|
La Riconquista di Tobruk
La seconda controffensiva
italo-tedesca
in Africa settentrionale
di
Massimiliano Afiero
Le forze in
campo
Alla
fine del maggio 1942, le forze italo-tedesche in Africa settentrionale
erano attestate lungo la linea di Ain el-Gazala.
La PanzerArmee Afrika (Armata corazzata Afrika) del generale Erwin Rommel
comprendeva le seguenti forze:
Deutsche
Afrikakorps (generale Walter Nehring)
15a
Panzer division (gen. G. von
Vaerst)
21a
panzer division (gen. G.von
Bismarck)
90a
Leichte division (gen. U.Kleemann)
X° Corpo d'Armata
(generale Benvenuto Gioda)
Divisione
di fanteria Brescia (gen. G.Lombardi)
Divisione
di fanteria Pavia (gen. A Torriani)
XX° Corpo d'Armata
(gen. Ettore Baldassarre)
Divisione
motorizzata Trieste (gen. A.Azzi)
Divisione
corazzata Ariete (gen. De Stefanis)
XXI° Corpo d'Armata
(gen. Enea Navarini)
Divisione
di fanteria Trento (gen. C.Cotti)
Divisione
di fanteria Sabratha (gen. M.Soldarelli)
15a
Brigata Schützen (col. E.Menny)
Sull'altro
fronte c'era l'Ottava Armata inglese agli ordini del generale Ritchie,
attestata lungo una linea che andava dalla costa fino al caposaldo di Bir
Hacheim.
Le forze inglesi comprendevano:
13°
Corpo d'Armata (gen. W.H. Ewart Gott)
50a
divisione di fanteria (gen. Ramsden)
1a
divisione sudafricana (gen. Pienaar)
2a
divisione indiana (gen. Klopper)
5a
divisione indiana (gen. Briggs)
1a
Brigata corazzata
2a
Brigata corazzata
1a
Brigata Francia libera
2a
Brigata Francia libera
30°
Corpo d'Armata (gen. W.M. Norrie)
1a divisione
corazzata (gen. Lumsden)
7a
divisione corazzata (gen. Messervy)
Grazie
all'intensificarsi dei bombardamenti su Malta, i rifornimenti alle nostre
truppe stavano giungendo con regolarità, dando così la possibilità ai
nostri comandi di equipaggiare adeguatamente le forze in vista
dell'imminente offensiva, che aveva come obiettivo quello di "battere
le forze mobili avversarie schierate ad occidente di Tobruk e, in caso di
esito favorevole, attacco speditivo contro la piazzaforte di Tobruk".
(dall'ordine del Capo di Stato Maggiore Generale Cavallero).
Da
parte italo-tedesca erano schierati circa 560 carri armati (240 italiani),
mentre gli inglesi disponevano di circa 850 mezzi, compresi 200 nuovi
carri Grant di produzione americana.
IL PIANO DI
ROMMEL
La
"volpe del deserto" aveva pianificato un'offensiva, denominata
in codice Venedig (Venezia) tesa ad aggirare le posizioni inglesi con le
unità corazzate, alfine di evitare i carri minati, per poi proseguire
verso nord e colpire di fianco e di spalle le unità inglesi, mentre le
altre forze italo-tedesche avrebbero attaccato frontalmente.
Il 26 maggio 1942, il Deutsche Afrika Korps e il XX° Corpo d'Armata
italiano presero posizione intorno all'area denominata "Segnali
Nord", lungo il Trigh Capuzzo, la pista che collegava El
Mechili con la ridotta Capuzzo.
Una provvidenziale tempesta di sabbia nascose alla ricognizione aerea
inglese i movimenti delle nostre truppe corazzate.
Nel pomeriggio dello stesso giorno Rommel diede inizio all'offensiva,
indirizzando ai suoi uomini il seguente ordine del giorno:
"Continuando le
gesta vittoriose dei mesi di gennaio e febbraio, attaccheremo e
sconfiggeremo il nemico ovunque egli si presenti…L'alta qualità e
l'ardore bellicoso dei soldati italiani e tedeschi nonché la superiorità
delle nostre armi ci garantiscono la vittoria".
LA BATTAGLIA
DI AIN EL GAZALA
L'assalto
delle forze italo-tedesche iniziò alle ore 14 del 26 maggio: gli inglesi
non si fecero però cogliere di sorpresa reagendo immediatamente. I carri
della divisione corazzata Ariete si scontrarono con i mezzi della 3a
Brigata motorizzata indiana: nei furiosi combattimenti che seguirono gli
inglesi ebbero la peggio venendo quasi annientati.
Più a sud, il caposaldo nemico di Bir Hacheim difeso da una Brigata di
Francesi gollisti, resistette tenacemente agli attacchi nemici.
