande massa è composta di renitenti, di disertori, di evasi
dalle galere e dai penitenziari. Gli alleati sanno perfettamente
questo, ma sanno anche che queste formazioni sono utilissime per i
loro sforzi di guerra. Poi, a liberazione avvenuta, succederà come
in Grecia. Sul vostro giornale avete messa in giusta evidenza la
disperata trasmissione dei partigiani greci in lotta contro i
liberatori inglesi".
"Dovevo, di fronte ad una situazione che vedevo tragicamente
precisa, disertare il mio posto di responsabilità? Leggete: sono i
giornali del Sud. Mussolini prigioniero dei tedeschi. Mussolini
impazzito. Mussolini ammalato. Mussolini con la sua favorita.
Mussolini con la paralisi progressiva. Mussolini fuggito in
Brasile". Mussolini mi mostrava i ritagli. Ne leggeva i titoli ad
alta voce. Poi strinse il pugno e lo batté con energia sul tavolo.
"Invece sono qui, al mio posto di lavoro, dove mi troveranno i
vincitori. Lavorerò anche in Valtellina. Cercherò che il mondo
sappia la verità assoluta e non smentibile di come si sono svolti
gli avvenimenti di questi cinque anni. La verità è una".
"Ma c'è ancora una speranza? Ci sono le armi segrete?". "Ci sono. Se
non fosse avvenuto l'attentato contro Hitler nell'estate scorsa, si
avrebbe avuto il tempo necessario per la messa in azione di queste
armi. Il tradimento anche in Germania ha provocato la rovina, non di
un partito, ma della patria".
E quando pronunciò la parola "tradimento" esclamai: "Ma noi vi siamo
stati e vi saremo sempre fedeli". Egli, allora, mi pose la mano sul
braccio e mi disse con accento triste: "Quanti giuramenti! Quante
parole di fedeltà e di dedizione! Oggi solo vedo chi era veramente
fedele, chi era veramente fascista! Siete voialtri, sempre gli
stessi fedeli delle ore belle e delle ore gravi. Facile era osannare
nel 1938! Ho una tale documentazione di persone che non sapevano più
che fare per piacermi! E al primo apparire della tempesta, prima si
sono ritirati prudentemente per osservare lo svolgersi degli
avvenimenti. Poi si sono messi dalla parte avversaria. Che
tristezza. Ma che conforto, finalmente, poter vedere che vi sono i
puri, i veri, i sinceri. Tradire l'idea... tradire me... ma tradire
la Patria".
Quindi, proseguendo a parlare delle armi segrete tedesche, dichiarò:
"Le famose bombe distruttrici sono per essere approntate. Ho, ancora
pochi giorni fa, avuto notizie precisissime. Forse Hitler non vuole
vibrare il colpo che nella assoluta certezza che sia decisivo".
"Pare che siano tre, queste bombe e di efficacia sbalorditiva. La
costruzione di ognuna è tremendamente complicata e lunga. Anche il
tradimento della Romania ha influito, in quanto la mancanza della
benzina è stata la più terribile delle cause della perdita della
supremazia aerea. Venti, trentamila apparecchi fermi o distrutti al
suolo. Mancanza di carburante. La più tremenda delle tragedie".
"Duce, pensate che inglesi e americani possano vedere i russi
arrivare nel cuore dell'Europa? Non sarà possibile una presa di
posizione...?".
"I carri armati che penetrano nella Prussia Orientale sono di marca
americana". A questo punto Mussolini volle precisare che non
riteneva, oramai, più possibile sperare in un capovolgimento del
fronte. Disse anche: "Forse Hitler si illude". Poi aggiunse:
"Eppure, si sarebbe ancora in tempo, se...". Alzò le sopracciglia,
fece un ampio gesto con le mani, come per farmi capire: "Tutto è
possibile". Quindi riprese: "Il compito degli alleati è di
distruggere l'Asse. Poi...".
"Poi?". "Ve l'ho detto. Scoppierà una terza guerra mondiale.
Democrazie capitalistiche contro bolscevismo capitalistico. Solo la
nostra vittoria avrebbe dato al mondo la pace con la giustizia".
"Mi hanno tanto rinfacciata la forma tirannica di disciplina
che imponevo agli italiani. Come la rimpiangeranno. E dovrà tornare
se gli italiani vorranno essere ancora un Popolo e non un
agglomerato di schiavi. E gli italiani la vorranno. La esigeranno.
Cacceranno a furor di popolo i falsi pastori, i piccoli malvagi
uomini asserviti agli interessi dello straniero. Porteranno fiori
alle tombe dei martiri, alle tombe dei caduti per un'idea che sarà
la luce e la speranza del mondo. Diranno, allora, senza piaggeria, e
senza falsità:
MUSSOLINI aveva ragione".
Milano, 22 aprile 1945 |