Nel frattempo la divisione motorizzata Trieste, nella sua manovra
offensiva era finita più a nord del previsto, ritrovandosi proprio di
fronte ai campi minati: fu necessario l'intervento dei genieri per aprire
un varco attraverso il quale continuare l'avanzata.
All'alba del 27 maggio, malgrado la tenace resistenza nemica, l'offensiva
riprese con maggiore vigore: la 21a Panzer Division costrinse
la 22a Brigata corazzata inglese a ritirarsi verso nord-est
dopo averle inflitto notevoli perdite.
La 15a Panzer Division piombò addosso alla 4a
brigata corazzata inglese, mentre stava prendendo ancora posizione,
infliggendole gravi perdite.
Nella confusione dei combattimenti, il 33° Gruppo esplorante della 15a
Panzer Division riuscì a catturare l'intero quartier generale della 7a
divisione corazzata inglese insieme ad un gran quantitativo di materiale e
rifornimenti.
Malgrado questi successi, le forze nemiche non erano state del tutto
annientate e quindi furono ancora in grado di reagire. Verso le 14 del 27,
gli inglesi riorganizzate le loro forze, contrattaccarono con la 1a
e la 4a Brigata corazzata. I combattimenti durarono per tutto
il pomeriggio, causando gravi perdite ad entrambe le parti: verso sera le
due Panzer Division tedesche, rimaste a corto di carburante e di carri, si
disposero in posizione difensiva a nord del Trigh Capuzzo.
La
90a Leichte Division si era invece attestata a circa 30 Km più
ad ovest, non essendo riuscita a raggiungere el-Adem. Più a sud delle due
Panzer Division, si trovavano in posizione isolata, i reparti corazzati
della divisione Ariete.
Le forze del X° e del XXI° Corpo d'Armata avevano attaccato frontalmente
il 13° Corpo d'Armata inglese, ritrovandosi però anch'esse boccate di
fronte ai campi minati.
Per tutta la giornata del 28, Rommel impartì una serie di ordini e di
spostamenti, per riuscire a riunire le sue forze.
Il 29 maggio gli inglesi contrattaccarono ancora: il 30° Corpo dell'8a
Armata tentò di accerchiare le forze italo-tedesche, in maniera però
confusa e senza adeguati collegamenti tra i reparti, dando la possibilità
alle nostre forze di difendersi e contrattaccare.
I reparti della divisione Trieste ne approfittarono per continuare la loro
avanzata verso nord.
All'alba del 30 maggio, un attacco della 1a divisione corazzata
inglese contro le posizioni dell'Ariete venne prontamente respinto da un
massiccio fuoco di sbarramento.
La battaglia di Ain el Gazala poteva dirsi conclusa; la resistenza inglese
era stata maggiore del previsto, la sorpresa non era riuscita, ma le forze
dell'asse avevano comunque fatto arretrare la linea difensiva nemica ed
avevano causato all'8a Armata notevoli perdite: circa 310 mezzi
corazzati, 53 cannoni, 200 automezzi e 2.000 prigionieri.
Le perdite delle forze italo-tedesche erano state di circa il 50% in meno
di quelle britanniche.
Bollettino di guerra
n.728 del 29 maggio 1942:
"Dal pomeriggio
del 26 le forze italiane e tedesche hanno attaccato le formazioni nemiche
antistanti sul fronte della Marmarica. Dal mattino del 27 un'aspra
battaglia è in corso: essa si svolge favorevolmente per le truppe
dell'Asse; numerosi i prigionieri, ragguardevole il bottino".
RIPRENDE
L'OFFENSIVA
Dopo
una breve pausa per poter riorganizzare le forze ed assicurare i
rifornimenti, Rommel riprese l'offensiva il 30 maggio.
Il primo obiettivo consisteva nell'annientamento delle forze inglesi (la
150a Brigata inglese e i resti della 1a Brigata
corazzata) che battevano con il loro fuoco i varchi aperti nei campi
minati bloccando l'avanzata delle colonne motorizzate.
Contro di esse Rommel scagliò tutte le forze disponibili e cioè la 21a
Panzer Division, la divisione corazzata Ariete, la 15a Panzer
Division, la 90a Leichte division e la Trieste.
Questa enorme concentrazione di uomini e mezzi in un'area così ristretta
venne definita "il calderone".
Nelle prime ore del mattino del 1 giugno, le forze italo-tedesche,
precedute da un massiccio bombardamento aereo e di artiglieria si
lanciarono contro le posizioni inglesi: i combattimenti durarono per tutta
la mattinata e solo nelle
prime ore del pomeriggio le difese nemiche potevano considerarsi
totalmente eliminate. Vennero fatti circa 3.000 prigionieri, catturati o
distrutti altri 100 mezzi corazzati e 124 pezzi di artiglieria: il
successo più importante era però il controllo dei varchi nei campi
minati, attraverso i quali far passare i rifornimenti.
Bollettino n. 733 del 3
giugno 1942
"Il successo
riportato dalle truppe dell'Asse nella zona di Got el Ualeb ha assunto più
vaste proporzioni: tra i prigionieri, saliti a più di 3.000, è il
generale comandante della I Brigata corazzata inglese; anche il numero dei
cannoni catturati è aumentato a 120, quello dei mezzi blindati a oltre
100, quello degli autocarri a circa 200; grandi quantità di armi
automatiche e di equipaggiamento sono cadute nelle nostre mani. Nei
combattimenti dei giorni scorsi si sono particolarmente distinte le
divisioni corazzate tedesche e la divisione motorizzata Trieste."
Il
5 giugno gli inglesi contrattaccarono ancora, lanciando l'operazione
Aberdeen: era previsto un attacco frontale da parte del 30° Corpo, mentre
il 13° doveva avanzare da nord verso sud per prendere di fianco le forze
nemiche.
Dopo il fuoco di preparazione dell'artiglieria, alle due del mattino i
reparti di fanteria iniziarono a muoversi: l'attacco venne prontamente
contrastato dal X° Corpo d'Armata italiano ed in particolare dalla
divisione Pavia e dal XXI° Corpo. La divisione corazzata Ariete sostenne
duri combattimenti nella zona di Bir el Amat, mentre sul fronte di Bir
Hacheim combattè la 90a Leichte division tedesca.
A
Hagiagh es Sidra, la 32a Brigata corazzata inglese, rinforzata
da un battaglione e da uno squadrone di carri Valentine finì sotto il
fuoco dei carri della 21a Panzer Division subendo gravi perdite
e dovendo ritirarsi per non essere annientata completamente.
La stessa 21a Panzer Division potè cosi lanciarsi contro la 5a
divisione indiana e la 22a Brigata corazzata che avevano
attaccato i reparti della Ariete da est.
Poche ore dopo iniziò il contrattacco italo-tedesco, appoggiato dalle
incursioni dei cacciabombardieri Stukas.
Le forze inglesi vennero travolte dall'impeto dell'assalto delle forze
dell'Asse: la 22a Brigata corazzata inglese dopo essere stata
circondata dai reparti della 21a Panzer Division, della 15a
Panzer Division e della Ariete, dopo aver perso la maggior parte dei mezzi
a sua disposizione, ripiegò verso est. Stessa sorte toccò alla 5a
divisione indiana, alla 7a divisione corazzata e alla 10a
Brigata indiana: i comandi ed i centri trasmissioni di queste unità
vennero tutti catturati, mandando in tilt i collegamenti di tutta l'8a
Armata britannica.
Il 6 giugno gli inglesi lanciarono un ennesimo contrattacco con le tre
Brigate corazzate del 30° Corpo del generale Norrie.
Fu un altro fallimento: la 2a Brigata corazzata sbagliò
direzione finendo contro i reparti della 21a Panzer Division e
riportando notevoli perdite. La 4a Brigata arrivò solo nel
pomeriggio sulla linea del fronte, quando ormai tutto era finito; la 22a,
già prostrata dai combattimenti dei giorni precedenti non venne nemmeno
impiegata.
Dopo
due giorni di combattimenti il bilancio delle perdite inglesi era
pesantissimo: la 9a Brigata di fanteria indiana aveva perso due
battaglioni su tre, la 10a Brigata indiana non esisteva più,
la 29a Brigata indiana aveva perduto un battaglione e tutti i
suoi pezzi anticarro. Dei 300 carri del 30° Corpo ne restavano solo 132 e
non tutti in efficiente stato.
L'assalto delle forze italo-tedesche proseguì con l'obiettivo di
eliminare il caposaldo di Bir Hacheim e la conquista della linea di Ain el
Gazala.
BIR
HACHEIM
Tra
il 2 ed il 5 giugno l'avamposto era stato circondato dai reparti della
Trieste e della 90a Leichte Division. Un primo assalto lanciato
il 6 giugno non sortì alcun risultato. L'8 giugno Rommel in persona volle
assistere al nuovo assalto sostenuto dall'appoggio degli Stukas: dopo duri
combattimenti i pionieri della Trieste riuscirono ad aprire una breccia
nel dispositivo difensivo nemico. Il giorno seguente nuovi attacchi dei
cacciambombardieri tedeschi causarono gravissime perdite ai difensori,
fiaccando notevolmente il loro morale. Nella notte tra il 10 e l'11
giugno, la maggior parte della Brigata francese riuscì a ritirarsi dal
caposaldo ed il giorno dopo la posizione cadde nelle mani delle forze
italo-tedesche.
Bollettino n. 742 del
12 giugno 1942
"La posizione di
Bir Hacheim, potentemente organizzata e tenacemente difesa, è stata ieri
mattina presa d'assalto ed espugnata dalle fanterie motorizzate italiane e
tedesche. Il numero dei prigionieri supera i 2.000; ingentissimo il
bottino che comprende gran numero di cannoni e di mezzi in massima parte
intatti; sul terreno sono stati contati, in breve spazio, oltre mille
cadaveri nemici. Una puntata di forze blindate inglesi a nord di Bir
Hacheim veniva infranta dalla divisione Ariete le cui artiglierie, con
fuoco di eccezionale efficacia e precisione aperto alle minime distanze,
annullavano l'intervento dei carri nemici che in gran parte rimanevano
distrutti."
TOBRUK
Con
la caduta dell'ultimo caposaldo nemico, le forze italo-tedesche poterono
proseguire la loro avanzata verso nord. Il 13 giugno ogni resistenza
nemica lungo il Trigh Capuzzo era stata eliminata. Il 14 giugno la
divisione Ariete aveva occupato l'importante posizione strategica
denominata Knightsbridge.
Rommel poteva quindi puntare verso i nuovi obiettivi: l'avanzata verso El
Adem, la presa di Sidi Rezegh e l'eliminazione della sacca di Ain el
Gazala.
La conquista di Tobruk era di nuovo a portata di mano: dopo aver eliminato
le ultime sacche di resistenza nemiche, il X° ed il XXI° Corpo d'Armata
iniziarono la loro avanzata verso la piazzaforte. Gli avamposti
nemici a difesa della città caddero uno dopo l'altro e per il
giorno 19 l'assedio era stato completato.
All'alba del 20 giugno iniziò l'assalto nel settore sud-orientale del
perimetro difensivo. Dopo il massiccio bombardamento delle nostre
artiglierie pesanti, entrarono in scena i guastatori del 31° battaglione
che aprirono la strada ai mezzi della 15a e 21a
Panzer Division. I reparti delle divisioni Ariete, Brescia e Trieste
penetrarono nella breccia allargandola ulteriormente.
I disperati contrattacchi dei mezzi corazzati inglesi vennero tutti
respinti dai carri della 21a Panzer Division.
Un altro disperato contrattacco inglese a sud di El Adem venne prontamente
respinto dai reparti delle divisioni Trieste e Littorio.
All'alba del 21 giugno i difensori diedero inizio alle trattative della
resa, che venne firmata qualche ora dopo dal generale Klopper, comandante
della 2a divisione sudafricana.
Bollettino
straordinario n.754 del 21 giugno 1942
"Dopo gli accaniti
combattimenti di ieri, che hanno troncato la resistenza nemica, stamane 21
alle ore 7, un parlamentare inglese si è presentato al comando del nostro
XXI° Corpo d'Armata per offrire la resa a nome del comandante la
piazzaforte di Tobruk. Le truppe dell'Asse hanno occupato la piazzaforte,
la città e il porto. Sono stati catturati 25.000 prigionieri, fra cui
parecchi generali. Bottino importante, da precisare."
In
meno di 24 ore Tobruk era stata espugnata lasciando nelle mani delle forze
italo-tedesche, circa 30.000 prigionieri, 2.000 automezzi, 30 carri
recuperabili, 5.000 tonnellate di viveri, 2.000 tonnellate di benzina ed
un grande quantitativo di altro materiale e munizioni.
La caduta di tobruk provocò un cambio al vertice dell'8a
Armata inglese: il generale Ritchie venne sostituito dal parigrado
Auchilenck. Dal Medio Oriente vennero fatti affluire nuovi rinforzi in
uomini e mezzi.
VERSO L'EGITTO
Il
23 giugno le forze dell'Asse attraversarono la frontiera con l'Egitto e già
la sera del 24 erano a pochi chilometri da Marsa Matruh.
Il 27 giugno la 15a e 21a Panzer Division con soli
50 carri, riuscirono ad aprirsi un varco tra il 10° ed il 13° Corpo
inglese, portando letteralmente lo scompiglio tra le linee nemiche.
Durante la notte gli inglesi tentarono di contrattaccare senza successo.
Il giorno dopo, le forze inglesi si ritirarono anche da Marsa Matruh,
lasciando nelle mani nemiche altri 6.000 prigionieri ed un gran
quantitativo di materiale vario.
La ritirata dell'8a Armata britannica continuò fino ad El
Alamein, l'ultima posizione difensiva sulla strada per Alessandria e il
Cairo.
Le forze italo-tedesche erano ad un passo dalla gloria.
Massimiliano
Afiero
Bibliografia:
S. Loi,
"Aggredisci e vincerai", Mursia editore
G.M. Bianchi,"Con Rommel nel deserto", Ciarrapico editore
A. Bongiovanni, "Battaglie nel deserto", Mursia editrice
B.P. Boschesi, "Le Armi, I protagonisti,…della guerra di
Mussolini", Mondadori editore
|